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THE DOC(MANHATTAN) IS IN – Don Tonino

THE DOC(MANHATTAN) IS IN – Don Tonino

Di DocManhattan

No, per quanto sarebbe figo partire da una rivelazione del genere, la figura del prete investigatore – oggi incarnata dal Don Matteo di Terence Hill e supportata da legioni di nonne armate di telecomando e cintura nera di risoluzione di gialli semplici – non l’ha inventata Don Tonino, serie TV Mediaset che per due anni e 14 episodi, a cavallo tra l’88 e il ’90, ha calato una coppia nota per tutta una serie di commedie (quasi sempre scollacciate) in un mix di delitti, umorismo e misteri.

Una dozzina di anni dopo, Fosco Gasperi sarebbe diventato il regista delle prime edizioni del Grande Fratello, ma all’epoca l’ex cabarettista della trasmissione Non stop e autore di programmi come Fantastico, era da poco passato alla corte del Biscione, come autore di vari show (il Grand Hotel che aveva ospitato i Jefferson, Premiatissima…). Nel 1988, Gasperi immagina questa fiction con un parroco che indaga su casi irrisolti, grazie al gancio rappresentato da un amico commissario di polizia. I preti investigatori, dicevamo, esistono già da decenni, se è vero come è vero che l’inglese Gilbert Keith Chesterton aveva iniziato a pubblicare i suoi Racconti di padre Brown già nel 1911, e che anche il pubblico televisivo italiano era stato esposto da tempo a quello spunto grazie alla relativa trasposizione per il piccolo schermo. Lo sceneggiato televisivo RAI omonimo con Renato Rascel, nel 1970: cose di un mondo letteralmente in bianco e nero.

Trasformare Andrea Roncato in un prete TV, nel 1988, era una cosa che potevi fare, certo, perché in televisione come al cinema puoi fare essenzialmente quasi tutto, ma questo non la rendeva meno strana. Nell’immaginario collettivo, Andrea del duo Gigi e Andrea era e sarebbe rimasto anche in seguito l’incarnazione, davanti alla macchina da presa o meno, del donnaiolo incallito. Il Loris Batacchi, capo ufficio pacchi di Fantozzi subisce ancora. L’Andrea Margheritoni, calciatore cialtrone di Mezzo destro mezzo sinistro – 2 calciatori senza pallone, che si fa espellere per andare a letto con la moglie dell’arbitro e che scopre l’orgoglio, nel finale, solo perché irriso dai tifosi del Francoforte, futuri sostenitori – è evidente da quelle monetine – della Merkel. E perché ci sono le note dell’immortale capolavoro di Toto Cutugno a dargli una svegliata.

Insomma, era un azzardo, mettere quei due, noti per commedie come Acapulco, prima spiaggia… a sinistra (che aveva peraltro partorito il famigerato singolo “Ci do che ci do che ci do”. Per dire) in un prodotto per famiglie? Boh, difficile dirlo. Erano gli anni Ottanta, succedeva decisamente di peggio: non si sarebbe scandalizzato nessuno. Anzi.

Nonostante fosse girato chiaramente con il budget avanzato a un matrimonio celebrato con fichi secchi, il Don Tonino di Gasperi funziona. Piace e continua a piacere negli anni, replicato in qualunque provincia dell’impero mediatico Mediaset, tanto a beneficio di chi macina gialli televisivi e si appassiona agli investigatori di qualunque tipo, si tratti di tizie menasfighe in giallo rivali di Ken il Guerriero o altro, che all’ex pubblico giovane delle allora reti Fininvest.

I primi sei episodi vanno in onda infatti su Italia 1, per poi passare con la stagione 2 (otto puntate) all’ammiraglia Canale 5. Piace quella TV semplice in overdose da faretti blu, piacciono i tanti interpreti che affiancano Andrea Roncato e Gigi Sammarco, in puntate dai titoli svogliatissimi nel primo lotto (Delitto al night club, Delitto sul ring, Delitto per gioco… il generico da farmacia del thriller), un attimo più pettinati nella seconda (Don Tonino e la setta del sacrificio, Don Tonino e l’artiglio insanguinato, Don Tonino e il terrore in prima pagina…).

Il giovane Gabriele è Manuel De Peppe, già idolo delle ragazzine in quanto Matt dei Bee Hive in Love Me Licia, seguito live di Kiss Me Licia aromatizzato alle fettine panate e interprete quell’anno della sigla di Tutti in campo con Lotti. La piccola Sara nella prima stagione è Vanessa Gravina, nella seconda rimpiazzata da Georgia D’Ambra.

Ma come in Professione Vacanze e altre serie di allora, non manca la parata di future stelle della televisione e volti noti del piccolo schermo di quegli sgoccioli di secolo lì, in Don Tonino. Da Lory Del Santo a un giovane Enzo Iachetti (a sua volta religioso investigatore con Ezio Greggio, coppia di francescani in Benedetti dal Signore, 2004), da Gioele Dix, ai gatti Umberto Smaila e Nini Salerno, da Fiorella Pierobon a Giacomo Poretti del trio Aldo, Giovanni e Giacomo. E ancora Marco Milano, Marco Della Noce, Carlo Sacchetti di Bim Bum Bam, Veronica Pivetti e tanti altri.

La compagnia di produzione è la Bravo Production di Colletti Bianchi (serie sempre dell’88, con Giorgio Faletti e Connie Nielsen. Se non lo ricordavate, avete trovato il singolo grado di separazione tra Faletti e Il Gladiatore o Wonder Woman) e I cinque del quinto piano (1986, con Gian). Le memorabili sigle animate della seconda stagione sono di Guido Manuli, animatore che ha lavorato con Bruno Bozzetto in film come West and Soda e Vip – Mio fratello superuomo e creato le versioni animate di Johnny il Bassotto e del pappagallo di Portobello. E pure qui, giù lacrimoni, scusate un attimo. Mi sarà entrata una bruschetta nell’occhio, come diceva il poeta.

Cosa mancava, quindi, a Don Tonino? Sul fronte repliche abbiamo già detto: le avventure di Don Tonino e del commissario Sangiorgi hanno continuato a gironzolare ininterrotte, per un pubblico di nostalgici, di ex ragazzi e, certo, per le nonne ultras col telecomando stretto saldamente in pugno. Mancava solo la consacrazione internazionale, come per Margheritoni dopo gli insulti di quei tedeschi: stando a Wikipedia, la serie è stata trasmessa però anche in Repubblica Ceca e in Canada. Come Don Matteo, insomma, ma senza la bicicletta e con un curriculum per il parroco ficcanaso con molte meno scazzottate, molte più maggiorate mezze nude. Del resto, il re di quel genere di commedie è diventato nonno Libero, e quindi ok tutto.

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