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7 cose che forse non sapevate sulla Famiglia Mezil

7 cose che forse non sapevate sulla Famiglia Mezil

Di DocManhattan

La sigla italiana de La Famiglia Mezil ci teneva proprio tanto a far sapere al giovane pubblico davanti al televisore che il padre dei Mezil faceva il punk (mah), la madre la scout (già più plausibile), il cane era sballato (ok) e il gatto in Marocco. Vai a sapere perché. Non dal Marocco ma dall’Europa dell’Est veniva questo storico cartoon oggi spesso dimenticato nei soliti listoni di cartoni animati importanti degli anni 80. E invece. Perché vuoi vedere che c’è un po’ di Mezil pure nella nascita dei Simpson?

Famiglia Mezil

1. TI PRESENTO I MÉZGA

Da noi sono arrivati nell’80, dapprima sulla RAI e poi sulle reti locali, tra cui Italia 1, ma i Mezil nascono molto prima, e non in America o Giappone, come buona parte delle serie animate che affollano l’etere in quegli anni. Mézga család, cioè “la famiglia Mézga”, è infatti una serie ungherese del ’68 (ma andata in onda, in seguito a varie vicissitudini produttive, solo l’anno dopo), proseguita nel corso di tre stagioni fino al ’78. A realizzarla è stato il principale studio di animazione del paese, i Pannonia Film Studios di Budapest, che si sono occupati nel corso degli anni di numerose serie e pellicole animate, come ad esempio Les Maîtres du temps (1982, su design di Moebius) e La principessa e il folletto (1991), uscito da noi in VHS nel catalogo Stardust. Nella versione italiana, il cognome è diventato Mezil e anche molti nomi di battesimo (ad eccezione di Paula, la madre, e del figlio maschio, il piccolo genio Aladár) sono stati cambiati: il padre, Géza Mézga, è diventato così Sandor Mezil, Kriszta è diventata Cristina, il gatto Maffia Grinfia, il cane Blöki Fofi.

2. FANTASCIENZA FORMATO DUE PER TREDICI

L’aspetto più affascinante de La Famiglia Mezil, o quanto meno di due terzi della produzione dedicata ai Mezil, era la struttura delle loro storie. Non semplici spaccati familiari da ungheresi degli anni Settanta alle prese con un vicino inquietantissimo (Maris) e altri surreali aspetti di vita condominiale nel blocco sovietico, ma vere e proprie storie di fantascienza. Nel corso della prima serie – lunga tredici episodi, come le altre due, e intitolata in originale Üzenet a jövőből: a Mézga család különös kalandjai, cioè “Un messaggio dal futuro: le fantastiche avventure della famiglia Mézga” – un lontano discendente dei Mezil, Em Zi Tren (vale a dire Mezil 30, del XXX secolo) invia a Sandor e Aladár dei dispositivi che dovrebbero aiutarli nella vita di tutti i giorni, generando inevitabilmente caos e problemi.

famiglia mezil

Nella seconda serie (intitolata Mézga Aladár különös kalandjai, “Le avventure di Aladár Mézga”), andata in onda in Ungheria nel ’72, Aladár e il cane Fofi viaggiano ogni notte a bordo di un’astronave rosa gonfiabile, visitando pianeti assurdi governati dalle leggi più strane (il pianeta a due dimensioni, il pianeta delle macchine e tanto altro). Nella terza e ultima stagione, del ’78 (Vakáción a Mézga család, “La famiglia Mézga in vacanza”), i Mezil e Maris fanno un giro del mondo, alla ricerca di un misterioso spasimante di Paula (che per tutte e tre le serie ripete che avrebbe fatto meglio a sposare qualcun altro). Qui la fantascienza viene meno, ma la storia è sufficientemente pungente e folle da rendere comunque piacevole anche questo ultimo lotto di episodi.

3. DA SANDOK A SANDOR

Fra i doppiatori italiani de La Famiglia Mezil troviamo Oreste Baldini, Eva Ricca (Lynda Carter in Wonder Woman) e Mimmo Palmara, che prima di dedicarsi al doppiaggio è stato a lungo un attore, soprattutto di spaghetti western (con lo pseudonimo di Dick Palmer) e peplum. Tra i tanti film a cui ha partecipato, Il colosso di Rodi di Sergio LeoneI due gladiatori, Gli ultimi giorni di Pompei, Johnny West il mancino, alcuni film-parodia con Franco e Ciccio, come Il bello, il brutto, il cretino. E alcuni dei film apripista del Sandokan televisivo che verrà, diretti da Umberto Lenzi: I pirati della Malesia e Sandok, il Maciste della giungla. Da Sandok a Sandor dei Mezil è stato un attimo.

4. INTERNET E IL MUSICAL

A inizio anni Duemila è nato un progetto per riportare in TV i Mezil. Gábor Morvay aveva questa idea di far scoprire ai Mezil Internet e il mondo dei computer, in una nuova serie di episodi realizzati con tecniche di animazione tradizionali. Ma dopo aver trovato il budget per i primi episodi test, il progetto si è arenato nel 2005 in assenza di finanziatori e sponsor. Di Mézga család és az ámítógép (“La famiglia Mezil e il computer”) esistono perciò solo due brevi puntate di circa 10 minuti l’una, che nel 2017 sono state caricate su YouTube (le trovate qui e qui).

Lo scorso aprile, al Centro Culturale MOM di Budapest è andato invece scena uno spettacolo dei Mezil, un musical con una nuova storia ambientata negli anni 90.

5. IL LANCIARIME

Molti episodi dei Mezil sono stati scritti dal poliedrico József Romhányi, poeta di Budapest scomparso nell’83. Musicista, presentatore radiofonico, autore di diversi libretti per opera, si occupò anche della versione ungherese del musical Cats e di tradurre diverse serie animate USA, come i Flintstones. Per la sua abilità incredibile nel creare al volo le rime, era noto come “Romhányi, a rímhányó”, cioè Romhanyi il lanciarime.

6. FAMIGLIA MODERNA, TRAGEDIE ALL’ANTICA

Per la prima messa in onda de La Famiglia Mezil, in RAI, venne usata una versione più corta della sigla originale, ma col passaggio alle reti private il cartoon venne accompagnato da una sigla italiana, “Guarda guarda che famiglia” della Fantomatic Band, scritta da Maurizio D’Adda (testo) e Franco Godi (musica). Godi è stato l’autore delle musiche di tante altre sigle storiche, come quelle di Gulp e Supegulp, Il Gruppo TNT, Giumbolo.

7. SE PIGLIO CHI HA INVENTATO LA FAMIGLIA IO LO FACCIO… GIALLO?

L’autore del presente articolo ha sempre visto molti punti di contatto tra i Mezil e i Simpson. Homer ricorda tanto Sandor, Bart è una versione casinista del compassato Aladár, ci stanno il cane e il gatto, la sigla di testa si chiude con la famiglia sul divano davanti alla TV… Ma I Simpson non erano semplicemente una rivisitazione della famiglia di Matt Groening? E che collegamento poteva mai esserci tra un cartoon ungherese degli anni 70 e gli abitanti Springfield? Beh, in effetti uno c’era.

Dal ’71 fino al ’75, e cioè al tempo in cui viene creata la seconda serie dei Mezil, ai Pannonia Studios lavora il giovane animatore Gábor Csupó. Emigrato negli USA, Csupó fonda quindi con la moglie, Arnele Klasky, la Klasky Csupo, società che si occupa di animare i Simpson per i primi anni di vita televisiva dei gialli, prima di passare ad occuparsi dei Rugrats. E a proposito di giallo: sono stati prorio Csupó e la sua compagnia a convincere Matt Groening a usare quel colore per Homer e gli altri. Pelle gialla (e capelli blu per Marge), per fare “qualcosa di mai visto prima”. Il Dr. Nick Riviera dei Simpson è ispirato proprio a Csupó.

C’è stata dunque davvero una qualche forma d’influenza dei Mezil sui Simpson? Csupó si è portato dietro un po’ di Sandor e famiglia, quando ha sviluppato con Groening i primi corti per il The Tracey Ullman Show, nell’87? Questo è difficile dirlo, ma quel che è certo è che un tenue collegamento esiste, rappresentato proprio dalla figura di questo animatore. È dall’arrivo dei Simpson in Italia che qui lo si sostiene, cioè da molto prima che ci fosse Internet a spiegare le cose e a darti carburante per le teorie bizzarre. Contrariamente a quello che dice Raf, è bello sapere di non esser soli nell’immenso vuoto che c’è.

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