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IT CAPITOLO DUE – Quando la realtà fa più paura dei mostri – La Recensione

IT CAPITOLO DUE – Quando la realtà fa più paura dei mostri – La Recensione

Di Andrea Suatoni

—–ATTENZIONE: L’ARTICOLO CONTIENE SPOILER—–

IT è forse il più famoso romanzo del re dell’horror Stephen King: narrato su due diversi e paralleli piani temporali, racconta le vicende di un gruppo di ragazzini, e poi dello stesso gruppo di adulti, 27 anni dopo, in lotta contro una orribile creatura, manifestazione fisica del male puro. Le atmosfere horror nel romanzo di King virano spesso verso quelle del racconto di formazione; non solo nella parte della storia ambientata nel passato, dove la transizione dall’infanzia all’adolescenza dei 7 protagonisti offre il perfetto pretesto narrativo, ma anche in quella che li ritrova adulti: è infatti grazie al ritorno a Derry che essi finalmente maturano, liberandosi dal peso (e soprattutto dalle paure) del passato, liberi di affrontare, finalmente, la vita.

Ed è su questo ultimo aspetto che la trasposizione di Andrés Muschietti pone l’accento, tralasciando (come già nel precedente capitolo) i toni propriamente più horror e focalizzando l’attenzione sulla crescita e sulla finale maturazione dei suoi protagonisti, cresciuti ma rimasti fortemente ancorati ad un passato che non riescono nemmeno a ricordare.

IT – CAPITOLO 2

Il mostro è ovviamente tornato: come ormai sappiamo, ogni 27 anni IT esce dal suo letargo per nutrirsi, ed il suo nuovo arrivo testimonia la mancata sconfitta subita in passato. Mike Hanlon (Isaiah Mustafa) è l’ultimo rimasto a Derry, e sta a lui, ormai ossessionato dal mostro, avvertire i compagni di un tempo, immemori dell’orrore che vissero insieme. Bill (James McAvoy), Beverly (Jessica Chastain), Ben (Jay Ryan), Richie (Bill Hader) e Eddie (James Ransone) si riuniscono a lui, mentre Stan (Andy Bean), al ricordo di IT, decide di togliersi la vita.

La minaccia di Pennywise risulta sicuramente terribile, ma accanto ad essa la pellicola di Muschietti decide di inserire un interessante viaggio nella memoria che mette in ombra il mostro per raccontare i traumi rimasti dal passato e le paure non ancora superate dei singoli protagonisti, su un piano molto più terreno di quello che ci si potrebbe aspettare. Il ricordo diventa simbolo fisico e poi arma principale da usare contro IT, in un rituale (che rielabora in chiave assolutamente inedita il “celebre” Rito di Chud descritto nel romanzo di King) che però è destinato al fallimento: se infatti Pennywise rappresenta il passato, l’orrore di un’adolescenza densa di abusi, di razzismo e di dolore dove la presenza di IT non faceva altro che acuire un male già preesistente, ricordare quel passato non basta; bisogna affrontarlo, scontrarsi sprezzanti con esso e superarlo, accettandolo.

I Perdenti arrivano allo scontro finale con IT nel profondo del sistema fognario di Derry ed affrontano il mostro nella sua forma finale, quella di un gigantesco ragno, riuscendo a sconfiggerlo (purtroppo al costo del sacrificio di Eddie) solo una volta aver dimostrato di aver superato le proprie paure e di non temerlo più come un tempo.

SUPERARE LE PROPRIE PAURE

Fin dalla sua nascita nel romanzo di Stephen King IT è divenuto un simbolo delle paure che si nascondono all’interno delle persone: gli aspetti soprannaturale della creatura che dà il titolo al film acuivano la percezione dell’orrore nella prima pellicola, mentre in questo secondo capitolo si decide di fare marcia indietro, dando alle paure “terrene” e più realistiche dei protagonisti più ampio spazio.

Le molteplici manifestazioni di IT, che vanno dalla trasfigurazione di una vecchia signora in una grottesca figura nuda e urlante fino ad un gigantesco ragno con l’enorme testa del clown Pennywise, diventano volontariamente eccessive, quasi messe in ridicolo da regia e fotografia: il regista vuole forse farci capire che non è dei mostri che bisogna preoccuparsi, e che la realtà può (ed in effetti é) essere ben peggiore di essi.
Richie rifiuta e teme la propria omosessualità, Beverly è vittima di un marito violento come lo era di suo padre da bambina, Ben non è in grado di dichiarare il suo amore, Bill è ancora vittima del senso di colpa per la morte del fratellino Georgie e così via: se da un lato i personaggi evolvono verso una definitiva maturazione, affilando le armi per lo scontro finale contro ciò che ha condizionato le loro intere vite – soprattutto inconsciamente – fino a quel momento, dall’altro gli interventi di IT all’interno della storia diventano pian piano sempre più bislacchi e meno passibili di spaventare davvero, tanto lo spettatore quanto i protagonisti stessi.

Ed infatti, dall’inizio alla fine del film, le scene più cruente, inquietanti e disturbanti non vedono mai IT al centro della scena, risultando sempre dense di estremo realismo ed avulse da elementi soprannaturali: come il violento assalto alla coppia omosessuale che apre la pellicola compiuto da una banda di ragazzini, o la terribile scena i cui il padre di Beverly le spruzza addosso il profumo della madre morta per poi abbracciarla lascivamente.

IT CAPITOLO DUE

DALL’HORROR AL RACCONTO DI FORMAZIONE

In definitiva, il messaggio del film è chiaro: tentare di rimuovere i brutti ricordi è inutile, anche perché insieme potrebbe sparire quel poco di buono che ad essi era collegato; la soluzione può essere solo quella di affrontare il passato a testa alta, scendendo a patti con esso e rendendo quei ricordi esperienze di vita sulle quali costruire il futuro. Molto più che nel libro, il ruolo di IT diviene qui metaforico e quasi di imprescindibile sostegno alla formazione dei protagonisti, il cui reale ingresso nell’età adulta è stato ritardato dai numerosi traumi subiti in passato.
Esattamente come nel primo capitolo della saga, ci troviamo di fronte ad un racconto di formazione che penalizza (anche molto) determinati aspetti horror che in molti potrebbero aspettarsi dalla pellicola in questione; in quest’ottica, IT – Capitolo 2 non si rivela però una delusione, bensì all’opposto una grossa sorpresa, riuscendo a scavalcare il proprio genere ancora una volta e a costruire un film assolutamente imperdibile.

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