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Seeds, quando lo sguardo è più scioccante dei mostri: la recensione

Seeds, quando lo sguardo è più scioccante dei mostri: la recensione

Di Lorenzo Pedrazzi

Ci voleva un festival come Oltre lo Specchio per vedere in sala le espressioni più insolite del genere fantastico, alternative ai circuiti mainstream e provenienti da cinematografie spesso ignorate. Certo, Seeds è un film americano, ma appartiene a quel filone ultra-indipendente che spesso non trova spazio nemmeno sulle piattaforme on-line, figuriamoci nelle sale. L’esordiente Owen Long solca il terreno di una fantascienza indie che nell’ultimo decennio, con registi come Mike Cahill e Shane Carruth, ha stabilito un dialogo fra speculazione immaginativa e interiorità caratteriale, rileggendo il genere da una prospettiva intimista: così, anche Seeds assume i tratti di un dramma personale e familiare, ma contaminato da visioni fanta-horror che ne alimentano l’inquietudine, soprattutto dopo aver superato l’impatto iniziale.

La sceneggiatura di Steven Weisman – su soggetto dello stesso Long – sceglie un registro “impressionista” per avviare la storia, con l’effetto di smarrire e disorientare lo spettatore; ma non appena i collegamenti tra i personaggi diventano chiari, la narrazione centripeta ci assorbe progressivamente al suo interno, mettendoci in trappola senza alcun preavviso. La trappola in questione, peraltro, è la stessa in cui vive il protagonista Marcus Milton (Trevor Long), un uomo che si ritira nella vecchia casa di famiglia per sfuggire alle sue stesse depravazioni. Nel clima tranquillo del Rhode Island, tra un grande prato e la vista sul mare, l’uomo riallaccia i contatti con il fratello Michael (Chris McGarry) e i due nipoti, la sedicenne Lily (Andrea Chen) e il piccolo Spencer (Garr Long). Tra Lily e Marcus c’è sempre stato un rapporto speciale, che adesso si esprime in un’attrazione scabrosa e intollerabile, destinata a crescere quando i due nipoti si trasferiscono da lui per un paio di giorni. Intanto, negli angoli bui della casa si aggirano misteriose creature tentacolari che potrebbero arrivare dall’oceano, o forse da molto più vicino: la loro presenza influisce sul corpo e sulla psiche di Marcus, che pure cerca di resistere.

Seeds recensione

È chiaro che Long usa l’horror e la fantascienza per confezionare il classico “metaforone”, eppure l’operazione non risulta forzata o gratuita: la simbologia dei mostri, ben lungi dall’essere sovrapposta al contesto drammatico (come accadeva ad esempio in The Monster di Bryan Bertino), è infatti un’emanazione naturale del conflitto, una presenza strisciante con cui si è obbligati a fare i conti. Ma più che nei mostri in sé, l’aspetto disturbante di Seeds risiede nel potere corruttivo dello sguardo, e nella capacità tutta cinematografica di restituirne l’orrore. Long inquadra Lily attraverso un male gaze pienamente consapevole, che ci costringe a osservarla con gli occhi di Marcus, vivendo il suo stesso tormento: la sensualità acerba della ragazza ha un fortissimo impatto sullo sguardo (il nostro e quello del protagonista), innescando un gioco di attrazione e repulsione che nutre il contrasto fra istinto e razionalità. Lily ricambia le attenzioni, e il processo di avvicinamento fra i due personaggi è scioccante e spaventoso perché moralmente inammissibile; in altre parole, proibito.

Il male gaze diviene così uno strumento per smascherare la sua stessa violenza, all’interno di una riflessione che mette al centro la reificazione del corpo femminile: un corpo da sondare, esplorare e possedere (anche letteralmente, nell’immagine più rappresentativa del film), ma che terrorizza per la sua sicurezza, soprattutto nella manifestazione dei desideri. Di fronte all’individualità di Lily, i tentacoli lovecraftiani che infestano la villa sono un covo di pulsioni represse, pronte a riemergere in sogno con tutta la loro scandalosa bramosia. Non c’è soluzione di continuità tra realtà e fantasia, incubo e veglia, passato e presente: se si escludono un paio di battute, l’approccio impressionista evita scivoloni didascalici, e rispecchia il caos emotivo che lega i due personaggi.

L’epilogo è figlio di un profondo senso di colpa maschile, risvegliato dal confronto con un femminile sempre più consapevole di se stesso. Forse, l’intero film si può ridurre a questo: un conflitto interno alla coscienza maschile, che affronta le proprie responsabilità quando ormai è troppo tardi. Disturbante, al di là della patina fanta-horror, perché veritiero.

Seeds recensione

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