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Marie Adler e la vera storia che ha ispirato la serie Netflix Unbelievable

Marie Adler e la vera storia che ha ispirato la serie Netflix Unbelievable

Di Filippo Magnifico

Unbelievable ha recentemente fatto il suo debutto su Netflix.
Basata sull’articolo An Unbelievable Story of Rape di T. Christian Miller e Ken Armstrong, e sull’episodio Anatomy of Doubt della serie radiofonica This American Life, la serie si ispira alla tragica storia della giovane Marie Adler (interpretata da Kaitlyn Dever), stuprata due volte: dal suo aggressore e dalla società.
Accade spesso, infatti, che le vittime di stupri finiscano per subire un’ulteriore violenza di matrice psicologica: le loro storie vengono messe in discussione, fino al punto in cui devono difendersi loro stesse dall’accusa di aver mentito, o di aver “provocato” in qualche modo il proprio carnefice.
Proprio per questo al storia di Marie è importante. Cerchiamo, quindi, di ripercorrerla insieme.

Un’infanzia difficile

Quella di Marie Adler non è stata un’infanzia semplice.
Abbandonata dai suoi veri genitori, cresciuta tra orfanotrofi e centri di adozione. Fino al 2008, quando incontra la prima madre affidataria, l’agente immobiliare Shannon McQuery.
Shannon, però, rinuncia presto a lei. Lo fa con enorme dispiacere ma si rende conto di non essere in grado di occuparsi della giovane come fatto con tutti gli altri ragazzi che, nel corso degli anni, ha accolto nella sua famiglia.
Marie viene quindi affidata ad un’altra donna, Peggy Cunnigham, con cui, dopo qualche difficoltà, riesce ad instaurare un rapporto.
La giovane, cambia città (Lynnwood), trova nuovi amici, frequenta una nuova scuola.
Ha 18 anni e tutto sembra procedere per il meglio, fino ad una tragica notte di agosto.

L’aggressione

Nel cuore della notte un uomo si introduce nella stanza della povera Marie. La lega, la imbavaglia, approfitta del suo corpo.
Terminato lo stupro, quella figura misteriosa, quel mostro, si allontana avvolta dall’oscurità.
Marie riesce a liberarsi e corre dai vicini di casa per chiamare il 911. Una volta giunta sul luogo, la polizia ha però un presentimento presentimento.
È soprattutto l’atteggiamento di Marie a destare sospetti. Nonostante i lividi e gli ematomi, non sembra dare segni concreti di stress emotivo.
E qualcuno inizia a farsi delle domande di troppo: lo stupro è sul serio avvenuto o si tratta dell’ennesimo tentativo di attirare attenzione?

La deposizione

Il 13 agosto Marie arriva nella centrale di polizia di Lynnwood. Durante l’interrogatorio gli agenti notano delle incongruenze. La giovane entra più volte in contraddizione con se stessa.
Il fatto che si stia inventando tutto sembra diventare più evidente con il passare delle ore.
Proprio per questo la polizia inizia a fare pressione su di lei, continua a chiederle se è sicura di raccontare la verità.
Una morsa che diventa sempre più stretta, che avvolge la ragazza, diventando insopportabile.
Marie è praticamente costretta a capovolgere completamente il suo racconto. Conferma che si tratta di un’invenzione, che non c’è stato stupro.
Che è stata tutta una mossa per attirare l’attenzione.
Ma non è così.

Marie, la bugiarda

Obbligata a negare la tortura a cui è stata sottoposta, Marie riceve un avviso di garanzia. È accusata di falsa testimonianza e le voci giungono presto alla stampa, che trova in lei la perfetta vittima sacrificale da offrire all’indignazione dei lettori.
Viene dipinta come una bugiarda.
Nel web, ovviamente, accadono le cose peggiori. Perché, lo sappiamo, la gogna mediatica non conosce pietà e Marie è il perfetto bersaglio per dare sfogo ad ogni tipo di frustrazione.
Il risultato è una profonda depressione, in cui la giovane sprofonda.
Subire violenza e non riuscire a trovare qualcuno disposto a crederti è semplicemente orribile.

Qualcuno, però, continua ad indagare

In Colorado, a centinaia di chilometri di distanza, le detective Stacy Galbraith e Edna Hendershot iniziano notare qualcosa. Aggressioni sessuali ai danni di giovani donne, che continuano a ripetersi e sembrano avere più di un elemento in comune.
Soprattutto l’aggressore, che viene descritto come un uomo mascherato, che si introduce di nascosto nella casa delle vittime, le immobilizza per poi abusare di loro.
Lunghi mesi di indagini, controlli incrociati, test del DNA, che portano verso un uomo di 33 anni: Marc O’Leary.
È lui il colpevole. È lui lo stupratore seriale.
Marie aveva ragione ma nessuno voleva crederle. L’avevano costretta a negare tutto.

Caso chiuso, ma la ferita non si è mai rimarginata

Processato, Marc O’Leary viene condannato all’ergastolo. Nessuna punizione per gli agenti del dipartimento di polizia di Lynnwood. Avevano intimorito, bullizzato, letteralmente costretto la giovane Marie Adler a ritrattare la sua confessione, facendola passare per una bugiarda della peggior specie. Senza conseguenze.
Marie, però, è riuscita a rifarsi una vita.
Ora ha un compagno, un lavoro, una famiglia.
Anche se quasi sicuramente quella ferita non si rimangerà mai.

La showrunner di Unbelievable è Susannah Grant (Pocahontas, Erin Brockovich, Il solista, A Gifted Man, La quinta onda), che ha anche diretto alcuni episodi. I primi due, però, vedono alla regia Lisa Cholodenko (I ragazzi stanno bene). Tra i produttori esecutivi figurano gli scrittori Michael Chabon e Ayelet Waldman, marito e moglie nella vita.

Fonte: Goodhousekeeping

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