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StreamWeek: la banalità offensiva di Carnival Row e la follia di Dark Crystal

StreamWeek: la banalità offensiva di Carnival Row e la follia di Dark Crystal

Di Michele Monteleone

Una settimana altalenante in cui si passa dagli abissi di Carnival Row, alle vette di The Deuce, passando per il particolarissimo Dark Crystal, l’estate dello streaming riserva gli ultimi colpi di coda.

LA SCORSA SETTIMANA IN PILLOLE

Visto che spesso e volentieri mi dimentico di segnalarvi “dove” sono usciti i film e le serie che vi consiglio, cerco di ovviare organizzando per piattaforma le mie pillole della settimana e scrivendo in grassetto e stampatello, il nome del canale prima di parlarne (canale… quanto sono vecchio che parlo ancora di canali nell’era dello streaming).

INFINITY

Sinceramente non riesco a capire come mai il primo film della LEGO ha riscosso un così vasto successo, mentre The LEGO movie 2: Una nuova avventura, il secondo capitolo della saga è stato un mezzo flop al botteghino. La formula rimane la stessa, la scrittura è sempre ad altissimo livello e gli autori riescono anche nella difficile impresa di ripetere il “trucco” di una metanarrazione che si intreccia a quella del film, dando a tutta la storia un significato nuovo appena si solleva il velo sulla realtà dietro alle storie dei personaggi. È probabile che i paradossi temporali siano stati un po’ troppo per il pubblico dei bambini e che invece la fama del primo non sia riuscita ad arrivare agli adulti che sinceramente mi sembrano il vero target di tutta l’operazione. È un peccato, ma voi potete recuperare il film sui vostri piccoli schermi (un avvertimento: contiene velociraptor senzienti che guidano una grande astronave, quindi cercate di contenere gli urletti di gioia)
Sempre su Infinity trovate le prime due stagioni di Kryptonserie tv che segue le vicende di Seg-El, nonno di Kal-El (al secolo, Superman), e di come la sua famiglia, molto prima che il nipote venisse alla luce, abbia lottato per riottenere il proprio posto nel complesso governo di Krypton dopo essere stata ostracizzata dai giochi di potere della città. Sono un discreto fan di superman, quindi penso che il mio giudizio sulla serie sia abbastanza obnubilato, ma devo dire che in generale l’ho trovata davvero piacevole da vedere, non materiale da Emmy, ma un’ottima distrazione.

Per chiudere con Infinity, come al solito cerco di segnalarvi più vecchi film possibile, visto che le piattaforme di streaming sembrano tanto a digiuno di grandi classici degli anni ’50-’60. Se non avete visto Vacanze Romane, sappiate che questa meravigliosa commedia romantica è uno dei capisaldi del genere e anche il film che ha lanciato la carriera della Hepburn. Nel film la giovanissima principessa Anna, in visita nelle principali capitali europee fa la sua ultima tappa a Roma. Esausta per i continui impegni e sentendosi in trappola, Anna decide di fuggire per vivere una notte come una ragazza comune, per sua fortuna viene trovata da un reporter americano Joe Bradley (Gregory Peck) che le farà vivere l’avventura di una vita. Nel suo finale atipico il film precede di molto una tendenza ai finali agrodolci per le commedie romantiche e dimostra, una volta ancora quanto il suo autore Dalton Trumbo, fosse uno dei più grandi sceneggiatori della sua epoca. Il film vinse l’oscar per la sceneggiatura originale, ma il premio, fino al 2011 era riconosciuto a Ian McLellan Hunter e John Dighton, dei prestanome che, in quel buio periodo della storia americana che prende il nome di maccartismo, firmarono al posto di Trumbo, considerato dal governo un rosso  e messo all’indice dalle produzioni hollywoodiane.

TIM VISION

Vi segnalo Bangla, commediola romantica, per un motivo molto semplice: è la dimostrazione, ulteriore e innecessria se chiedete a me, importante se vi guardate attorno che i preconcetti di razza sugli immigrati siano assolutamente idioti e ridicoli. Il motivo è che il giovanissimo  Phaim Bhuiyan, regista, sceneggiatore e protagonista del film, bangladese di seconda generazione, una volta che ha la possibilità di dirigere un suo film, ne tira fuori una commedia che, se avesse il nome di Muccino nei titoli di testa, non stupirebbe nessuno. La storia segue un giovane musulmano di origine bangladese nato in Italia che vive con la sua famiglia a Torpignattara a Roma. Ad un concerto, incontra Asia, una ragazza italiana. Tra i due scatta subito l’attrazione, ma in mezzo ci si metterà (quasi paradossalmente) non il razzismo degli italiani, ma la famiglia di lui che lo vorrebbe sposato con una bangladese e Phaim stesso che dovrà capire come conciliare il suo amore per Asia con una delle regole più inviolabili dell’Islam: niente sesso prima del matrimonio. Il tutto ha toni leggerissimi e, anche se a volte le interpretazioni degli attori non professionisti fanno alzare gli occhi al cielo, tutto dà la sensazione di essere incredibilmente autentico e fresco.

NOW TV

Facciamo alla svelta: in The Deuce la storia della legalizzazione e della conseguente ascesa dell’industria del porno a Times Square a New York, dai primi anni ’70 alla metà degli anni ’80, scritta da mezzo cast di The Wire tra cui George Pelecanos e Rihard Price (due scrittori di noir e thriller monumentali), è una delle migliori serie in circolazione. La storia del quartiere a luci rosse, della prostituzione in quell’aria, dell’arrivo dell’HIV, la violenta diffusione della cocaina e infine il rinnovato mercato immobiliare che hanno messo fine alla violenza e alla criminalità nel centro di New York, sono un grande affresco della corruzione del mito americano. Se vi piace la televisione, vi piace The Deuce, c’è poco da discutere. Se proprio sono costretto, spalle al muro, a notare un difetto nella produzione è che è un classico che ha i tempi e i modi di una vecchia serie tv, se me la avessero mostrata dicendomi che era una serie anni ’90, non avrei battuto ciglio. Ma ripeto, mi dovrebbero proprio costringere a parlare male di The Deuce.

PRIME VIDEO

Forse una delle aggiunte ai cataloghi della settimana più interessante, Ingrid Goes West è uno strano thriller in cui la protagonista, interpretata dalla bravissima Aubrey Plaza diventa ossessionata da una star del social network di nome Taylor Sloane. Ai suoi occhi la reginetta dei social ha una vita perfetta e proprio per rincorrere il sogno di una vita simile, Ingrid decide di abbandonare la sua di vita per spostarsi a ovest e cercare di diventare amica di Taylor. L’ossessione per Sloan naturalmente diventerà insana trasformando il film in una modernissima narrazione su quanto i social abbiano deformato definitivamente la nostra idea della realtà.

NETFLIX

Quando quattro investitori visionari, al contrario di quanto mostrato dalle grandi banche, dai media e dal governo stesso, intuiscono che l’andamento dei mercati finanziari avrebbe portato alla crisi mondiale dell’economia, mettono in atto La grande scommessa, scommettendo sul default del mercato immobiliare americano. Nel film di Adam McKay viene raccontato e spiegato in maniera chiarissima un argomento difficilissimo e tecnico come quello della crisi dei mutui subprime e il vero miracolo è che viene fatto con un ritmo forsennato da heist movie. Un montaggio e interpretazioni superbe, fanno del film un gioiello, un film politico che apre la strada al film successivo del regista Vice un altro perfetto e terrorizzante specchio per far riflettere l’America su se stessa.

In coda vi segnalo che, dopo aver aggiunto al catalogo Blade Runner 2049 la scorsa settimana, Netflix ci regala anche la possibilità di rivedere alla nausea anche il Blade Runner originale di Ridley Scott.

IL PODIO

Ogni settimana seleziono per voi tre visioni imprescindibili, non sono sempre i migliori usciti (anche perché se una settimana caricano Quarto Potere, non potrei mai dirvi che l’ennesima serie di supereroi con gli effetti visivi realizzati con paint, è meglio), ma sono sempre le serie o i film più attesi, chiacchierati, snobbati o anche solo criticati degli ultimi sette giorni. O semplicemente quelli che piacciono più a me.

Coco (Netflix)

Coco racconta la storia del giovane Miguel che sogna di diventare un celebre musicista come il suo idolo Ernesto de la Cruz, ma non capisce perché in famiglia sia severamente bandita qualsiasi forma di musica, da generazioni e la nonna Coco si batta perché questo divieto venga osservato religiosamente. Il desiderio di Miguel di dimostrare il suo talento, lo porta a rubare la chitarra del suo idolo e, dopo una serie di eventi, a finire nella Terra dell’Aldilà. La Pixar si supera, dando vita a un film che, a livello tecnico è incredibile, anche solo la complessità delle scenografie dell’Aldilà, fanno rimanere a bocca aperta, ma il film non si ferma lì, non è solo bellissimo da guardare. Infatti, una storia che fin dal principio sembra instradata su binari noti, a metà del film deraglia assestando un bel paio di colpi di scena e di pugni (emotivi) allo spettatore. Per me è stata una bellissima sorpresa e, anche se al cinema aveva una potenza visiva irripetibile, se ve lo siete persi dovete assolutamente recuperare.

Carnival Row (Prime Video)

Imbarazzo empatico è la prima cosa che mi viene da dire pensando a Carnival Row. Se seguite questa rubrica saprete anche che mi sorbisco, ogni settimana, intere serie in binge watching selvaggi e che ho anche un certo gusto dell’orrido che mi fa apprezzare cose considerate dalla norma come brutte, ma Carnival Row mi ha seriamente inibito. Dopo primi due, confusi, pacchiani e scontati, episodi, non ce l’ho fatta a proseguire. Proverò più avanti, ma ora mi devo riprendere da questo ignobile guazzabuglio di clichè di genere messi insieme con la perizia di un wannabe sedicenne che scrive una fan fiction sul suo blog dedicato al fantasy. Non penso di essere mai stato così duro con qualcosa di cui vi ho parlato in questa rubrica, ma l’evidente costo dell’operazione (perché, anche se messi in mano a qualcuno con poco gusto, è evidente che sono stati spesi parecchi soldi su Carnival Row), mi indispone parecchio a fronte di un risultato assolutamente mediocre. Perlomeno ora abbiamo la conferma definitiva che è meglio tenersi alla larga da film e serie che vedano protagonisti Orlando Bloom e Cara Delevingne (che mi stanno entrambi simpatici, ma non ne azzeccano una). Lo guarderò tutto alla fine e magari migliorerà incredibilmente, ma che monnezza questi primi episodi!

Dark Crystal: Age of Resistance (Netflix)

Se Carnival Row è la fiera del già visto, della noia e dello scontato, Dark Crystal invece è una produzione folle e audace. Tratta da un film dell’83 diretto da Frank Oz, la serie è il prequel di quell’incredibile cult del weird fantasy e, come il film, impiega solo pupazzi come personaggi della storia. Non sono un grande fan della pellicola originale, nè mi ha impressionato, narrativamente parlando, la serie Netflix, ma devo dire che apprezzo comunque un prodotto che cerchi di andare in direzione opposta all’omologazione di contenuti che sta soffocando un’industria cinematografica che ormai sembra diretta unicamente dagli uffici marketing. Se volete vedere qualcosa di diverso, Dark Crystal fa per voi.

IL RECUPERO

Come tutte le settimane, siamo arrivati all’ultima parte della rubrica dedicata a una chicca, a un contenuto che probabilmente vi siete persi nell’uragano di novità con cui veniamo bombardati.

Sacred Games (Netflix)

Sacred Games è una serie indiana prodotta da Netflix, un thriller poliziesco che scava nel mondo della corruzione che si cela dietro la strepitosa impennata dell’economia indiana. Netflix america ormai, a parte qualche eccezione (che per fortuna spicca in quanto a qualità, mi viene in mente Mindhunter), propone robaccia, quindi ultimamente mi sto dedicando al recupero delle produzioni estere più disparate, questo Sacred Games è un ottimo poliziesco, spero di trovare altre chicche da condividere con voi.

Alla prossima settimana, miei fedeli bingewatchers: se vi è piaciuto qualcuno dei consigli che vi ho dato, se volete segnalarmi qualcosa che mi sono perso o se volete suggerirmi qualcosa di cui discutere la prossima settimana, vi invito a commentare l’articolo. La vostra guida allo streaming compulsivo è sempre disponibile!

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