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Scarlett Johansson risponde alle accuse dopo aver criticato i casting “politicamente corretti”

Scarlett Johansson risponde alle accuse dopo aver criticato i casting “politicamente corretti”

Di Lorenzo Pedrazzi

Un anno fa, Scarlett Johansson ha abbandonato il ruolo di Dante “Tex” Gill in Rub & Tug dopo le proteste della comunità LGBTQ+: Gill era infatti un uomo transgender, e il casting della diva americana dimostrava la scarsa attenzione di Hollywood per gli attori e le attrici transgender, che hanno poche opportunità di lavorare nell’industria. Johansson è recentemente tornata sull’argomento durante un’intervista con As If Magazine, nella quale sostiene che l’arte non dovrebbe avere limiti, e un attore dovrebbe essere libero di interpretare ogni ruolo:

Sapete, come attrice dovrei poter interpretare qualunque persona, albero o animale, perché quello è il mio lavoro, ed è ciò che il mio lavoro richiede. Mi pare che [il politicamente corretto] sia una tendenza nel mio ambiente, ed è necessario che accada per varie ragioni sociali, eppure talvolta risulta disagevole quando influisce sull’arte, perché credo che l’arte debba essere libera da restrizioni. Credo che la società sarebbe più connessa se permettesse a ognuno di avere i propri sentimenti, senza aspettarsi che tutti provino quelli che provano loro.

Com’era prevedibile, queste dichiarazioni sono state oggetto di molte critiche, e alcuni utenti di Twitter hanno rievocato persino Ghost in the Shell, dove Scarlett Johansson interpretava un personaggio che dovrebbe essere asiatico.

I tweet di protesta

La risposta di Scarlett Johansson

Di fronte a queste polemiche, Scarlett Johansson ha parzialmente ritrattato le sue dichiarazioni, sostenendo che siano state citate fuori dal loro contesto. Ecco ciò che ha detto a ET Canada:

Una mia recente intervista è stata modificata perché diventasse materiale da click bait, ed è stata completamente estrapolata dal contesto. La domanda a cui stavo rispondendo nella mia conversazione con l’artista contemporaneo David Salle riguardava il confronto tra arte e politicamente corretto. Credo personalmente che, in un mondo ideale, ogni attore dovrebbe poter interpretare chiunque, e l’arte, in tutte le forme, dovrebbe essere immune al politicamente corretto. Quello era il punto, sebbene non sia stato recepito in quel modo.

Riconosco che, in realtà, c’è un’ampia discrepanza nella mia industria che favorisce gli attori caucasici e cisgender, e non tutti gli attori hanno le opportunità che io ho avuto il privilegio di ricevere. Continuo a supportare – e l’ho sempre fatto – la diversità in ogni industria, e continuerò a combattere per progetti in cui tutti siano inclusi.

L’attrice, insomma, non ha smentito le sue dichiarazioni, ma ha voluto contestualizzarle in un discorso più ampio che fa riferimento a un mondo “ideale”. Non è però il mondo in cui viviamo, in effetti.

Fonte: Heroic Hollywood

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