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BoJack Horseman e l’aspra realtà: i motivi del successo

BoJack Horseman e l’aspra realtà: i motivi del successo

Di Redazione SW

A cura di Biagio Petronaci

Apparentemente distante dall’umanità, data la sua bizzarra forma, eppure riesce sempre a presentare l’incoerenza e i difetti che fanno parte di moltissime persone: BoJack Horseman, tra profondità ed emotività, è di certo uno dei personaggi più complessi delle attuali serie animate.
La serie Netflix si appresta a giungere alla conclusione, con la sesta stagione. Eppure, quel cavallo antropomorfo ha già lasciato un segno nei cuori di tutti i fan, che non riusciranno a dirgli “addio” con tanta facilità. Ma da cosa dipende questo enorme successo?

L’oscura realtà

Non è di certo confortante, ma questa serie televisiva ha ottenuto questo enorme successo specialmente per la sua capacità di raccontare, senza paura di creare scandalo, la realtà. La bizzarra società rappresentata è segnata dall’incoerenza, dalla misantropia e dall’incapacità di comprendere i desideri degli altri. Tutte caratteristiche che, secondo il creatore (Raphael Bob-Waksberg), fanno parte degli umani.
Il tutto è narrato in modo molto particolare: il protagonista e molti altri personaggi sono degli esseri aventi alcune peculiarità fisiche di animali e le capacità intellettive delle persone. Apparirà quasi normale, quindi, trovarsi davanti a un gatto manager o un regista cinematografico tarantola.

BoJack è un amico

L’interesse nei confronti della serie animata si è amplificata sempre più, come dimostrato dai pareri del pubblico e della critica. Basti pensare che la prima stagione, su Metacritic, ha un punteggio di 59/100, contro il 92/100 della quinta. La ragione potrebbe essere molto semplice: BoJack Horseman diventa ben presto un amico da amare e odiare. La narrazione è costruita in modo tale da rendere il pubblico quasi partecipe delle decisioni del protagonista. Sentimento che va, via via, aumentando, diventando fortissimo nella quinta stagione. Vedere la vita di BoJack che si disintegra, pur essendo colpa del cavallo, accende nei fan una consapevolezza che tutto ciò è causato da una vera e propria malattia mentale. D’altronde, lo stesso creatore ha più volte dichiarato che il suo intento è quello di rappresentare effettivamente alcuni disturbi mentali che, purtroppo, sono molto comuni nel mondo reale. Uno specchio tenebroso, quindi, è quello che viene creato. Una superficie riflettente che mostra chiaramente degli umani che devono fare i conti con l’impossibilità di prendere decisioni sensate.

BoJack Horseman è la perfetta trasposizione televisiva di una persona che, dopo aver raggiunto la ribalta, è caduta dalle stelle. Una figura logorata da quel successo, che compie scelte sbagliate semplicemente perché, forse nel profondo, non si sente completo. Molte delle sue decisioni, com’è chiaramente deducibile dall’esatto momento successivo all’azione stessa, non vengono calibrate abbastanza.

BoJack (left, voiced by Will Arnett) in Netflix’s “BoJack Horseman.” Photo courtesy of Netflix.

Tra ironia e sconforto

BoJack Horseman è un prodotto televisivo che ha l’innata capacità di presentare dei momenti con una diversa tensione e con sentimenti contrastanti. Non è raro, anche nella stessa puntata, trovarsi davanti ad avvenimenti divertentissimi e ad altri davvero sconfortanti.

Questa apparente dissonanza non è però un problema, quanto più un’attrattiva. Il pubblico è entusiasta per questa continua giostra di emozioni che non accenna a fermarsi. Questa tipologia di narrazione è molto difficile da trattare, ma alcuni show televisivi ci sono riusciti. La serie animata che stiamo oggi analizzando è solo un esempio: non si può non citare anche How I Met Your Mother.

Alcuni volti noti

Gli sceneggiatori, per rendere questa ambientazione ancora più realistica, hanno deciso di includere nella serie televisiva la rappresentazione di alcune persone reali. Esse vengono spesso presentate come un’esaltazione della loro personalità, come successo per Naomi Watts, Paul McCartney, Daniel Radcliffe ed Andrew Garfield. Altri, invece, vengono ridisegnati appositamente per essere compatibili con lo stile della serie animata. Un esempio potrebbe essere Quentin Tarantulino, una tarantola antropomorfa con cui viene palesemente ripreso il regista statunitense Quentin Tarantino.
Gli spettatori si trovano così a dover fare i conti con una realtà che appare simile alla nostra, oltre che poter sorridere davanti ai propri personaggi pubblici preferiti che vengono inglobati in quel variegato mondo.

Uno show che non dimenticheremo

Come già detto, la sesta stagione di BoJack Horseman sarà la conclusione di questa immersiva avventura che ci ha tenuto compagnia per davvero molti anni. Il ciclo di episodi, in esclusiva su Netflix, sarà diviso in due parti:

  • Il 25 ottobre arriveranno le prime puntate;
  • Il 31 gennaio 2020, invece, sarà l’ora della parte conclusiva.

Questo malinconico personaggio, che non riesce a integrarsi nel mondo, non potrà però sparire nel nulla. Lo show ha infatti conquistato tutti gli appassionati e siamo certi che continuerà ad attirare sempre più persone.
Il creatore dello show è molto attivo, proponendo prodotti più che apprezzati, come Undone su Prime Video. Siamo curiosi di scoprire i suoi eventuali futuri progetti.

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