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Western Stars: la recensione del film concerto diretto da Bruce Springsteen

Western Stars: la recensione del film concerto diretto da Bruce Springsteen

Di Adriano Ercolani

Il film-concerto di Bruce Springsteen inizia dove finivano le storie di William Munny, di Ethan Edwards, Jeremiah Johnson, Pike, Butch e Sundance. E insieme a loro anche quelle di Tom Joad, di Wyatt e Billy, Forrest Gump e alcuni altri. Bruce li ha invitati a sedersi intorno al fuoco, ad alcuni di loro ha chiesto di lasciare le pistole fuori dalla porta. Western Stars è una storia di fantasmi in un fienile.

Questo è lo Springsteen che ha guidato la sua auto sulle highway interminabili

Questa volta non si è presentato il Bruce Springsteen spezzato e ribelle che è scappato dal New Jersey, è un uomo che probabilmente appartiene ad altri tempi. Questo è lo Springsteen che ha guidato la sua auto sulle highway interminabili, che ha respirato l’aria pulita delle praterie e si è bruciato al sole dei deserti americani. Dopo anni e anni spesi a errare e cercare se stesso, è arrivato a trovare un momento di riposo, un minimo di pace, o meglio di accettazione. Come le parole iniziali di Western Stars confermano, l’anima americana è e sarà sempre divisa tra la volontà di creare legami, mettere radici, e l’istinto insopprimibile di muoversi, andare verso la frontiera, scoprire cosa c’è oltre la collina. Il film-concerto diretto insieme a Thom Zimny nella scelta dei movimenti di macchina suadenti, nel montaggio morbido, nell’alternanza delle canzoni con alcune riflessioni dello stesso autore, mette in scena con estrema precisione proprio questo equilibrio trovato, magari ancora instabile ma comunque capace di guardare al passato senza più il dolore e il rimorso di un tempo. Anche a livello musicale l’accompagnamento melodico di un’orchestra quasi totalmente composta di archi garantisce alle note di Springsteen una dolcezza soffusa, lontana dalla durezza vibrante di canzoni come ad esempio Radio Nowhere o Lucky Town, giusto per citarne di magari meno conosciute ma ugualmente dolorose.

L’emozione ruvida che soltanto il Boss sa regalare

Se si ama l’arte di Bruce Springsteen bisogna sedersi di fronte a Western Stars, ascoltarne le note e la lirica, e magari davanti ad alcune immagini lasciar andare la mente: tornare a questi personaggi che sul grande schermo hanno cavalcato, guidato, anche soltanto corso. A quelli che hanno impugnato un fucile, guardato il tramonto, pensato alla donna che hanno amato e perso. L’anima dell’album e del film parlano di questo, con la verità e l’emozione ruvida che soltanto il Boss sa regalare.

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