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Watchmen: Damon Lindelof svela nuovi dettagli sulla serie

Watchmen: Damon Lindelof svela nuovi dettagli sulla serie

Di Marco Triolo

Chi è il presidente degli Stati Uniti nella realtà parallela di Watchmen? Cosa ne pensa Alan Moore della serie HBO? Quale sarà il tema portante? A queste domande scottanti ha risposto Damon Lindelof, creatore della serie sequel del classico fumetto di Alan Moore e Dave Gibbons, durante un panel per la Television Critics Association.

La risposta alla prima domanda lascia abbastanza di stucco: il presidente USA è Robert Redford. La sua foto si intravvedeva in un’inquadratura del trailer, e Lindelof ha confermato la cosa. Senza però chiarire se l’attore apparirà mai in carne e ossa nella serie. “Robert Redford è il presidente degli Stati Uniti e, nel mondo della serie, lo è stato sin dai primi anni ’90, da quando hanno abolito il limite dei mandati”, spiega lo sceneggiatore. “Ci interessa esaminare cosa accadrebbe se un uomo bianco liberale e benintenzionato restasse in carica per troppo tempo. Nixon era ancora presidente nel 1985 [del fumetto]. È rimasto presidente ed è stato rieletto nel 1988. È morto in carica. Gerald Ford è diventato presidente, essendo il vice di Nixon, e poi è stato battuto nel ’92 da Robert Redford”.

I temi razziali

Al centro della serie ci sarà una tematica molto attuale: la convivenza tra le varie etnie che compongono il popolo americano. “Il fumetto originale era molto politico”, continua Lindelof. “Parlava di ciò che stava avvenendo nella società americana all’epoca, per quanto fosse realizzato da due artisti britannici. Qual è, nel 2019, l’equivalente dello stallo nucleare tra Russia e Stati Uniti? Ho pensato che fossero innegabilmente razza e repressione in America”.

Un mondo senza internet

Lindelof rivela anche che, per quanto la serie sia ambientata nel 2019, si tratterà di un 2019 molto diverso dal nostro. “Abbiamo creato un mondo che non ha internet. La gente non possiede smartphone. L’amministrazione Redford ha agito in maniera preventiva ed è intervenuta per evitare che potessimo trollarci a vicenda”. “Da genitore di un dodicenne, spesso mi trovo a parlare con i miei coetanei di quale effetto stiano avendo i social media e gli schermi nella nostra società. Quella preoccupazione è profondamente connaturata alle tematiche della serie”.

Il fumetto sarà canone

La serie, come già rivelato, non sarà un sequel del film di Zack Snyder, ma del fumetto di Moore e Gibbons. “È canone. Ri-esploreremo il passato, ma è canone. Questa è una delle regole che ci siamo imposti come sceneggiatori. […] Tutto quello che è accaduto in quei 12 numeri non poteva essere toccato”.

Cosa ne pensa Alan Moore?

Alan Moore è notoriamente difficile, per usare un eufemismo, quando si parla di adattamenti delle sue opere. Ha fatto togliere il proprio nome dai titoli di testa del Watchmen di Snyder, ad esempio. E sembra che non abbia cambiato attitudine nemmeno stavolta. Lindelof ci è rimasto un po’ male: “Non credo di aver ancora mandato giù la cosa”. Aggiungendo: “Ho tentato i miei approcci per contattarlo e spiegargli quello che intendevo fare, e lui ha chiaramente fatto sapere di non volermi parlare”. Alla fine, ha dovuto adottare “lo spirito punk rock” di Moore: “Mi sono detto, ‘fanculo, lo faccio lo stesso”.

Guarda anche:
Ecco quando arriverà Watchmen su HBO

Fonti: Slashfilm, Collider

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