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StreamWeek: il bruttissimo The Predator, il sublime Lawrence d’Arabia

StreamWeek: il bruttissimo The Predator, il sublime Lawrence d’Arabia

Di Michele Monteleone

Non la migliore settimana in assoluto per le novità sulle piattaforme streaming, ma c’è stata comunque qualche piacevole aggiunta ai cataloghi. Dalla terza stagione di Dear White People, alla terza di She-Ra, fino all’arrivo del nuovo capitolo della saga di Predator scritto e girato da Shane Black che mi ha fatto piangere… purtroppo non per la commozione.

LA SCORSA SETTIMANA IN PILLOLE

Iniziamo con tre consigli su delle buone serie animate da guardare in famiglia. Se avete una figlia (ma anche un figlio che direi che è anche arrivato il momento di smetterla di parlare di cartoni per maschi e per femmine), vi consiglio di farla stare incollata allo schermo quanto vuole per gustarsi le nuove puntate di She-Ra. Il reboot di Netflix del cartone anni ottanta, nato come uno spin-off di He-Man mi ha convinto dalla primissima puntata e lo continua a fare alla sua terza stagione. Noelle Stevenson, autrice di una serie di ottimi fumetti, rinnova e stravolge la serie, regalandoci una protagonista decisamente più sfaccettata e potente dell’originale, un interessante modello per le ragazzine (e ragazzini) di tutto il mondo.

La secondaserie consigliata invece la trovate su Now Tv ed è anche lei un reboot di una serie, questa volta Disney, degli anni ottanta. Sto parlando dello splendido Duck Talesla serie originale, anche se gente come me che è cresciuta nel mito di paperone e i nipotini, era invece una bella scommessa a livello di concept. Infatti la disney stava tentando di creare una serie in cui i protagonisti fossero per lo più Qui, Quo e Qua, escludendo dalla scena il suo personaggio più famoso: Paperino. A questo si aggiungeva la volontà di dare alle storie della serie un taglio decisamente avventuroso, sulla falsa riga di Indiana Jones, elemento che è stato mantenuto in questo reboot che vanta una maggiore profondità nella scrittura dei personaggi (a differenziare i tre nipotini di paperone infatti non è solo un diverso character design), e una comicità spassosissima e forse un pelo più matura della serie dell’87.

Parlando di comicità, devo, segnalarvi che su Netflix sono anche arrivate tutte e quattro le prime stagioni di Teen Titans, questa volta serie originale, tratta dai fumetti DC. Teen Titans è una splendida cartina tornasole per scoprire quanto siete invecchiati male; infatti se andate a dare un’occhiata in rete nei luoghi in cui si riuniscono come mandrie i vecchi nerd (forum e facebook sono un ottimo terreno di studio), vi troverete di fronte a delle pesantissime stroncature da parte di fan DC agguerriti che trovano la serie un’affronto ai loro personaggi preferiti. La verità è che molto probabilmente non capiscono l’umorismo non sense di Teen Titans, vengono fiaccati dal ritmo rutilante delle gag e infine non riescono a digerire il tratto super-deformed applicato ai personaggi DC. Io invece vi assicuro che con Teen Titans voi (se non siete mentalmente invecchiati troppo) e i vostri figli, vi divertirete come matti e, una volta finito di guardare le stagioni potrete continuare con il film dedicato ai Titans, disponibile su Infinity.

Ora invece, tornando ai più grandi, vi consiglio davvero molto di guardare su Prime Video, I due volti di Gennaio, tratto da un romanzo di Patricia Highsmith (una regola non scritta dice che tutti i film tratti dai lavori della Highsmith hanno una qualità media altissima) ambientati nella Grecia del 1962. Nel film le tre strade dell’elegante americano Chester (Viggo Mortensen), della moglie Colette (Kirsten Dunst), e di Rydal (Oscar Isaac), una guida turistica, si incrociano in un pericoloso triangolo. Tra le rovine del Partenone, si dipana una vicenda fatta di attrazione e paura in cui, come in ogni buon romanzo della Highsmith, la fatalità fa trovare i nostri alle prese con la banalità del male. Un’ottima visione da fare in questi giorni assolati.

In coda a questa prima parte, vi segnalo una tripletta di nuove uscite formata da un bel film sulla figuara dell’uomo che si caricò il peso della sconfitta dell’europa nella seconda guerra mondiale e poi la portò alla vittoria. Naturalmente sto parlando di Churchill che è anche il titolo del film che troverete su Netflix e vede protagonista uno stupendo Brian Cox e che, sebbene non sia raffinato quanto The Darkest Hour, rimane una buona finestra sulla figura storica del primo ministro inglese. Su Prime invece date una chance allo strampalato Moonwalkers, una commedia che vede protagonista la coppia formata da Rupert Grint Ron Perlman alle prese con la falsificazione dell’allunaggio.

IL PODIO

Lawrence D’Arabia (Tim Vision)

Se qualcuno nomina la parola kolossal, non può che venire in mente il kolossal per eccellenza, la grande storia tra le grandi storie…
Lawrence D’arabia si ambienta nel 1917, anno in cui l’Inghilterra mirava alla colonizzazione di Arabia e Egitto. I disegni politici inglesi però erano intralciati dalla resistenza dei turchi e dall’incapacità delle tribù arabe di riunirsi sotto una stessa bandiera. Thomas Edmund Lawrence a cui stava stretta la rigida dottrina militare, si innamora dell’Arabia e del grande deserto in cui si perde e si ritrova in quanto uomo, in cui diventa amico di alcuni capi arabi e riesce a metter d’accordo popoli diversissimi fra loro e a conquistare Aqaba, porto strategico sul mar Rosso. Penso che sia una delle migliori battute della storia del cinema quella in cui Lawrence alla domanda di Jackson Bentley che dopo sanguinose battaglie, intrighi e giochi di potere, gli chiede cosa lo attrae del deserto, risponde semplicemente “è pulito”. Lawrence, alla fine della guerra si rivela essere stato solo una pedina uno strumento per le strategie espansionistiche dell’impero britannico e finisce per morire, molto giovane in un incidente di moto. Anche lui, come il deserto, era evidentemente troppo pulito per questo mondo. La scala del film è grandissima, ma la sua forza sta nell’intimo scavare nella personalità di Lawrence, la dicotomia tra la maestosità della messa in scena e la sensibilità della caratterizzazione del protagonista, ne fanno forse uno dei miei film preferiti in assoluto.

Dear White People (Netflix)

La premessa di Dear White People è molto semplice: un gruppo di studenti universitari, navigano attraverso varie forme di razzismo e discriminazione, rapportandosi in maniera diversa e a volte divergente, sulla questione della loro identità e il loro posto all’interno del microcosmo universitario. Ogni episodio segue le vicende di uno degli studenti protagonisti della serie e ce ne mostra il punto di vista a volte ribaltando i nostri stessi pregiudizi nei confronti del personaggio. Se proprio fossimo costretti a individuare la protagonista della serie, direi Samantha White, la presentatrice di “Dear White People” lo show radiofonico che da il via alle controversie che fanno da scintilla per appiccare il fuoco del dissenso tra gli studenti della Winchester University. La serie è originariamente basata sull’omonimo film di Justin Simien, ma ne prende sempre più le distanze con il passare delle stagioni, forse anche perdendo un po’ di potenza. La prima stagione l’avevo trovata praticamente perfetta, le due seguenti sono ottimo materiale per il binge watch (la divisione dei punti di vista crea degli interessanti spunti per continuare a guardare), ma in parte perdono la carica eversiva della prima.

The Predator (Sky Go)

Dovete sapere che, come in ogni redazione, anche qui a ScreenWeek abbiamo delle regole norme da rispettare quando scriviamo un articolo. Una di queste, quando si tratta della mia rubrica, è un minimo di 1200 parole ad articolo. Di solito non me ne curo, visto che sforo sempre e mi avvicino più alle 2000. Oggi invece ho controllato di essere arrivato alla quota minima per poter scrivere su The Predator solo: non guardatelo. Adoro Shane Black, penso sia uno dei più importanti autori action del cinema americano, ho visto per lo meno un milione di volte Arma Letale, il suo primo film, e almeno mezzo milione Nice Guys, il suo ultimo. Quindi capirete che è davvero con la morte nel cuore che vi dico che The Predator è un pasticcio confuso e a tratti noioso che è meglio dimenticare al più presto per evitare di venire a patti con il fatto che ha interrotto l’infallibilità di un genio che per ora non mi aveva mai deluso. Basta, soffro troppo a parlarne.

IL RECUPERO

Nuts! (Prime Video)

Sapete quanto mi piace andare a pescare strani documentari da consigliarvi e non sapete quanto sono felice di aver pescato, dal catalogo Prime Video, lo strambissimo Nuts!

La storia VERA (vi assicuro che a breve il maiuscolo sarà del tutto giustificato) inizia nel 1917 quando il dottore John Romulus Brinkley, in una minuscola cittadina del Kansas scopre che può curare l’impotenza maschile trapiantando nell’uomo dei testicoli presi da una capra. Ora, cosa volete che succeda di abbastanza strano, dopo questa premessa, da poter cerare una parabola ascendente per rendere interessante la narrazione di questo documentario? La risposta è TUTTO. La vita del dottor John Romulus Brinkley è un continuo susseguirsi di folli e meravigliosi traguardi e altrettanto impressionanti ricadute. Un titolo NECESSARIO, nella bucketlist di qualunque appassionato di stramberie.

Alla prossima settimana, miei fedeli bingewatchers: se vi è piaciuto qualcuno dei consigli che vi ho dato, se volete segnalarmi qualcosa che mi sono perso o se volete suggerirmi qualcosa di cui discutere la prossima settimana, vi invito a commentare l’articolo. La vostra guida allo streaming compulsivo è sempre disponibile!

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