Netflix – Aperta un’inchiesta a Milano per ‘omessa dichiarazione dei redditi’

Netflix – Aperta un’inchiesta a Milano per ‘omessa dichiarazione dei redditi’

Di Marlen Vazzoler

Al sostituto procuratore Gaetano Ruta è stata affidata dal Procuratore capo Francesco Greco, l’indagine nei confronti di Netflix, per omessa dichiarazione dei redditi. Si tratta di un fascicolo aperto contro ignoti perché non è stato possibile individuare un referente che lavori in Italia.

A differenza dei casi contro Apple, Amazon e Facebook non si può parlare in questo caso di una “stabile organizzazione“, in quando la compagnia non ha strutture (immobili, impianti e macchinari da cavi, fibre ottiche e computer) e dipendenti che partecipano in modo rilevante all’attività.

Sede all’estero

I contenuti provengono dall’estero e vengono veicolati sul nostro territorio attraverso le reti gestite dagli internet provider che vengono regolarmente retribuiti da Netflix. La sede europea della società si trova in Olanda dove gode dell’uso esclusivo di server e computer.

Per questo motivo si ipotizza un caso di “stabile organizzazione materiale” occulta. Ovvero un’azienda con sede all’estero che ha una sede fissa di affari in Italia tramite la quale esercita parte o l’intera attività.

Ad esempio sul territorio sono presenti delle potenti infrastrutture che si diramano dai due nodi principali di Roma e Milano, per consentire la visione in Ultra Hd. Di conseguenza i cavi, le fibre ottiche, i computer, i server e gli algoritmi vengono considerati delle infrastrutture digitali che generano guadagno.

Al momento nessun esecutive di Netflix è sotto indagine.

Italia, Francia, Europa

Secondo una stima fatta da Comparitech dal 2015 al 2018 sono stati raggiunti 1.4 milioni di abbonati che dovrebbero salire a 2 milioni entro la fine del 2019. Riuscirà la procura a dimostrare che questi introiti sono soggetti alle tasse italiane?

Nel 2015 in Francia è stato legiferato che gli internet provider sono obbligati a pagare l’imposta sulle vendite in base al punto di consumo e pagamento, piuttosto che al punto di distribuzione.

Ricordiamo inoltre che il nostro governo ha approvato una legge sui media che applica la legislazione europea e di conseguenza obbliga i servizi di streaming stranieri come Netflix e Amazon Prime Video a investire il 30% delle loro entrate in produzioni locali.

Fonti Corriere della Sera, Variety

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