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THE DOC(MANHATTAN) IS IN – Flash

THE DOC(MANHATTAN) IS IN – Flash

Di DocManhattan

C’era stato questo grande buco. Dopo le serie anni Settanta come Wonder Woman, Hulk e Spider-Man, i super-eroi DC Comics e Marvel erano sostanzialmente spariti dalla TV per tutto il decennio successivo. Eppure le cose, a fine anni Ottanta, avevano ripreso a muoversi. Proprio mentre partiva in syndication la serie di Superboy – nata nell’88, per i 50 anni di Superman, e creata dai produttori dei primi tre film del kryptoniano e di quello su Supergirl – alla CBS c’era chi progettava un ritorno in grandissimo stile dei personaggi DC, proprio sull’emittente che aveva ospitato in passato Wonder Woman e lo Shazam! prodotto dalla Filmation.

Danny Bilson e Paul De Meo sono due sceneggiatori trentenni. Si sono conosciuti all’università e firmato insieme già diversi copioni. Come quello di Trancers – Corsa nel tempo, nel 1984 (primo di una serie di sei film), o come The Rocketeer, che hanno scritto per la Disney nell’85, anche se il film arriverà in sala solo nel ’91. Ed essendo due appassionati di videogiochi, Bilson e De Meo finiranno per coprire ruoli chiave in aziende come EA e THQ: se avete perso il sonno dietro a The Sims, a un videogame di Harry Potter o a Saints Row, dieto c’è anche il loro zampino. Ma quella è un’altra storia.

Torniamo al 1988. I due sceneggiatori propongono alla CBS Unlimited Power, un progetto con vari eroi DC ambientato in un futuro distopico, ma non se ne fa niente. Poco dopo, nel gennaio del ’90, ai vertici della CBS arriva però un nuovo presidente, Jeff Sagansky: il caso vuole sia un grande appassionato di fumetti DC. Sagansky commissiona a Bilson e De Meo un pilota di due ore su Flash. The Flash non sarà però come le serie TV del passato: tutti vogliono qualcosa che ricordi l’estetica e il tono oscuro del Batman di Tim Burton, che qualche mese prima ha rappresentato un fondamentale spartiacque nel modo in cui il grande pubblico percepisce gli eroi in tutina. Il Batman campy di Adam West volutamente scemo è un ricordo ormai sbiadito, sommerso dalla Bat-Mania che ha spazzato il pianeta nell’89.

La CBS mette mano al portafogli, e quel pilota viene a costare la bellezza di 6 milioni di dollari. Ciascuna puntata dello show 1,6 milioni, il che rende The Flash una delle produzioni televisive più faraoniche dell’epoca, insieme a Star Trek: The Next Generation. Solo il costume indossato dall’eroe, il ricercatore della polizia scientifica di Central City chiamato Barry Allen, costa uno sproposito. Ci vogliono centomila dollari per realizzare i quattro esemplari adoperati durante le riprese, disegnati da Robert Short (premio Oscar per Beetlejuice) e costruiti in lattice agli Stan Winston Studios. Talmente soffocanti che sotto andava indossata della biancheria raffreddata ad acqua per non far sciogliere il povero John Wesley Shipp. Perché, dichiarò De Meo, dopo il Batman corazzato del film, “nessuno si sarebbe più accontentato di un tizio con una semplice calzamaglia”.

John Wesley Shipp è un trentacinquenne che viene dalla Virginia. Figlio del pastore di una piccola comunità, ha debuttato nella soap Sentieri, dove tra l’80 e l’84 è stato il Dr. Kelly Nelson. Nel ’98 diventerà lo sfigatissimo padre del disprezzabile Dawson Leery in una certa serie TV teen assurda di cui abbiamo già detto. Girato in sole sei settimane, il pilota viene completato con gli effetti speciali letteralmente al volo, per mandarlo in onda a settembre. Il 20 di quel mese, The Flash debutta così sulla CBS. Nei primi episodi sembra un normale procedural, un poliziesco con un tipo dal costume sgargiante che corre velocissimo. Fatto salvo che nel settimo fa una comparsata Adam West, non c’è molto da segnalare. Piacevolmente stupiti dal fatto di avere un nuovo telefilm su un super-eroe dei fumetti, e dal taglio così volutamente prossimo a quello del paladino di Gotham visto al cinema, perfino i lettori di comics impiegano un po’ a rendersi conto che manca qualcosa. I cattivi.

I supervillain arrivano infatti solo nel secondo lotto di puntate. Si pesca tra le nemesi del Flash a fumetti, portando in scena supervillain come Capitan Gelo, Mirror Master e soprattutto Trickster, interpretato da Mark Hamill (con addosso un costume molto, molto sobrio). Il vero nemico che Flash deve affrontare, però, è una sgangherata famiglia dalla pelle gialla.

La CBS sceglie infatti per il debutto di Flash il giovedì sera alle 8 (fuso costa orientale) per giocarsela con I Robinson della NBC. Ma quello che non sa è che la Fox ha fatto la stessa pensata, spostando in quello stesso slot I Simpson, che prima andavano in onda la domenica. Bart, Homer e famiglia sono alla seconda stagione e stanno prendendo sempre più velocità: l’America tutta è interessata alla sfida tra i Simpson e i Robinson, Flash scivola velocissimo sullo sfondo. Danny Bilson dichiara in un’intervista che affrontare i Simpson era l’ultima cosa che lui e il resto del team avrebbero voluto fare.

Dalla seconda puntata, la CBS sposta The Flash mezz’ora più avanti, in uno slot inusuale per le serie da un’ora, e in seguito cambia giorno di programmazione, spedendo Barry Allen al sabato. Gli spettatori, perfino quelli più interessati alle avventure di Flash, perdono letteralmente di vista l’eroe di Central City. Gli ascolti calano, non aiutati dai salti di palinsesto e dalla continuity molto tenue tra una puntata e l’altra – che non sembra far decollare mai la storia tra Barry e Tina (Amanda Pays), tra le altre cose –  e i costi restano troppo alti per andare avanti. Dopo una sola stagione di 22 episodi, la CBS stacca la spina.

Quando The Flash sbarca, senza articolo, anche da noi (Italia 1, marzo 1992), la serie ha chiuso i battenti in patria da quasi un anno. Flash tornerà a correre sulle strade della TV ventiquattro anni dopo, con una nuova serie parte dell’Arrowverso su The CW, apprezzatissimo soprattutto dal pubblico giovane. Cinque stagioni, una sesta in arrivo tra qualche mese. E John Wesley Shipp non solo nei panni di Henry Allen, il padre del protagonista, ma di nuovo eroe in tutina alla fine della seconda stagione, quando diventa Jay Garrick, controparte di Flash proveniente da un universo parallelo, Terra-3. È tutto? No.

Per chiudere il cerchio, durante Elseworlds, il crossoverone delle serie Arrow, The Flash e Supergirl, lo scorso dicembre, Shipp è tornato ad essere il vecchio Flash, proveniente da… Terra-90. Solo con un costume decisamente MOLTO meno costoso rispetto a un quarto di secolo fa.

Ma cosa ne sa quel piangina di Dawson Leery? Cosa?

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