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Il Piccolo Yeti – La recensione del film di animazione targato DreamWorks Animation e Pearl Studio

Il Piccolo Yeti – La recensione del film di animazione targato DreamWorks Animation e Pearl Studio

Di Adriano Ercolani

Il nuovo film d’animazione targato Universal e diretto dalla coppia Jill Culton/Todd Wilderman propone più di una variante sul tema che rende il prodotto se non totalmente originale comunque degno d’interesse.

Prima di tutto c’è l’ambientazione iniziale del film, una metropoli cinese contemporanea dove i giovani si stanno aprendo sempre più alle fascinazioni della società occidentale, anche nelle sue contraddizioni riguardanti soprattutto l’aspetto economico e sociologico. Protagonista è infatti la giovane Yi, ragazza che dopo aver perso il padre non riesce a trovare il proprio posto nel mondo: le tradizioni e le radici del passato non le appartengono così come si sente estranea alla superficialità di una gioventù troppo attenta all’apparenza. In questo momento di incertezza Yi incontra la creatura fantastica che vive sul Monte Everest, e con essa intraprenderà un viaggio sia fisico che spirituale per riconsegnarla alla sicurezza del suo ambiente.

Uno spettacolo emotivamente forte e affascinante

Realizzato secondo un’idea di animazione molto più stilizzata rispetto ad altre produzioni come ad esempio quelle della Pixar o della Disney, Il Piccolo Yeti parte in maniera prevedibile per poi iniziare a sviluppare pian piano spunti e situazioni che ne risollevano le sorti molto presto. Appena parte infatti il viaggio dei due personaggi principali e della coppia di figure secondarie che li accompagnano, il film d’animazione prende visibilmente quota proponendo al pubblico più giovane ambientazioni visivamente affascinanti, momenti di avventura alternati a scene più emotive che parlano di elaborazione della perdita, capacità di andare oltre le apparenze nel giudicare le persone, volontà di scoprire un mondo al di fuori della nostra zona di conforto. Pur senza brillare in originalità Il Piccolo Yeti pian piano si dipana come un prodotto scritto e realizzato con ottima nozione di ciò che si vuole raccontare, soprattutto per immagini. Alcune definizioni dei personaggi non sono scontate – ad esempio finalmente la figura all’inizio più superficiale e fissata coi social media è un ragazzo e non una ragazza – e la potenza cinematografica delle sequenze in cui la magia dei personaggi cambia forma all’ambiente circostante sono visivamente molto efficaci.

Il Piccolo Yeti è senz’altro più adatto al pubblico di giovanissimi, ma offre loro molti e interessanti spunti di riflessione oltre a uno spettacolo emotivamente forte e affascinante da vedere. Per una produzione del genere è molto più che abbastanza.

Da No Time to Die a Ghostbusters, ecco le nuove date dei film 2021 (in costante aggiornamento)

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