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Mortal Kombat, il film (FantaDoc)

Mortal Kombat, il film (FantaDoc)

Di DocManhattan

Se ricordate con affetto il primo film di Mortal Kombat e vi ritrovate a fare un headbanging clamoroso in auto, pure se fermi al semaforo e circondati da altre macchine, quando vi parte a tradimento l’MP3 di quel brano techno pompatissimo dei The Immortals, dovete ringraziare essenzialmente tre persone. Questa è la storia di come un produttore ostinato, un attore magnanimo e un regista alle prime armi che non sapeva come girare le scene di legnate in un film di legnate tratto da un videogioco di legnate, hanno trasformato Mortal Kombat nel primo vero film di successo tratto da un videogioco. Una storia che ha inizio nel ’93, quando il produttore Lawrence Kasanoff, detto Larry, fiuta il profumo dei soldi di questo brand che fa impazzire i ragazzi in tutti gli States e in buona parte del resto del pianeta. Una fatality dopo l’altra, Mortal Kombat e Mortal Kombat II hanno occupato militarmente ogni singola sala giochi del globo – solo negli USA circolano ai tempi più di 50mila cabinati dei due picchiaduro – e venduto milioni di copie delle versioni casalinghe. C’è però un problema: i film tratti da videogiochi di successo, una volta arrivati in sala, cadono come mosche a un party di piante carnivore.

SUPER MARIO CHI?

L’entusiasmo di Larry Kasanoff, che presenta il suo progetto come un incrocio tra Star Wars lo dicevamo la volta scorsa: tutto, per i produttori di film sci-fi o fantastici, è un incrocio tra Star Wars e qualcos’altro – e I 3 dell’Operazione Drago (Enter the Dragon), si schianta contro il pragmatismo delle major che hanno visto affondare pietosamente il film di Super Mario Bros. Ma Kasanoff, reduce da Strange Days, sa che una pellicola su Mortal Kombat può avere un target molto ampio, dai ragazzini che giocano al centro commerciale con Sub-Zero agli appassionati di film action adulti. Alla fine il suo progetto trova asilo alla New Line Cinema e viene affidato a un giovane regista che ha esordito l’anno prima con il film Shopping, girato all’incirca con un secchio di lupini e due bibite sgasate. Paul W.S. Anderson non ha ancora trent’anni, è un fan di Mortal Kombat ed è felicissimo di prender parte a una produzione di alto profilo. Ma non sa niente di come si gira un film pieno di effetti speciali e di combattimenti. Quando si ritrova sul set, nell’agosto del ’94, viene aiutato dai suoi attori, che gli spiegano un po’ di cose e gli rendono più facile la vita. In particolare da un tipo francese che di scariche elettriche e combattimenti all’ultimo sangue se ne intendeva. E qui arriva il punto in cui tutti devono dire grazie a Christopher Lambert, anche per la festicciola e le birre.

Mortal Kombat film 1995 Rayden

ANDERSON E ROBIN

Negli anni a seguire, in tutta una serie di interviste, Anderson ripeterà quanto gli sia stato d’aiuto e conforto Lambert sul set, e come l’attore abbia fatto di tutto per far andare bene le cose. La produzione aveva puntato a Sean Connery per il ruolo di Raiden. Ma Connery non era interessato, perciò si è ripiegato sul suo compagno di avventure a base di teste mozzate in Highlander. In quanto attore più pagato di tutta la baracca, Lambert avrebbe dovuto girare solo per alcune settimane a Los Angeles, e una controfigura avrebbe dovuto prendere il suo posto nei campi lunghi girati nella (inaccessibile, si poteva raggiungere solo in barca) location thailandese. Tanto il cappello di paglia avrebbe aiutato. Ma siccome, come insegnano i Simpson, a Hollywood sono in realtà tutte persone di cuore, Lambert decide di seguire la truppa in Thailandia gratis, e paga pure di tasca sua il party di fine riprese. L’altro attore a cui Anderson continua a ripetere grazie è Robin Shou. Il coreografo ufficiale per i combattimenti è Pat E. Johnson, che viene dai Karate Kid e dai film delle Tartarughe Ninja, ma ruolo viene di fatto coperto sul set da Shou, che in Mortal Kombat interpreta Liu Kang. Ingegnere civile con un grande amore per le arti marziali, Robin Shou ha preso parte già a diversi film di Hong Kong e sa come vanno girate le scene in cui la gente si picchia. E cioè non con lunghe riprese uniche che fanno sfiancare solo gli attori, come sta provando a fare Anderson, ma con tutta una serie di veloci controcampi, primi piani e inquadrature ravvicinate montati in modo veloce. Il futuro regista di Punto di non ritorno e di tutti quei Resident Evil capisce come funziona e ci prende gusto.

FINISH HIM

Il resto del cast di Mortal Kombat è un elenco lungo così di seconde scelte e rimpiazzi, per le ragioni più varie. I produttori si sono innamorati di Cameron Diaz dopo aver visto una versione non definitiva di The Mask, ma l’attrice si infortuna a un polso e non può diventare Sonya Blade. Al suo posto viene ingaggiata Bridgette Wilson, che aveva già fatto un provino per la parte e, nel frattempo, aveva completato le riprese di Billy Madison con Adam Sandler. Come Johnny Cage si sarebbe voluto a bordo Brandon Lee, prima della sua tragica scomparsa, o Jean-Claude Van Damme, a cui il personaggio del videogioco è palesemente ispirato. Ma Van Damme ha scelto l’altra parrocchia, quella di Street Fighter – Sfida finale, e si ripiega su Linden Ashby. Il Kano di Trevor Goddard piace invece talmente tanto a Ed Boon, il creatore di Mortal Kombat, che il personaggio non viene più presentato come asiatico nel resto della serie, ma trasformato in australiano. Anche se Goddard ha solo quell’accento lì degli antipodi, ma in realtà è inglese. E ancora: l’ex bond girl Talisa Soto come Kitana, i maestri di arti marziali Chris CasamassaFrançois Petit come Scorpion e Sub-Zero, Cary-Hiroyuki Tagawa (americano di origini nipponiche) nei panni del cinese Shang Tsung, e come Goro un pupazzo animatronic che andava mosso da 16 persone e che si scassava con una tale frequenza che la produzione decise di non portarlo in Thailandia, temendo il peggio.

SEMI-FLAWLESS VICTORY

Completate le riprese a dicembre e montato il film, Anderson e gli altri si accorgono che manca qualcosa. La storia pesca i suoi personaggi dai primi due giochi della serie e, come riassunto da Kasanoff, effettivamente è una versione fantastica de I 3 dell’Operazione Drago, con i tre guerrieri che arrivano sull’isola per il torneo di arti marziali esclusivo e mortale. Ma per i focus group a cui viene mostrata la pellicola, a Mortal Kombat manca una dose maggiore di combattimenti. Viene perciò esteso lo scontro tra Johnny Cage e Scorpion, e viene aggiunto il personaggio di Reptile (Keith Cooke) per fargli affrontare Liu Kang. Anderson e Shou allestiscono quel combattimento praticamente al buio, perché non sanno che aspetto assumerà il ninja verde con la CGI, dopo la trasformazione. Ma grazie al fatto che Shou ha sostanzialmente campo libero in questi reshoot e applica tutto il mestiere appreso a Hong Kong, ne vengono fuori le sequenze probabilmente più riuscite del film. Le aggiunte dell’ultimo minuto fanno slittare l’uscita in sala da maggio ad agosto: Mortal Kombat arriva nei cinema USA il 18 del mese. Da noi, con quella solita stagione abbondante di ritardo che faceva molto anni 90, il 10 novembre.

La concorrenza non è temibile, perché l’unico altro film di rilievo in sala in quei giorni è Il club delle babysitter, e no, non è esattamente lo stesso genere. Ma Anderson ha una paura del diavolo. Il regista è così teso che fugge alle Hawaii, fino a quando riescono a trovarlo al telefono per dirgli che il suo film è al primo posto al botteghino. Ci resterà per tre settimane di fila. Nel primo week-end, Mortal Kombat incassa quasi quanto Toy Story (all’epoca è il secondo esordio di maggior successo nel mese di agosto di sempre), e alla fine porta a casa 122 milioni a fronte dei 18 circa spesi. Il che genererà un seguito e due serie TV, aprirà la strada a ben altri risultati nel binomio cinema e videogame (anche per mano di Anderson e grazie a una certa saga sugli zombie) e soprattutto farà mangiare il fegato ai produttori di Street Fighter – Sfida finale, che otto mesi prima ha incassato molto meno. Il finto Van Damme ha battuto il vero Van Damme. Fatality.

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