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La storia di WarGames (FantaDoc)

La storia di WarGames (FantaDoc)

Di DocManhattan

Non avrebbe dovuto intitolarsi così, WarGames. E non avrebbe neanche dovuto parlare di una Guerra Termonucleare Globale rischiata giocando contro un computer per cercare di far colpo su una tipa, se è per questo. Tutto aveva avuto infatti inizio, diversi anni prima, partendo da un soggetto differente: The Genius, la storia di ragazzini geniali nati in un luogo dove non sono compresi. Niente videogiochi, niente computer, niente testate nucleari, niente telefonate a scrocco.

Lawrence LaskerWalter Parkes sono due giovani sceneggiatori che si sono conosciuti all’università, quando studiavano a Yale. Parkes ha già però portato a casa una nomination all’Oscar nel ’75, a 24 anni, come co-autore di un documentario sul neonazismo a Los Angeles e San Francisco, The California Reich, e ne riceverà un’altra proprio per la sceneggiatura originale di WarGames.

Parkes sta quindi scrivendo il suo The Genius, quando Lasker, figlio del produttore Edward Lasker e dell’attrice Jane Greer (Le catene della colpa), gli parla di un copione che ha in testa. Una storia ispirata al fisico Stephen Hawking, che passa il suo testimone a un giovane genio, nonostante le difficoltà di comunicazione derivanti dalla malattia dello scienziato. Un successore che è anche un piccolo delinquente finito nei casini, per giocare meglio sul contrasto. Lasker e Parkes fondono i loro progetti e The Genius cambia volto.

Quando i due iniziano a portare in giro il progetto, in cerca di uno studio disposto a comprarlo, arriva alla spicciolata anche tutto il resto. C’è bisogno di una figura che funga da interfaccia tra il giovane genio e il mondo, incarnando la curiosità dello spettatore. No, non Jennifer: il computer. Perché i computer sono già adoperati negli studi per aiutare i bambini autistici e perché frequentando i ricercatori dello Stanford Research Institute (SRI) per dar corpo al loro copione, Lasker e Parkes stanno scoprendo un mondo nuovo. Un mondo in cui uno stormo di oche avrebbe potuto teoricamente ridurci tutti in cenere.

Come lo stesso Parkes spiega in un’intervista pubblicata nel settembre del 1983 sulla rivista Starlog, “proprio in quel periodo iniziarono a circolare le prime notizie sui malfunzionamenti di sistemi di difesa militari computerizzati. Come dei sensori che avevano preso delle oche per un bombardiere sovietico”. Peter Schwartz, il futurista che lavora per l’SRI, spiega loro che quanto gira sugli schermi del NORAD non è poi tanto diverso da i videogiochi con cui occupano il televisore di casa milioni di ragazzini in tutto il pianeta.

“Avevamo trovato un altro rapporto da sviscerare”, dice sempre Parkes. “Da un lato David Lightman e il Dr. Falken, dall’altro i videogame e i computer militari”. Si rivolgono a vari esperti di sicurezza informatica e ottengono da tutti la stessa risposta. No, bucare il NORAD non è così semplice, ma “non esiste davvero qualcosa di totalmente sicuro nel mondo dei computer”. E non avete visto ancora niente, abitanti di fine anni ’70.

Un anno più tardi, il copione di WarGames, scritto a quattro mani da Parkes e Lasker, è pronto. La Universal, non credendo troppo nella cosa, offre un budget risicatissimo, così è la MGM/UA alla fine a farsi avanti. A dirigere il film sarà un altro amico di Lasker, Martin Brest, il regista di Vivere alla grande (Going in Style). Non subito, però. La MGM ha casini finanziari e il progetto finisce in stallo più volte. E quando finalmente il semaforo verde arriva, ci si accorge che Brest non è la persona adatta per quella pellicola.

Nell’anno precedente, Parkes e Lasker erano stati lasciati fuori e Brest aveva lavorato a stretto contatto con un altro sceneggiatore, piazzato lì dalla major, Wally Green. Ma tre settimane dopo l’inizio delle riprese, Brest litiga con la produzione e viene fatto fuori insieme a Green. Viene chiamato in tutta fretta a sostituirlo il John Badham de La febbre del sabato sera, che richiama al volo i due ideatori della pellicola. È l’agosto del 1982 e in quella telefonata a Parkes Badham dice: “Ho bisogno di una mano. Fate presto”.

Il 90% di quanto girato da Brest viene scartato, restano solo piccole cose. Si torna alla visione originale di WarGames, meno seriosa – nonostante il rischio di nuclearizzare il pianeta che ci ospita – e più da film d’avventura ad altezza di ragazzo. “Doveva essere un’opera alla fine divertente e adrenalinica, non una pellicola troppo tecnica o politica”, dice Parkes. Brest si consolerà dirigendo subito dopo Beverly Hills Cop – Un piedipiatti a Beverly Hills: un mostro da oltre 300 milioni di dollari al botteghino, il film più visto negli USA nel 1984. Contenti tutti, insomma.

Badham, che ha appena finito di montare Tuono Blu, si mette al lavoro con i giovani protagonisti. Matthew Broderick è un ventenne di Manhattan, figlio dell’attore James Broderick, con cui ha iniziato a lavorare calcando i palchi di Broadway. Ha da poco girato il suo primo film, Per fortuna c’è un ladro in famiglia (Max Dugan Returns), e suo padre è scomparso proprio durante le riprese di quella commedia. In futuro sarà, tra le altre cose, Ferris Bueller, Philippe Gaston a spasso per la campagna italiana, Simba, un tizio che incontra Godzilla, l’Ispettore Gadget e il marito di Sarah Jessica Parker.

Jennifer è invece Ally Sheedy, membro del Brat Pack (Breakfast Club, St. Elmo’s Fire) che un giorno sposerà il nipote della Signora in Giallo. Per il ruolo del Dottor Stephen Falken, dichiaratamente ispirato a partire dal nome a Stephen Hawking, si era pensato a John Lennon. Avrebbe accettato la parte, John? Quel che è certo è che era interessato alla cosa: Parkes e Lasker lo avevano contattato tramite il produttore discografico David Geffen, si stava discutendo della cosa.

Fino a quando, nel novembre dell ’80, mentre scriveva la prima scena del film guardando il volto di Lennon su una copertina di Esquire, Lasker ricevette una telefonata. “Un mio amico, con fare da stronzo, mi disse che avremmo dovuto cercarci un altro Falken”. Alla fine la parte va all’inglese John Wood, che in seguito reciterà insieme a Broderick anche in Ladyhawke. Falken aveva già perso la sedia a rotelle durante la gestione di Brest, perché uno scienziato su una sedia a rotelle in un ambiente militare ricordava troppo al regista il Dr. Stranamore di Kubrick.

Dieci settimane di riprese più tardi, il film è pronto e Badham è riuscito a star dentro al budget iniziale (circa 13 milioni di dollari), nonostante le false partenze e i rinvii accumulati prima del suo arrivo. WarGames, che ha fatto tesoro dei consigli di veri hacker dell’epoca, leggende come David Scott Lewis, ingaggiati dalla produzione come consulenti, arriva in sala il 3 giugno del 1983 (in Italia, come Wargames – Giochi di guerra, il 28 ottobre) e viene accolta con grandi pacche sulle spalle dalla critica. Riceverà poco dopo tre nomination all’Oscar: miglior sceneggiatura originale, fotografia e sonoro.

Anche il pubblico apprezza. Per il messaggio pacifista, la passione da protosmanettoni per l’hacking, amore per l’informatica o il semplice desiderio di vivere un’altra avventura cinematografica anni 80 ad altezza di ragazzo, WarGames diventa una pellicola spartiacque, seminale. Incassa 79 milioni di dollari e chiude il 1983 al terzo posto della classifica annuale negli USA, dominata da Il ritorno dello Jedi. Subito sotto Una poltrona per due (Trading Places) di John Landis, pellicola nella quale potreste esservi imbattuti in TV a Natale.

Un Natale qualsiasi.

Ma tra i tanti fan di WarGames, all’epoca, c’è anche uno un po’ più importante degli altri. Non fosse altro, perché è l’unico in grado di lanciare davvero delle testate nucleari. Larry Lasker, in quanto figlio d’arte, conosce l’ex attore e ora presidente della prima superpotenza del pianeta, Ronald Reagan, da molto tempo. Reagan è a tal punto affascinato – e leggermente e comprensibilmente inquietato – dal film di Badham, che la settimana dopo, in un meeting con alcuni esponenti del Congresso per parlare della politica di disarmo nucleare, chiede quanti abbiano visto WarGames. E si mette a spiegare la trama a chi non l’ha fatto.

Non è tutto. Come si legge in questo articolo del NY Times, Reagan ordina al generale John W. Vessey Jr. di verificare quanto sia plausibile la minaccia presentata nel film. La risposta dell’ufficiale, dopo essersi consultato con il Pentagono, è: “La situazione è molto peggiore, signor Presidente”. L’NSA si sta infiltrando da tempo nei sistemi di comunicazione di russi e cinesi, è facile attendersi lo stesso trattamento.

Quindici mesi dopo, Reagan firma la direttiva “National Policy on Telecommunications and Automated Information Systems Security”, la prima sulla sicurezza informatica negli USA. Cinque anni prima che Tim Berners-Lee inventi il World Wide Web e nasca Internet per come la conosciamo oggi. Tutto perché un film di un tipo che smanettava con un computer per truccarsi i voti a scuola e far colpo su una ragazza aveva colpito pure un Presidente.

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