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A Beautiful Day in the Neighborhood e… Joker! La recensione del film con Tom Hanks

A Beautiful Day in the Neighborhood e… Joker! La recensione del film con Tom Hanks

Di Adriano Ercolani

Permettetemi un approccio diverso in questa recensione, non so se è totalmente necessario ma credo sia comunque interessante. Sono entrato in sala per vedere il biopic su Fred Rogers con ancora in mente l’eco del Leone d’Oro a Joker di Todd Phillips. Film da cui mi aspetto moltissimo e che per problemi logistici ancora non ho visto, quindi perdonate le eventuali imprecisioni, basate principalmente sull’idea che me ne sono fatto vedendo i trailer e leggendo articoli e commenti sullo stesso.
Il lungometraggio di Todd Phillips immagino presenti un universo filmico sempre più cinico, violento e disconnesso in cui il protagonista pian piano da vittima si trasforma in carnefice abbracciando metaforicamente, anzi ergendosi a paladino di una società in caduta libera, dove non c’è più spazio per la speranza. Ripeto, se Joker non racconta questo chiedo perdono al lettore per il mio personale fraintendimento.

A Beautiful Day in the Neighborhood e… Joker

Joker è il film che più ha risonato nel mio inconscio mentre vedevo A Beautiful Day in the Neighborhood, storia di un uomo che ha usato il suo potere mediatico per insegnare ai più piccini valori come la compassione, che ha fatto loro capire come rabbia e frustrazione siano sentimenti che scegliamo di abbracciare, come possiamo scegliere invece di lasciarli evaporare grazie al perdono, all’ascolto empatico, all’apertura mentale ed emotiva verso il prossimo, chiunque esso sia. Dopo il notevole Copia originale Marielle Heller racconta il mondo di Fred Rogers attraverso il rapporto che instaurò con il giornalista Lloyd Vogel, mandato da Esquire a intervistarlo (nella vita reale il giornalista era Tom Junod).

A ben vedere il protagonista del film è proprio quest’ultimo, uomo tormentato dal burrascoso rapporto con un padre che lo ha abbandonato da giovane quando sua madre si trovava sul letto di morte. Attraverso le varie tappe dell’intervista che Lloyd realizza con la figura iconica della TV americana, la regista ci mostra con memorabile capacità introspettiva il passaggio dall’odio alla compassione.
Grazie a una sceneggiatura calibrata nel suggerire molto più che mostrare, la Heller costruisce un film intimo, sommesso e profondo, che esplora dilemmi radicati nella psiche umana trattandoli con una delicatezza molto difficile da trovare sul grande schermo. La regista costruisce sequenza dopo sequenza una messa in scena la quale dietro la semplicità mostra al contrario un occhio molto raffinato, sensibile.

Uno dei lungometraggi più importanti degli ultimi tempi

È la Heller a permettere a Matthew Rhys e Tom Hanks di far propri i rispettivi personaggi elaborandoli attraverso le loro corde più personali, scolpendo due figure destinate ad arrivare al pubblico in tutta la loro perfettibile umanità. A Beautiful Day in the Neighborhood mostra come Fred Rogers insegnò al pubblico giovane almeno quanto ai loro genitori i valori in cui credeva. Il film ce li restituisce in tutta la loro importanza, senza retorica alcuna, con invece totale trasporto emotivo. In poche parole uno dei lungometraggi più importanti e (perché no?) “necessari” degli ultimi tempi.

Ed ecco tornare alla mente Joker, il quale per uno strano gioco di rimandi che solo il cinema riesce a proporre, appare essere come un film metaforicamente antitetico rispetto a quello di Marielle Heller. Il che non significa migliore o peggiore, sia chiaro. Mettere però uno accanto all’altro i due personaggi può risultare molto interessante, magari anche per capire il tempo in cui viviamo. Possibile che il giullare assassino interpretato da Joaquin Phoenix sia diventato in qualche modo lo specchio dei nostri tempi mentre l’uomo poeticamente ritratto da Hanks sia invece una figura passata, fuori tempo massimo? Perché forse dovremmo tornare a vedere con maggior lucidità chi è il “villain” e cosa significa invece essere un eroe…

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