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StreamWeek: è davvero estate solo se torna Stranger Things

StreamWeek: è davvero estate solo se torna Stranger Things

Di Michele Monteleone

Questa settimana tornano i ragazzini che hanno ridefinito il concetto di estate per gli spettatori televisivi. Torna Stranger Things in grande spolvero a guidare una carrellata di vecchie e nuove conoscenze da Willy, il principe di Bel-Air, a Riverdale, a Smallville, per finire con il secondo capitolo della saga di Animali Fantastici. L’estate pare sia un buon momento per guardare la televisione!

Vi ho lasciati per una settimana, ma spero non vi siate troppo disperati per me. Ero al mare e comunque “lavoravo” per voi. Quindi, come dicono i maghi, senza ulteriori indugi passiamo alla disamina delle uscite della settimana.

Iniziamo con Netflix per cui vi segnalo un paio di cose che ci siamo persi la scorsa settimana: non so come mai, ma in Italia abbiamo una passione per gli adattamenti dei romanzi di Nick Hornby, anche se l’autore è inglese, sono stati prodotti due film totalmente nostrani a partire da suoi soggetti. Il primo era è nata una stella, il secondo lo trovate su Netflix e si chiama Slam: tutto per una ragazza. Purtroppo nessuno dei due è all’altezza di roba come Febbre a 90 o About a Boy, ma l’impronta di Hornby si vede e salva anche delle produzioni non proprio smaglianti.  Sempre la scorsa settimana è uscito ANIMA, il video di presentazione del singolo di Tom York diretto da Paul Thomas Anderson. È una festa per gli occhi (oggi sono in vena di frasi fatte) e non dovete assolutamente perderla, anche se non vi importasse nulla del fondatore dei Radiohead (come a me). La scorsa settimana è stato reso disponibile in blocco Willy, il principe di Bel.Air  che segna l’esordio televisivo di Will Smith. Rivederlo dopo tanti anni è stato uno strano esperimento che si è concluso con la sicurezza matematica che sia impossibile ridere a una singola battuta dello show, ma che il carisma di Smith riusciva comunque a rendere la serie guardabile. In sostanza, Willy è invecchiato malissimo, Smith è per sempre.

Parlando di robe brutte, brutte e anche imbarazzanti; è uscita la seconda stagione di Riverdale ed è orripilante. Vi lascio con un’immagine senza nessun senso che dovrebbe incutere timore a un serial killer. Come tutti quelli che l’hanno vista in tv, anche io mi chiedo perché il tizio seduto a sinistra sia l’unico con la maglietta. Per completare la lista dei recuperi della settimana scorsa, è uscito il seguito di Shaft con Samuel L. Jackson. è un filmaccio di poco conto che riesce anche a peggiorare il primo.

La sagra del ricaccio, questa volta primi duemila e non anni 90, prosegue anche su Prime Video, infatti questa settimana è uscita in blocco Smallville che ci ricorda il perché la Warner produce serie di successo con le property DC e la Disney invece fa solo buchi nell’acqua con quelle Marvel. E il motivo è solo e unicamente che hanno cominciato prima. Smallville, la storia di come il giovane Clark Kent sia diventato Superman, è davvero una serie figlia del suo tempo, ma, inserita in quel segmento, con evidentissimi debiti con Buffy di Whedon, non era neanche tanto male. Va bene, è anche possibile che io ci sia un po’ affezionato. Lo ammetto.

Sempre questa settimana, su Now Tv, vi segnalo un paio di serie che sono piaciute solo a me. E dico sul serio, visto che hanno toccato record negativi di pubblico e sono state brutalmente cancellate alla fine della prima stagione. Le serie sono Vinyl, serie creata da Martin Scorsese (che ha anche diretto il primo episodio), Mick Jagger Terence Winter che, se non sapete chi sia, la televisione l’avete guardata bendati fino ad adesso (è il creatore dei Soprano). Con una squadra così era difficile fallire, ma ci sono riusciti ugualmente e un pochino mi dispiace.
La seconda serie fallimentare è tratta da una serie di romanzi, parla di un ex soldato del Vietnam che diventa un killer a pagamento tornato negli states ed è girata e interpretata in uno stato di grazia. Si chiama Quarry e la sua mancanza la sento solo io. Mi sa che la metto nelle mie serie feticcio accanto a Rubicon della AMC. Altri fan di Rubicon e Quarry lì fuori? Chiamatemi e in caso organizziamo un gruppo di autosostegno.

Su Tim Vision vi segnalo l’arrivo di Chronicle, film d’esordio di Josh Trank che poi è diventato (in)famoso per quell’orrore de I Fantastici 4Il film era una storia di supereroi raccontata in maniera diegetica (le camere che inquadravano l’azione erano sempre presenti nella storia), ed esplorava, che io sappia per primo al cinema, l’idea di un supereroe adolescente che cede al lato oscuro. Ultimamente è uscito quella robaccia di Brightborn, che è stata una delle mie personali cocenti delusioni di quest’anno al cinema, che fondamentalmente prova a fare la stessa cosa, ma si ferma molto prima. Cronicle si merita davvero di essere recuperato.

Stranger Things (Netflix)

Sono almeno due o tre mesi che, se non lo usassi per lavorare a questa rubrica, avrei cancellato l’abbonamento a Netflix. Perché? Perché purtroppo le produzioni della grande N rossa, mi sembrano sempre più omogeneamente sottotono. C’è una specie di marchio di mediocrità sulla maggior parte delle cose che ho visto ultimamente sulla piattaforma. Per fortuna però, i ragazzini di Hawkins, sono arrivati a salvare la situazione. Un imponente battage pubblicitario su Italia Uno (vi giuro che non ho capito perché Mediaset, che possiede ancora Infinity, fa pubblicità a Netflix), ha introdotto la nuova stagione di Stranger Things con una serie di spot in stile anni ottanta e una maratona di film dell’epoca che poi sono proprio la base fondante dello show di Netflix. La seconda stagione di Stranger Things mi aveva profondamente deluso, anzi, peggio, mi aveva lasciato completamente indifferente. I problemi della seconda esplodevano in quel delirante settimo episodio in cui ci allontanavamo dalla cittadina di Hawkins, venivano introdotti nuovi personaggi, si provava una virata dark  di Undici tanto mal riuscita da far sembrare genuinamente inquietante il Peter Parker di Spider-Man 3. Ecco, se eravate preoccupati come me che potessero succedere di nuovo cose del genere, state tranquilli. La terza stagione esplora Hawkins, inserisce la bellissima location del centro commerciale e una sottorama su “russi cattivi” degna del peggior/miglior film anni 80. Steve per me si riconferma e consacra come miglior personaggio in assoluto e cresce molto anche grazie all’accoppiata con Robin, l’aggiunta più importante a questa stagione. La lunghissima e spettacolare scena d’azione sul finale è probabilmente la cosa migliore mai vista in uno Stranger Things e chiude con il botto una stagione che in alcuni punti supera anche la prima e riesce ad essere davvero un horror oltre che una storia per ragazzi.

7 Uomini a Mollo (Prime Video)

Le commedie francesi, anche quelle più caciarone e grezze, di solito riescono a strapparmi un sorriso. Trovo sia strano, considerato che ogni volta che mi sono dovuto intrattenere con dei francesi (quasi solo parigini, lo ammetto), le uniche cose che mi venivano in mente erano cori sui mondiali e la testata di Zidane. 7 Uomini a Mollo è una commedia deliziosa e profondamente malinconica. I sette del titolo sono un gruppo di sfigatissimi (e vi assicuro che parliamo proprio di casi limite), che per vari motivi, nessuno dei quali coinvolge una vera passione per lo sport, si ritrova a far parte di una squadra di nuoto sincronizzato. Le loro pance flaccide, le teste pelate, gli sguardi vuoti, sono esattamente quello che non verrebbe in mente a nessuno pensando a degli sportivi ed è anche vero che il gruppo si riunisce più per parlare, per condividere le proprie sfighe che per allenarsi. Tutto però cambia quando i nostri scoprono che non esiste una mondiale francese di nuoto sincronizzato e decidono di tentare l’impossibile riscatto e partecipare alla competizione internazionale. A mezza strada tra Full Monty (di cui è davvero molto debitore) e Quattro Sotto Zero (la storia della squadra di bob giamaicana), 7 Uomini a Mollo è una commedia perfetta per un’afosa serata estiva.

Animali Fantastici – I Crimini di Grindelwald (Infinity)

Il seguito di una serie di film che ha sbancato i botteghini, ispirata alla saga di libri per ragazzi più famosa al mondo, non deve essere certo un affare di facile gestione. È facile immaginare le gastriti che scatena il lancio di una nuova saga come Animali Fantastici. Il primo film mi sembrava più compiuto di questo secondo, ma mi aveva lasciato anche più freddo. Infatti non è che sia difficile identificare i problemi di un film in cui ci sono almeno tre scene in cui l’azione si ferma completamente e i personaggi si spiegano a vicenda passaggi della trama e si raccontano i colpi di scena. La massima aurea show don’t tell ne I Crimini di Grindelwald, viene continuamente disattesa. Sono ragionevolmente sicuro che sia colpa della scrittura della Rowling (a lavoro direttamente sulla sceneggiatura) che è ancorata a meccaniche che funzionano molto bene in un romanzo, ma che in un film tagliano le gambe al ritmo. Quindi, come dicevo, un secondo capitolo che risulta meno quadrato e riuscito del primo, ma che, a dispetto di tutte le sue mancanze, mi ha stupito ed emozionato facendomi finalmente appassionare al nuovo viaggio nel mondo di Harry Potter. Quando deve essere grande e spettacolare, il film fa il suo dovere e, soprattutto nella scena iniziale, il mestiere di David Yates, che lavorava come montatore prima di diventare un regista, si vede. Naturalmente, appena entra in scena, il Silente di Jude Law, si mangia il film e fa sembrare il buon Eddie Redmayne, un ragazzino che è finito per sbaglio sul set.

Come tutte le settimane, siamo arrivati all’ultima parte della rubrica dedicata a una chicca, a un contenuto che probabilmente vi siete persi nell’uragano di novità con cui veniamo bombardati.

When They See Us (Netflix)

Ci sono horror che mi spaventano, che mi costringono a vedere lo schermo attraverso le dita della mano messa davanti al viso, ma non ho mai visto nulla che mi sprofondasse tanto a fondo nell’orrore e nell’angoscia quanto When They See Us, serie che esplora un fatto di cronaca del 1989. Un gruppo di ragazzi (bambini) afroamericani viene accusato e condannato per lo stupro di una jogger a Central Park. Il caso è una montatura che si regge su confessioni estorte con la violenza, i cinque ragazzi incensurati vengono condannati con il massimo della pena e, fino al 2002, quando le prove del dna e la confessione del vero stupratore, non li scagionano definitivamente, vengono iscritti nel registro dei trasgressori sessuali. When They See Us è una serie difficile da guardare senza provare forti sentimenti di odio per una giustizia immonda e corrotta, per un sistema profondamente razzista che ha inghiottito e masticato le vite di cinque innocenti. La serie è la migliore cose prodotta nell’ultimo anno da Netflix e un documento necessario per non dimenticare.

Alla prossima settimana, miei fedeli bingewatchers: se vi è piaciuto qualcuno dei consigli che vi ho dato, se volete segnalarmi qualcosa che mi sono perso o se volete suggerirmi qualcosa di cui discutere la prossima settimana, vi invito a commentare l’articolo. La vostra guida allo streaming compulsivo è sempre disponibile!

 

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