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StreamWeek: il fuoco de Il Trono di Spade si sta spegnendo

StreamWeek: il fuoco de Il Trono di Spade si sta spegnendo

Di Michele Monteleone

Settimana piena, in cui la fa da padrone un episodio epico e definitivo de Il Trono di Spade. Escono direttamente dal nostro passato di ragazzini due lungometraggi animati degni della nostra nostalgia romantica come Fievel e Quattro dinosauri a New York. Torna disponibile Band of Brothers, un grande classico della tv e arriva Ocean’s 8, il maldestro tentativo di dare seguito a un altro classico, dell’heist movie in questo caso.

Iniziamo a parlare della settimana passata con una nota di nostalgia. Infatti su Now Tv sono disponibili da questa settimana due lungometraggi animati che hanno segnato la mia infanzia e quella di tanti miei coetanei. Il primo è Fievel Sbarca in America ed è il motivo per il quale la mia generazione ha avuto gli incubi da bambini. La storia di una famiglia di topolini che, per sfuggire alle persecuzioni di un gruppo di gatti,  si trasferisce dalla fredda Russia fino in America. Arrivato sul suolo americano però Fievel, il primogenito della famiglia, si perde nella folla e rimane separato dai genitori. Se l’intenzione di Don Blunt (storico animatore che, fuoriuscito dalla Disney, con l’aiuto di Spielberg, fondò la sua casa d’animazione) era quella di terrorizzarmi a morte sul perdere i miei: missione compiuta, dopo Fievel quando uscivamo con i miei, non mi sono mai allontanato più di due metri da loro. Il secondo film invece è decisamente meno traumatico, infatti Quattro Dinosauri a New York è una tenera commedia su quattro dinosauri che, presi da una macchina del tempo nel cretaceo, vengono portati a New York (dopo aver ingerito il grano cerebrale un magico seme in grado di donargli l’intelletto) per esaudire il desiderio di un bambino che vorrebbe vedere dei dinosauri vivi.

Arriva invece su Prime Video Gran Torino, il film con cui Clint Eastwood aveva promesso di chiudere la sua carriera da attore. Il vecchio Clint interpreta un anziano vedovo, razzista e rancoroso che dopo averlo scacciato da suo garage, in cui si è intrufolato per compiacere una gang, inizierà a conoscere e a proteggere il giovane Thao, il figlio dei suoi vicini, immigrati asiatici. Il rapporto che cresce tra lui e il ragazzo porterà il personaggio di Eastwood a smussare le spigolosità del suo carattere fino a difendere a costo della sua stessa vita Thao. La scena dell’indice puntato contro i malviventi al posto della pistola è il vero testamento artistico di Eastwood, un cerchio che, dopo anni di carriera, si chiude consacrando la sua figura come mitica al di là anche dei suoi personaggi.

Chiudo segnalandovi Ocean’s 8 il reboot/seguito della saga di Ocean creata da Steven Soderbergh. In questa nuova versione il gruppo di ladri e truffatori è composto da sole donne, un cast stellare che però, a differenza di quello dei maschietti, non sembra divertirsi altrettanto. Manca nel film quell’evidente cameratismo che si era creato sul set dell’originale. Gary Ross, il regista, prova a simulare lo stile di Soderbergh, ma ne viene fuori un lavoro forzato e per nulla naturale. Il film tutto, sembra una Ferrari che dovrebbe bruciare la pista e invece si scopre non avere nulla sotto al cofano.

Arriva su Netflix la terza stagione di Easy, una serie antologica che esplora tutte le sfaccettature dei rapporti personali calati nel contesto della nostra società: dai primi appuntamenti, a coppie in crisi, a partner che cercano di avere un figlio. Joe Swanberg il regista e showrunner della serie è uno dei figli prediletti della generazione del Sundance, noto per i suoi film a basso budget e caratterizzati da dialoghi fiume, riesce in questa serie a condensare la sua poetica smitizzante. Mostra al pubblico una serie di relazioni che si avvicinano tanto preoccupantemente a quelle che ci sfiorano ogni giorno che, per un senso di malcelato voyeurismo, ci rapiscono costringendoci a rivederci attraverso un occhio (più) obiettivo.

Ogni settimana seleziono per voi tre visioni imprescindibili, non sono sempre i migliori usciti (anche perché se una settimana caricano Quarto Potere, non potrei mai dirvi che l’ennesima serie di supereroi con gli effetti visivi realizzati con paint, è meglio), ma sono sempre le serie o i film più attesi, chiacchierati, snobbati o anche solo criticati degli ultimi sette giorni. O semplicemente quelli che piacciono più a me.

Il Trono di Spade (Now Tv)

Ormai ho scelto di proseguire quasi in differita, accennando solo all’episodio della settimana, e invece soffermandomi su quello della scorsa. Ne L’ultimo degli Stark siamo tornati a lidi più conosciuti per una serie che da sempre ha basato sull’intrigo e il gioco politico la sua forza. I dubbi sulla tenuta morale come regnante di Daenerys, riaprono le danze del gioco dei troni, il rimpasto di alleanze e le tensioni tra i personaggi si acuiscono e arrivano al punto di rottura. Ho letto articoli scandalizzati del cambio di rotta di Dany, ma chiedo con forza che cavolo di serie hanno visto fino ad ora. Daenerys ha sempre ucciso senza grande pietà i suoi nemici, ha dato fuoco a praticamente qualunque cosa si frapponesse tra lei e il trono, inoltre nella sua vita non è passato giorno che qualcuno che gli era caro non gli sia stato strappato con la violenza. Sola in un continente alieno in cui non ha più un amico o una persona fidata, deve far affidamento sull’unica arma che ha ancora, la paura. Non mi pare per nulla che sia un cambio repentino, ma una lunghissima discesa agli inferi che sta plasmando uno dei cattivi di una serie in cui è evidente che ognuno dei personaggi porta su di sé l’ombra del male. Per lasciarvi con due parole sull’ultimo episodio: epico, drammatico, cupo, crepuscolare e definitivo. Ne parliamo per bene la prossima settimana, ma a fronte di piccole sbavature, l’ho comunque trovato un grande episodio.

Il Capitale Umano (Netflix)

Virzì è uno degli autori più coerenti e solidi che abbia lavorato negli ultimi anni nel cinema italiano. Mentre fa molto parlare di sé la new wave  di talenti registici italiani, Virzì ha continuato ad analizzare la realtà del nostro paese e della provincia, con occhio impietoso. Non è un regista duro e realistico, nelle sue storie corre sempre una venatura romantica che sdrammatizza la rozza realtà quotidiana, ma la sua poetica rimane sempre fedele a una visione, in ultimo esame, disincantata del nostro tempo. Forse in quest’ottica Il Capitale Umano è tra i suoi film più riusciti. Un cameriere viene investito da un suv nella bassa padana e la sua morte colpisce e mette in pericolo gli equilibri di due famiglie: la prima ricca e potente, una di quelle casate industriali brianzole che nella provincia assurgono a un ruolo quasi feudale e, la seconda, borghese, ma ferocemente competitiva e arrivista. La piccolezza umana dell’una e dell’altra schiaccerà nel mezzo le vite dei due figli che si trovavano sull’auto la notte in cui il cameriere è stato investito.

Band of Brothers (Now Tv)

Game of Thrones è una serie grandiosa, spettacolare fin quasi ad arrivare al livello cinematografico, chi dice il contrario se merita Un Medico in famiglia mandato in loop mentre gli vengono tenuti gli occhi aperti con il metodo Arancia Meccanica. Però c’è da dire che non è la prima volta che delle serie televisive mettono in campo una simile grandezza di scala. Questa settimana, su Now Tv, è tornata disponibile una delle mie serie preferite in assoluto e probabilmente la più spettacolare dimostrazione di forza della televisione americana: Band of Brothers. Steven Spielberg e Tom Hanks alla produzione (entrambi avevano lavorato insieme, appena due anni prima, a Salvate il soldato Ryan), danno vita a uno degli affreschi più commoventi e potenti sulla seconda guerra mondiale. La miniserie segue le vicende della Compagnia Easy del 2º Battaglione, 506º Reggimento di Fanteria Paracadutista, 101ª Divisione Aviotrasportata dell’esercito degli Stati Uniti, partendo dal loro addestramento a Camp Toccoa, passando per la loro assegnazione al fronte europeo e seguendo i combattimenti fino alla fine della guerra. È la storia di un gruppo di uomini anche prima di soldati e del motivo per il quale si combatte davvero al fronte: non per la patria, né tantomeno per un ideale (che pure era forte e chiaro durante la seconda guerra mondiale), ma per spirito di fratellanza verso i propri commilitoni, per salvare il proprio compagno, per riuscire a venire fuori dall’inferno insieme, per sopravvivere.

 

Come tutte le settimane, siamo arrivati all’ultima parte della rubrica dedicata a una chicca, a un contenuto che probabilmente vi siete persi nell’uragano di novità con cui veniamo bombardati.

Guava Island (Prime Video)

Il sodalizio tra il regista Hiro Murai Childish Gambino, al secolo Donald Glover, nasce sui set dei video musicali dell’artista e prosegue con quella che, a mio parere, è una delle serie più straordinarie mai prodotte in tv, Atlanta. Glover è un’artista poliedrico che sembra in grado di riuscire in qualunque cosa tenti e anche di eccellere in ogni sua impresa. è un attore straordinario, un comico spassoso, uno sceneggiatore di spessore e un musicista straordinario. Proprio insieme a Murai canta e balla in This is America, video musicale seminale che ha letteralmente scosso il mondo della musica e dell’intrattenimento. Dopo aver fatto tanta strada insieme,  due si incontrano di nuovo in Guava Island, un film mezzo musical, mezzo video musicale, in cui fondamentalmente si auto-celebrano lasciando ballare e cantare Glover e unendo i vari spezzoni con un’esile trama dal retrogusto di favola morale. Il risultato è un po’ sghembo, ma chiunque apprezzi Childish Gambino (o chiunque voglia conoscerne la poetica) apprezzerà Guava Island e rimarra incantato dal talento grezzo di Glover e Murai.

Alla prossima settimana, miei fedeli bingewatchers: se vi è piaciuto qualcuno dei consigli che vi ho dato, se volete segnalarmi qualcosa che mi sono perso o se volete suggerirmi qualcosa di cui discutere la prossima settimana, vi invito a commentare l’articolo. La vostra guida allo streaming compulsivo è sempre disponibile!

 

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