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StreamWeek: impariamo a rimandare l’apocalisse con Good Omens di Gaiman

StreamWeek: impariamo a rimandare l’apocalisse con Good Omens di Gaiman

Di Michele Monteleone

Nella settimana in cui mi si palesa che sono mesi che non trovo nulla di davvero interessante su Netflix, escono Good Omens su Prime, il bellissimo horror Hereditary e Come ti divento Bella su Now Tv. Su TIMvision invece possiamo fare un ripasso sugli ultimi classici Disney adattati al cinema.

Mentre è ancora nelle sale il live action di Aladdin firmato da Guy Ritchie e da poco ne è uscito quello di Tim Burton su Dumbo, entrambi i film animati originali sono disponibili suTIMvision. Gli approcci dei remake sono diametralmente opposti, mimesi quasi totale per Aladdin e distacco completo dall’opera originale per Dumbo. C’è anche da dire che il film sull’elefantino era quasi un mediometraggio, durava appena un’ora e, vista la sensibilità di oggi riguardo l’utilizzo degli animali al circo, non affrontava minimamente quel tasto dolente. Invece Aladdin, anche rivisto a stretto giro dopo il live action, rimane un film solidissimo e davvero ben congegnato. In definitiva mi pare che le trasposizioni siano abbastanza inutili, ma rimangono gli originali e, da questa settimana, potete gustarveli in streaming. (tra l’altro TIMvision offre un mese gratuito di prova a chi fosse interessato).

Una nota veloce su un altro remake che, questa volta, non è solo superfluo, ma quasi insultante. Su Infinity trovate la nuova versione di Point Break film di Kathryn Bigelow su una banda di rapinatori e surfisti, drogati di adrenalina. Nell’originale un giovanissimo Keanu Reeves si infiltrava nella banda e finiva per rimanere affascinato dalla filosofia da spiriti liberi del gruppo. Il carisma di Patrick Swayze nella parte del cattivo e la regia spericolata della Bigelow, hanno consacrato il film a culto degli anni novanta. La versione di Ericson Core invece è un polpettone inguardabile di clip sugli sport estremi tenute insieme da una filosofia ambientalista semplicemente ridicola, peccato. Sappiate comunque che su Now Tv è disponibile l’originale se volete rinfrescarvi la memoria su una delle bromance più intense della storia del cinema. (il nuovo non si merita neanche l’immagine qui sotto, quindi eccovi lo sguardo d’amore che tutti noi vorremmo ci rivolgesse Keanu).

Su Now Tv è disponibile da questa settimana la commedia romantica Come ti divento bella! in inglese si intitola Feel Pretty, che andrebbe tradotto con “sentirsi” bella. La differenza mi pareva sostanziale, il titolo italiano cerca evidentemente di vendere una commedia sul sapersi accettare così come si è, come una di quelle in cui invece la protagonista cambia per diventare finalmente sexy e accettata dal partner. Non è che Amy Schumer sia Rosa Parks e il film è comunque una commedia leggerissima su una donna in carne che improvvisamente inizia a vedersi bellissima e grazie a questa sua rinnovata sicurezza riesce a proiettare un’immagine migliore di sé all’esterno, ma il tentativo di stravolgerne il senso già dal titolo è abbastanza fastidioso. Comunque ora la smetto di essere polemico e, dato il mio amore per le stupide commedie americane, vi consiglio di vedere il film che comunque è abbastanza piacevole.

Su Netflix trovate Giovane e Bella del regista francese François Ozon. Sono innamorato da anni del cinema di Ozon e Giovane e Bella è uno dei miei film preferiti, la storia di Isabelle, una ragazzina di diciassette anni bellissima che vive in maniera incredibilmente conflittuale il proprio rapporto con il suo corpo e la sua bellezza. Dopo un’estate in cui scopre il sesso, tornata in città si inizia a prostituire, non lo fa per i soldi, che non spende, ma per provare a riappropriarsi del suo corpo, per sentire qualcosa. La vita di Isabelle fino a quel momento non è stata particolarmente difficile o ingrata, la ragazza è solo vittima della noia e dalla feroce apatia che si attacca addosso agli adolescenti. Il film si mantiene sempre in bilico tra erotismo e dramma, riuscendo a restituire un quadro abbastanza fedele del male di vivere e dei paradossi morali dei nostri tempi.

Per chiudere questa parte della rubrica un po’ di segnalazioni sparse: su Netflix è uscita la seconda stagione di Good Girls, sinceramente mi ero completamente dimenticato di aver visto la prima e sono sufficientemente convinto che non mi stia perdendo nulla con la seconda. Sempre sulla N rossa, trovate Cars 3, altro prodotto con cui ho poca empatia sin dal primo film. Eppure ho visto il terzo e l’ho trovato molto piacevole, per certi versi mi ha ricordato Giorni di Tuono con Tom Cruise.

Ogni settimana seleziono per voi tre visioni imprescindibili, non sono sempre i migliori usciti (anche perché se una settimana caricano Quarto Potere, non potrei mai dirvi che l’ennesima serie di supereroi con gli effetti visivi realizzati con paint, è meglio), ma sono sempre le serie o i film più attesi, chiacchierati, snobbati o anche solo criticati degli ultimi sette giorni. O semplicemente quelli che piacciono più a me.

Good Omens (Prime Video)

Il mondo sta per finire. La frase è vera, sia se guardiamo alla nostra realtà (i cambiamenti climatici e l’emergenza ecologica si fanno ogni giorno più pressanti e spaventosi), sia se vogliamo iniziare a contestualizzare la nuova serie Prime tratta da un romanzo scritto a quattro mani da Neil Gaiman (che firma anche la sceneggiatura della serie) e Terry Pratchett. Infatti la serie prende il via quando l’armageddon è imminente e un demone e un angelo decidono di dare il via a un’improbabilissima alleanza per educare il figlio della bestia in maniera che non scateni l’apocalisse e distrugga il mondo umano a cui, nei secoli passati sulla Terra, hanno finito per affezionarsi. Sarebbe un buon piano se i due non avessero sbagliato bambino a cui impartire la loro educazione morale. La serie è carina, Sheen Tennant insieme sono irresistibili e sono la mia OTP del momento. Andrò violentemente contro corrente, ma non mi sono mai piaciuti granché i romanzi di Pratchett e invece mi piacciono parecchio (alcuni di) quelli di Gaiman, quindi l’unico problema che ho riscontrato con la serie è proprio che c’è tanto Pratchett e poco Gaiman. Dopo tre episodi avevo smesso di sorridere e mi ero cominciato ad annoiare, ma è più colpa mia che della serie in sé stessa. Per me è noiosissimo quasi tutto quello che porta la firma del compianto Pratchett, ma ho lo stesso problema con Duglas Adams, quindi se a voi piacciono non datemi retta e guardate Good Omens.  Per chiarire comunque, l’incipit di questo paragrafo assumerà senso se guarderete la serie fino in fondo, infatti nascosta (in piena vista) nel racconto dell’apocalisse di Pratchett/Gaiman, c’è una forte critica alle politiche ecologiche attuali.

Hereditary (Now Tv)

Ari Aster con questa sua opera prima si candida ad essere tra i registi horror più interessanti di questa generazione. Il suo Hereditary è uno di quei film in cui la trama, intesa come narrazione pura, il COSA succede, importa davvero molto poco. La costruzione dell’atmosfera in cui galleggia la vicenda, come in un liquido denso e viscoso, è certamente la parte più interessante del film. Infatti è di tante piccole inquietudini, di particolari fuori fuoco, di bruschi cambi di visuale e di punti di vista, che si compone l’orrore di Aster. Quando ho visto uscire gli spettatori dalla sala, molti erano confusi, qualcuno si lamentava di non aver capito la fine del film, ma sono certo che ognuno di loro è tornato a casa con un senso di profonda angoscia che gli è montato addosso anche a discapito della comprensibilità dei passaggi di cui è composta la vicenda. La storia del film potrebbe essere presto riassunta dicendo che Hereditary tratta della maledizione, dell’oscuro destino, che grava su una famiglia e di come questo invada le vite dei nostri protagonisti alla morte di Ellen Graham, la nonna di cui vediamo i funerali all’inizio della pellicola. Ma sarebbe vendere male il film che è anche un’indagine sulle radici di quel male e di come e quanto le colpe dei padri (o delle madri) ricadano sui figli e quelle dei figli sulle madri. La famiglia stessa, la casa, il focolare, diventano un covo di ansie e tensioni che si fanno sempre più malsane e insopportabili, fino a scaturire in un finale violento e destabilizzante. Mi sono tenuto volontariamente molto vago perché secondo il mio parere, parte del gusto dell’essere continuamente sorpresi da un film che non sembra mai mostrarsi per quello che è davvero e che si conclude serbando nel suo cuore nero un segreto mai espresso allo spettatore.

The Spectacular Now (Now Tv)

Lo ripeto ogni volta come fosse una specie di disclaimer e non capisco neanche io bene perché lo faccio, comunque ammetto di avere un debole (debolissimo) per le commedie romantiche e, più in particolare per quelle adolescenziali. A questo aggiungo uno strano amore per Miles Teller che è, insieme a Shailene Woodley, il protagonista di The Spectacular Now. Il film racconta la storia d’amore tra Sutter Kelly, il personaggio di Teller, un “ragazzaccio” e Aimee, quello della Woodley, un’alunna modello e una ragazza assennata. I due sono all’ultimo anno di liceo e Aimee è fin troppo equilibrata per essere una diciottenne. Si è così concentrata sui desideri che hanno per lei i genitori e gli amici che ha dimenticato di godersi a pieno la sua adolescenza. Ci penserà Sutter a insegnargli a lasciarsi andare. Il rapporto tra i due è in costante squilibrio, il loro non è un’idillio d’amore o un’ovattata romance da film americano e presto il confine tra ciò che è giusto e sbagliato fare per amore comincerà a confondersi. The spectacular Now è una commedia romantica atipica che potrebbe piacervi anche se non avete il mio stesso debole per questo tipo di storie.

Come tutte le settimane, siamo arrivati all’ultima parte della rubrica dedicata a una chicca, a un contenuto che probabilmente vi siete persi nell’uragano di novità con cui veniamo bombardati.

Ti lascio la mia canzone (Prime Video)

A dispetto del titolo italiano che si prende parecchie libertà nell’adattare l’originale (Rudderless), il film che vi consiglio di recuperare oggi non è una commediola romantica, ma un dramma intimo e toccante. Billy Crudup interpreta il padre di Anton Yelchin, un ragazzo morto giovane (amara coincidenza con la vita di Yelchin), che si lascia dietro una scatola piena di demo di canzoni che stava scrivendo. Il padre deciderà di completare il suo lavoro e dargli vita per far rivivere, almeno per qualche altro minuto, il figlio e ottenere una sorta di catarsi per riprendersi dalla spirale discendente in cui lo ha precipitato la sua morte. Un film piccolo, ma molto profondo, emotivamente complesso seppure molto semplice narrativamente. Un’altra pellicola che sono contento di segnalarvi nella mia sezione dedicata ai recuperi.

Alla prossima settimana, miei fedeli bingewatchers: se vi è piaciuto qualcuno dei consigli che vi ho dato, se volete segnalarmi qualcosa che mi sono perso o se volete suggerirmi qualcosa di cui discutere la prossima settimana, vi invito a commentare l’articolo. La vostra guida allo streaming compulsivo è sempre disponibile!

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