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7 cose che forse non sapevate su Goldrake

7 cose che forse non sapevate su Goldrake

Di DocManhattan

Il primo dei robottoni giapponesi a sbarcare in Italia e a tutt’oggi uno dei più amati. Soprattutto per chi va per (o ha superato) i cinquanta ed era già davanti a un televisore quando Goldrake è arrivato. Cambiando tutto, trasformando di fatto con un colpo di alabarda spaziale il mercato televisivo nostrano; testa di ponte di un’invasione fatta di guerrieri di metallo con le corna, armi lunghe sei metri, mostri nemici, pupazzetti, moto precipitanti nei burroni, 45 giri e mangiadischi, nostalgia. Ecco allora, dopo aver asciugato le lacrime ed esser smontati dal divano/scrivania/sedile dell’autobus su cui avete preso istintivamente a gridare “MAGLIO PERFORANTE!” come Romano Malaspina, sette cose che forse non sapevate su Ufo Robot Goldrake.

Goldrake

1. IL TERZO MAZINGA, DIVENTATO PRIMO

Prodotto dalla Dynamic Planning di Go Nagai e dalla Toei, UFO Robot Grendizer va in onda per la prima volta in Giappone il 5 ottobre del 1975, e conclude la sua corsa su Fuji TV dopo 74 puntate, il 27 febbraio del 1977. È il terzo capitolo della saga dei Mazinga, dopo Mazinga Z e Il Grande Mazinga, e presenta il pilota del primo, Koji Kabuto, come spalla. In Italia, come noto, l’ordine di trasmissione è stato invertito: quando debutta su Rai 2 (allora Rete 2) un quarto d’ora prima delle sette di sera del 4 aprile 1978, nel contenitore Buonasera con…, per milioni di giovani italiani Goldrake è la folgorante porta d’accesso a un mondo allora sconosciuto. Solo tempo dopo avrebbero capito che l’Alcor di Goldrake, il Koji de Il Grande Mazinga e il Ryo Kabuto di Mazinga Z erano lo stesso personaggio, reso uno e trino dalle magie dell’adattamento dell’epoca. Ma come hanno preso i fan giapponesi, per cui Mazinga Z rappresentava e rappresenta ancora oggi quasi una religione e Grendizer/Goldrake poco più che un capitolo aggiuntivo di poca importanza, il declassamento sul campo di Koji Kabuto? La sua riqualificazione professionale, da eroe protagonista a pilota di un risibile disco volante? Non benissimo. Uno dei registi della serie, Tomoharu Katsumata, ha rivelato che alcuni fan imbestialiti hanno spedito al loro studio delle lamette. Beh, almeno non erano Boomerang Elettronici o Alabarde Spaziali.

2. IL PROTOTIPO E I SUOI DISCHI VOLANTI

Qualche mese prima, il 26 luglio del ’75, era arrivato nei cinema giapponesi Uchu Enban Daisenso, alias UFO Robot Gattaiger – La grande battaglia dei dischi volanti. Film lungo 28 minuti, nato per cavalcare la mania per gli oggetti volanti non identificati. Vi appariva già Duke Fleed/Actarus, sia pure con un costume leggermente diverso, soprattutto nei colori, ed erano presenti molto dei temi di Goldrake. Fu l’azienda produttrice di giocattoli Popy/Bandai a spingere per la produzione di una serie TV e a chiedere una serie di modifiche al robot, che contribuiranno a trasformare il tozzo robot Gattaiger in Grendizer. UFO Robot Gattaiger è stato proiettato anche nei cinema italiani quasi quarant’anni dopo, il 2 dicembre del 2014, nella seconda delle due serate speciali “Le notti dei Super Robot”, che includeva anche UFO Robot Goldrake contro il Grande Mazinga (1976). Esistono inoltre vari film di montaggio realizzati in Italia unendo più episodi, per cavalcare l’onda di Goldrake: Goldrake all’attacco, Goldrake l’invincibile e Goldrake addio. Ma anche Mazinga contro gli UFO RobotGli UFO Robot contro gli invasori spaziali, che fondevano vari mediometraggi giapponesi, come il succitato UFO Robot Goldrake contro il Grande Mazinga o Il Grande Mazinga, Getta Robot G, UFO Robot Goldrake contro il Dragosauro.

Atlas Ufo Robot

3. I NOMI “FRANCESI”: ATLAS E GOLDRAKE

Praticamente tutti sanno che il nome italiano con cui Goldrake venne presentato nel ’78, Atlas Ufo Robot, nasceva da un clamoroso errore. La serie arrivò in RAI attraverso la Francia, grazie a una società che si occupava dell’import di serie giapponesi, la Pictural Films di Jacques Canestrier. Come raccontano Marco Pellitteri nel saggio Il drago e la saetta e nella nuova edizione di Mazinga Nostalgia (2008 e 2018) e Massimo Nicora in C’era una volta Goldrake (2017), la brochure illustrativa sulla serie consegnata alla Rai dal venditore francese (Pictural Films, con la garanzia di Antenne 2) aveva in copertina il titolo “Atlas Ufo Robot”, dove “atlas” stava per “guida”. O, come suggerisce Marco – che ringrazio per la consulenza – forse il malinteso fu solo orale: “Voilà, ça c’est l’atlas Ufo Robot”. In ogni caso, in RAI adottarono il termine, incorporandolo nel titolo. Quanto a Goldrake, il nome giapponese Grendizer (pron: Gurendaiza) venne cambiato in Francia in Goldorak. Questo divenne a sua volta da noi Goldrake, che era casualmente il titolo anche di un fumetto erotico, una parodia per adulti di James Bond creata da Renzo Barbieri e Sandro Angiolini nel ’66. Dall’edizione francese arriva anche buona parte dei nomi diversi rispetto all’originale: Actarus al posto di Duke Fleed, Alcor, Rigel, Venusia, Hydargos… Il professor Procton in Francia era Procyon, ma siamo lì. Fa eccezione la sorella di Actarus, Phénicia oltralpe e Maria da noi, come in originale (Maria Grace Fleed).

4. LA GOLDRAKE MANIA E… LA SFIDA CON HARLOCK?

La RAI trasmise Goldrake in tre blocchi di puntate: le prime 24 dal 4 aprile al 6 maggio del ’78, altre 25 dal 12 dicembre al 12 gennaio del ’79, le ultime 22, dopo una sosta, dall’11 dicembre ’79 al 6 gennaio ’80. Sì, sommandole fa 71, perché furono lasciati fuori tre episodi (15, 59, 71). L’effetto di Goldrake fu, dicevamo, dirompente. Tutto lo Stivale venne attraversato da una Goldrake Mania, che produsse fumetti autoctoni, album di figurine, pupazzetti di gomma, soldatini, costumi di carnevale e gadget di ogni tipo. E che ogni pomeriggio ipnotizzava mezzo Paese con le voci di Romano Malaspina, Rosalinda Galli, Fabrizio Mazzotta, Giorgio Locuratolo, Armando Bandini… Era l’alba anche delle polemiche sui “cartoni giapponesi violenti”, incarnata dall’ormai famigerato articolo del deputato e giornalista Silverio Corvisieri, membro della Commissione di Vigilanza RAI, sulle pagine di Repubblica, nel gennaio del ’79: “Un ministero per Goldrake”. Le sue domande sull’educazione dei figli lasciata in mano alle produzioni giapponesi e americane, poste in un articolo in cui di fatto spiegava l’ininfluenza della commissione di cui faceva parte, impegnata in questioni di altra natura non meglio identificate. Potete leggere il suo intervento qui. Intanto, praticamente tutta la stampa italiana, dal Radio Corriere TV a Topolino, si getta in quegli anni a pesce sul fenomeno, sfornando articoli, speciali e dietro le quinte in cui campeggiano sempre i pupazzi di plastica di grandi dimensioni dei robot nagaiani.

Non senza incorrere spesso in un errore di prospettiva che oggi, a rileggere certe cose, fa tenerezza. Per giornalisti che di Goldrake non avevano mai visto una singola puntata, ma ne avevano probabilmente per forza di cose ascoltato solo la sigla, il robot giapponese era un essere senziente che probabilmente andava davvero a giocare su Marte, dopo aver trangugiato un’insalata di matematica. Il che spiega gli improbabili raffronti tra Goldrake (Goldrake, non Actarus) e altri eroi venuti subito dopo. In un articolo del Radio Corriere TV del settembre ’79, Capitan Harlock viene definito “un uomo privo della sicurezza di Goldrake”, ma “più uomo e meno macchina” di quest’ultimo. Meno macchina di una macchina: bella forza, oh.

5. I MANGA, IL FINTO SEGUITO E IL REBOOT

In ossequio al sacro principio della “multimedialità in ogni canale in cui sia possibile avventurarsi per far soldi” delle creazioni dell’entertainment giapponese, di Grendizer vennero realizzati parallelamente alla serie TV alcuni manga. Pensati per riviste per bambini come TV Magazine e TV Land e creati dallo stesso Go Nagai con altri autori (Gosaku Ota e Eiji Imamichi ai disegni). Nel 1976, Nagai realizza il manga Garla, in cui un eroe combatte a bordo del robot Big Daitan un esercito di invasori alieni e kaiju in stile Godzilla. Pare che il progetto fosse nato come seguito a fumetti di Goldrake, ma poi abbia cambiato pelle in corsa per la rottura dei rapporti tra Nagai e Toei per i diritti su Gaiking, con tanto di disputa legale che si trascinò per molti anni. A ogni modo, Nagai avrebbe ripreso il look del Big Daitan di Garla per un reboot di Goldrake, il manga del 2014 in cui l’autore riscrive la storia di Goldrake. In Italia è stato pubblicato da J-Pop.

6. LE SIGLE

Enorme fu il successo anche delle sigle di Goldrake, i cui 45 giri (Ufo Robot/Shooting Star e Goldrake/Vega) vendettero complessivamente oltre un milione e settecentomila copie. Il primo fu il diciottesimo singolo più venduto del ’78, arrivando a toccare la quarta posizione dell’hit parade. Ne venne realizzato anche un LP, Atlas UFO Robot.

Il gruppo che firmava quelle sigle, “Actarus”, era uno dei tanti nomi usati da Vince Tempera per gli ensemble di artisti con cui realizzava le sigle dei cartoni. I brani erano scritti dallo stesso Tempera e da Luigi Albertelli, e a suonarli erano musicisti del calibro di Ares Tavolazzi, Ellade Bandini, Massimo Luca, Renè Mantegna. Ai cori un giovane Fabio Concato.

Atlas Ufo Robot Goldrake

7. IL PRINCIPE CANTANTE E L’ASSO

Anche se a vederlo lì, con quei completini alla Elvis, il capello lungo e la chitarra, Actarus poteva sembrare ai tempi un po’ la risposta del pianeta Fleed al cantante Mal, l’eroe incarnava diversi tratti del cavaliere, della figura romantica del nobile guerriero. E non solo perché sì, si trovava a suo agio con i cavalli tanto da vivere in un ranch, ma perché Actarus è un principe in esilio, un soldato dal sangue blu. Il nome giapponese del personaggio è doppio: quello vero, Duke Fleed, e quello che usa vivendo in incognito sul nostro pianeta, Umon Daisuke. Il primo in originale non è scritto in kanji ma in katakana, l’alfabeto sillabico utilizzato per le parole straniere, a ribadire l’origine extraterrestre (e nobile) di Actarus.

Terminata Goldrake, il posto di Actarus e del suo robot viene preso nei palinsesti di Fuji TV, il 6 marzo del ’77, da un altro robot gigante, ma non di Nagai, che aveva come detto rotto il sodalizio con Toei. Si trattava di Danguard (Danguard Ace), l’unico robot gigante creato dal papà di Capitan Harlock e Galaxy Express 999, Leiji Matsumoto. Ma quella, come si suol dire, è un’altra storia…

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