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Niente cortometraggio per Toy Story 4: la colpa è di Frozen?

Pubblicato il 19 giugno 2019 di blogmaster

Come già documentato in un nostro articolo, Toy Story 4 interromperà una tradizione cinematografica instaurata dalla Pixar fin dal 1998. Nessun cortometraggio animato accompagnerà, infatti, il quarto episodio della famosa saga. Si tratta di una scelta che ha suscitato grande perplessità, specie considerando che i corti Pixar hanno sempre fatto incetta di premi. Il caso più recente è quello di Bao, arrivato in sala in coppia con Gli Incredibili 2, e capace di garantirsi la conquista del Premio Oscar.

Quali potrebbero essere le cause che hanno indotto la Pixar a stravolgere un rituale ormai consolidato? Sicuramente la durata di Toy Story 4 va esclusa dall’elenco di teorie potenziali. Il film che racconta le nuove avventure di Woody e Buzz può contare su un minutaggio di “soli” 100 minuti, una lunghezza standard per pellicole di questo tipo.

La risposta al quesito che ci siamo posti non è né facile, né immediata. Per venire a capo di questo mistero, dovremo calarci nei panni di immaginari investigatori. Le ipotesi più probabili sono tre, e le tratteremo qui di seguito.

1) Niente concorrenza interna

Come già menzionato, i cortometraggi animati targati Pixar sono sempre stati grandi protagonisti della stagione dei premi, e lo stesso si può dire dei lungometraggi. Gli Oscar sono di casa per lo studio fondato nel 1986. Eppure, la cerimonia presieduta dall’Academy nel 2019 ha rappresentato un caso molto interessante, e divergente dalla norma.

In quell’occasione, nonostante i grandi elogi da parte della critica, Gli Incredibili 2 fu sconfitto da Spider-Man – Un Nuovo Universo. Una delusione relativa, visti i grandi incassi del film animato. Nel corso della stessa serata, però, Bao vinse il premio come “miglior cortometraggio animato”. L’antipasto superò la portata principale. Un sovvertimento dello schema che può aver spinto la Pixar a rivedere le sue priorità.

Perché rischiare che Toy Story 4, un fiore all’occhiello per la casa di produzione di proprietà Disney, venga oscurato da un cortometraggio potenzialmente migliore? Perché innescare una dinamica di concorrenza interna a discapito dell’investimento più importante? Un’ipotesi azzardata, forse, ma da tenere in considerazione in un’industria che si regge sul valore dell’immagine.

2) Nessuna idea valida

Per quanto strano possa sembrare, la Pixar potrebbe non essere riuscita ad elaborare un’idea valida per la realizzazione di un cortometraggio animato. La teoria, in apparenza, risulta bislacca, specie se pensiamo che lo studio può contare sulle menti di alcuni tra i migliori creativi del mondo. Recenti sconvolgimenti interni, però, potrebbero avere influito in modo pesante sul lavoro della compagnia.

Non è un mistero: John Lasseter, il direttore creativo principale della Pixar, è stato allontanato dalla Disney a seguito di accuse relative a “comportamenti inappropriati”. Pete Docter, regista di Up e Inside Out, è il nuovo capo del dipartimento. Avvicendamenti di questo tipo comportano, inevitabilmente, uno scossone nell’organigramma, seguito da una pausa di assestamento. Una pausa che potrebbe essere stata fatale per le sorti dei cortometraggi animati, almeno nel breve periodo.

3) Tutta colpa di Frozen

Coco rappresenta un caso unico nella storia della Pixar. Il film ambientato nell’aldilà messicano venne accompagnato da quello che, almeno in teoria, sarebbe dovuto essere un cortometraggio di produzione Disney dedicato ad Olaf, personaggio di Frozen. Le avventure del simpatico pupazzo di neve si rivelarono, però, ben più lunghe del previsto, con una durata che si attestò attorno ai 20 minuti. La cosa, inevitabilmente, causò malumore in sala, e presto la Disney ordinò la rimozione del corto dai cinema.

Un incidente di percorso bruciante, capace di mettere a repentaglio una tradizione consolidata negli anni. Una tradizione che, forse, può essere arrivata al capolinea, soppiantata dalla frenesia del pubblico moderno. Perché dover essere costretti a visionare un prodotto non richiesto prima di un film tanto atteso? Questo potrebbe essere il quesito che ha scoraggiato la Pixar, imponendole di rifarsi a regole di marketing più serrate e stringenti. Forse più efficaci, ma sicuramente meno poetiche.

Conclusioni

Nonostante il dispiacere che la fine di questa tradizione artistica può comportare, è necessario mettere al bando gli allarmismi. Potrebbe trattarsi di un caso isolato, e contestualizzato. Una misura momentanea per concentrare le luci della ribalta esclusivamente attorno a Toy Story 4, un film che arriverà nelle sale nostrane con una grande pressione sulle spalle.

La pellicola ha già ottenuto il consenso della critica americana, che l’ha promossa con un sonoro 100% su Rotten Tomatoes. E’ evidente, dunque, che i cortometraggi animati d’accompagnamento non siano fondamentali per la godibilità di un lungometraggio Pixar.

Ci auguriamo, in chiusura, che le cause da noi esplorate non impongano una cancellazione definitiva delle produzioni di questo tipo. Sarebbe un peccato dover rinunciare del tutto a questa forma d’intrattenimento tanto peculiare, e capace di coinvolgere, emozionare e commuovere in una manciata di minuti.