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La storia di Balle Spaziali (FantaDoc)

La storia di Balle Spaziali (FantaDoc)

Di DocManhattan

Che ci crediate o meno, tutto ha avuto inizio in una mensa. Siamo nel 1983 e Mel Brooks, che sta lavorando ad Essere o non essere (To Be or Not to Be), pellicola da lui prodotta e interpretata, sta pranzando nella mensa del quartier generale della 20th Century Fox con i due sceneggiatori del film, Ronny Graham e Thomas Meehan. Al tavolo accanto a loro c’è Marvin Davis, che due anni prima ha comprato la Fox ed è quindi il capo di tutta la baracca. Davis chiede a Brooks “Ehi, Mel, quale sarà il tuo prossimo film?”, e Brooks risponde la prima cosa che gli viene in mente. “Planet Moron”, Pianeta Deficiente. Quello scambio di battute fa scoccare nella testa di Brooks la scintilla: perché non una parodia di Star Wars? Magari non ancora a velocità smodata, ma la macchina di Spaceballs si è messa in moto.

Balle Spaziali

QUASI DUE ROBOCOP

E visto che Planet Moron non è utilizzabile, perché c’è già la commedia sci-fi britannica Morons from Outer Space del Mike Hodges di Flash Gordon, il titolo di quel progetto cambia in Spaceballs, Balle Spaziali. Tre anni più tardi, Mel Brooks è sul set a dirigere quello che diventerà non solo uno dei suoi film più amati, ma anche una delle commedie degli anni 80 più citate ancora oggi. Non occupa una sedia da regista da sei anni, da La pazza storia del mondo, ma le parodie gli hanno dato i più grandi successi della sua carriera. E proprio come per Mezzogiorno e mezzo di fuoco e Frankenstein Junior, Brooks e suoi fidati alfieri della macchina da scrivere, Graham e Meehan, pensano sia importante che Balle Spaziali abbia lo stesso feeling del materiale originale. Che sembri in una certa misura Star Wars: i valori di produzione sono alti, e i tre diversi teatri di posa utilizzati e gli effetti speciali gonfieranno il conto finale fino a oltre 22 milioni di dollari. Nello stesso anno, per fare un paragone, Predator lo girano con meno di 18. Robocop con 13.

Balle Spaziali

YOGURT VELENOSO

Mel Brooks vorrebbe un attore di primo piano, come Tom Cruise, per Lone Starr/Stella Solitaria, la sua risposta a Han Solo. Ma alla fine ripiega sull’unico americano che i primi tre film di Star Wars non li ha ancora visti, e che Brooks e sua moglie, Anne Bancroft, vedono recitare una sera a teatro, a Los Angeles. Si chiama Bill Pullman, ha 32 anni, ha girato un solo film in carriera (Per favore, ammazzatemi mia moglie del trio Zucker-Abrahams-Zucker) e qualche tempo dopo diventerà un presidente pilota in grado di insegnare agli alieni cosa significa andarsene in giro senza un antivirus. Ma quella è un’altra storia.

Brooks tira a bordo due comici sulla cresta dell’onda come John Candy e Rick Moranis, che avevano appena preso parte a La piccola bottega degli orrori di Frank Oz, e affida loro due dei personaggi più memorabili del film, il finto Chewbacca Barf/Ruttolomeo e l’esilarante Dark Helmet/Lord Casco, con il suo lato posteriore dello Sforzo. Accanto a loro, Daphne Zuniga è la Principessa Vespa, Dick Van Patten de La famiglia Bradford è Re Rolando, e ci sono pure John Hurt (per un’autoparodia del suo personaggio in Alien), George Wyner e ovviamente Brooks, nel doppio ruolo di Yogurt e del presidente Skroob/Scrocco. Proprio Yogurt rischia di… far morire Brooks, perché dirigere un film coperto di vernice dorata non solo è poco pratico, ma può essere anche pericoloso. Una reazione allergica violenta di quella che non doveva essere una vernice tossica, ma in effetti sì, era tossica, per poco non uccide Brooks, lasciandolo a dirigere l’altra metà del film con gli occhi in fiamme e una quantità spaventosa di medicinali in circolo.

Balle Spaziali

“MA NON MI TOCCARE I PUPAZZETTI”

Ma come ha fatto Brooks a convincere George Lucas a lasciarlo giocare con il suo universo? Semplice, lasciando fuori i giocattoli. Nonostante quel discordo fatto da Yogurt sul merchandising, l’unica cosa che ti fa fare i soldi, si trattava in effetti del solo elemento lasciato fuori dall’accordo. Lucas non voleva che venissero fatti dei pupazzetti di Spaceballs perché sarebbero stati alla fine molto simili a quelli di Star Wars. E vista la quantità di soldi che continuava a fare con i giocattoli di Star Wars, non voleva rischiare. Rispettato questo diktat, Lucas non solo si gode lo spettacolo – scrivendo a Brooks che il suo film è “pericoloso”, perché guardandolo scoppi a ridere e rischi di rompere qualcosa – ma aiuta anche a completarlo. Brooks, con una meravigliosa faccia di bronzo, gli propone a un certo punto di occuparsi degli effetti speciali di Balle Spaziali con la sua Industrial Light & Magic. Così per il film parodia sulla trilogia di Lucas si danno a Lucas stesso 5 milioni di dollari per effetti e post-produzione. “Ma niente pupazzetti”. “Ok, niente pupazzetti”.

Balle Spaziali

NON SOLO STAR WARS

Girato a ritmi sostenuti e con la pressione del budget importante investito per realizzarlo, Balle Spaziali è pronto al lancio per il 24 giugno del 1987. Brooks teme che sia passato un po’ troppo tempo, che i quattro anni scivolati via dopo Il ritorno dello Jedi siano troppi. È quello che scrive anche Roger Ebert nella sua recensione sul Chicago Sun-Times, parlando di un film che lo ha divertito, sì, ma che avrebbe dovuto uscire molto prima, quando le parodie di Star Wars erano ancora una novità e non un sottogenere venuto a noia. Ma d’altro canto la space opera è ormai nel DNA del pubblico USA, e come precisa Rick Moranis in un’intervista, “Balle Spaziali non è una presa in giro solo di Star Wars. Quella è la base, ma abbiamo preso in giro praticamente tutto il cinema di fantascienza”. Come dargli torto: Star Trek, Alien, Il Pianeta delle Scimmie, 2001… Alla fine solo un decimo delle battute scritte per il film hanno trovato spazio nei suoi 96 minuti, tanto che Brooks inizia a scherzare già nell’87 sul titolo di un possibile seguito: Spaceballs 2 – The Search for More Money.

Balle Spaziali

“CI SONO ANCORA MOLTI STRONZI SU QUESTA NAVE?”

L’unico progetto nato da Balle Spaziali sarà in realtà, solo nel 2008, la serie Spaceballs: The Animated Series, con le voci di Brooks e Daphne Zuniga. Esiste un Balle spaziali 2 – La vendetta, ma è solo il fantasiosissimo (uh, guarda) titolo italiano di un film che non c’entra niente, Martians Go Home. Ma poco importa: quello che doveva fare, cioè cementare la figura di Brooks come spacciatore di risate per anni e anni e trasformarsi in fonte infinita di battute e tormentoni come i primi Fantozzi o i film di Bud e Terence, Balle Spaziali l’aveva fatto. Alla fine incassa 38 milioni di dollari nei soli USA, a cui vanno aggiunti quelli – l’ammontare non è noto – del mercato internazionale e la coda lunga degli introiti in home video. Negli USA, è per incassi il 31° film del 1987, in una classifica dominata da Tre scapoli e un bebè e Attrazione fatale. Ma ha fatto più soldi, per dire, di Ragazzi perduti di Schumacher o de La Storia fantastica.

Qualche anno fa, la Tesla di Elon Musk ha inserito ufficialmente nei propri modelli una modalità di accelerazione rapida chiamata “ludicrous mode”. Sì, la velocità smodata di Balle Spaziali. Perché la velocità luce, checché ne dica il Colonnello Nunziatella, spesso non è abbastanza.

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