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La storia di Labyrinth (FantaDoc)

La storia di Labyrinth (FantaDoc)

Di DocManhattan

Labyrinth – Dove tutto è possibile è un altro grande classico del cinema fantastico degli anni 80. Un frullato di Alice nel Paese delle Meraviglie, Il mago di Oz, Nel paese dei mostri selvaggi e le fiabe dei Fratelli Grimm, con un pizzico di Maurits Cornelis Escher, nato dalla voglia del creatore dei Muppets di raccontare qualcosa di più leggero rispetto al suo ultimo lavoro. Più leggero e con più esseri umani dentro.

LEGGENDE E PITONI

È il 1982 e Dark Crystal è appena arrivato in sala. Jim Henson e l’illustratore Brian Froud, che ha fatto da concept artist per il film, pensano a un altro progetto da portare avanti insieme. Il papà di Kermit la Rana vuole fare però qualcosa di diverso dalla pellicola che ha co-diretto con Frank Oz. Dark Crystal è un film tutto girato con animatronic, senza interpreti umani sullo schermo, e il tono è venuto più tetro di quanto previsto. Henson propone allora una commedia che mischi attori in carne e ossa e pupazzi come i Muppets, e Froud tira fuori quest’idea del labirinto come tema portante della pellicola. C’è però un problema: la storia che i due iniziano a sviluppare, con protagonista un ragazzo, è troppo simile a un film che sta portando avanti Ridley Scott: Legend. È un illustratore amico di Froud, che ha lavorato al progetto di Scott come consulente artistico, a metterli in guardia.

Henson e Froud decidono allora di cambiare trama, incentrandola su una ragazza. Per dar corpo a quella storia, si rivolgono a Dennis Lee, scrittore canadese famoso per i suoi libri per bambini, e gli fanno scrivere un breve romanzo su cui basare la sceneggiatura. A sviluppare quest’ultima sarà Terry Jones dei Monty Python, perché la figlia di Henson ha letto il suo libro di Erik il Vichingo e le è piaciuto. I casi della vita. Jones trova però poco utilizzabile la storia di Lee e riscrive quasi tutto da capo. Non è la prima, abbiamo visto, e non sarebbe stata decisamente neanche l’ultima volta in cui la storia di Labyrinth viene riscritta, in un processo lungo e laborioso in cui mettono voce, mano e macchina da scrivere tutti i soggetti coinvolti: Henson, il produttore esecutivo George Lucas, le sceneggiatrici Elaine May e Laura Phillips, e anche lo stesso David Bowie, che chiede e ottiene maggiore ironia nel film.

CERCASI PRINCIPESSA CONTEMPORANEA PER QUEL TIMIDONE DI GEORGE LUCAS

In tutta questa serie di passaggi e revisioni, l’idea centrale di Henson resta quella di utilizzare il labirinto come una metafora: il processo di crescita di una giovane protagonista, alla ricerca del fratello perduto. Solo che questa ragazza diventa, di volta in volta, la principessa di un regno delle fiabe o una damigella di epoca vittoriana, finché non si decide di ambientare il tutto nell’America contemporanea, e buona lì.

La scelta della protagonista non è semplice, perché occorre trovare un’attrice in bilico tra l’adolescenza e la maturità. Ancora bambina da un lato, in grado di comprendere le sue responsabilità come un adulto dall’altro. Si pensa di usare un’attrice appena maggiorenne, per non incagliarsi nelle regole molto più rigide sull’impiego dei minori sul set, ma nessuna di quelle provinate convince Henson e Lucas. E dire che quell’elenco era pieno di nomi che sarebbero diventati molto famosi: come si legge negli archivi della Jim Henson Company, tra aprile dell’84 e il gennaio dell’85 provarono a ottenere quella parte Helena Bonham Carter, Jane Krakowski, Yasmine Bleeth, Sarah Jessica Parker, Mary Stewart Masterson, Laura Dern, Maddie Corman, Kerri Green, Lili Taylor, Laura San Giacomo, Ally Sheedy e Mia Sara.

Finché non salta fuori questa quattordicenne che aveva fatto da bambina la modella, aveva debuttato nel C’era una volta in America di Leone ed era stata già protagonista di un altro capolavoro: la sonnambula Jennifer Corvino nel Phenomena di Dario Argento. All’età in cui puoi giusto guidare un motorino, scusate se è poco. Henson è colpito dal talento di questa ragazza: “Successe quello che desideri accada ogni volta che fai un casting”, dichiarò in un’intervista. “Entrò in quella stanza ed era semplicemente perfetta”. Jennifer Connelly ricorderà in seguito quell’esperienza sul set con affetto. Soprattutto per il rapporto creatosi con Henson, una persona cordiale, pacata, sempre in controllo della situazione. Lucas era presente molto spesso durante le riprese, ma “parlava poco, aveva un’aria timida”. L’importante, per lei, era non scoprire troppo su come era stato girato Dark Crystal, perché aveva adorato quel film e non voleva ne venisse intaccata la magia.

Le cose con il co-protagonista, il Duca Bianco in persona, andavano altrettanto bene. “David è una persona molto simpatica, scherzava in continuazione”, dichiarò la Connelly ai microfoni della rivista Starlog, poco prima dell’uscita del film. A guardarlo oggi, Labyrinth sembra avere un sottotesto abbastanza pronunciato sull’attrazione esercitata dall’affascinante Jareth su una ragazzina appena quattordicenne. A tal punto che, con la sensibilità odierna, un film per ragazzi del genere farebbe probabilmente discutere. Ma Jennifer vedeva la rockstar come un vecchio amico, con cui si era trovata immediatamente a proprio agio e da cui ha avuto modo di imparare tante cose in quei cinque mesi di riprese, tra l’aprile e il settembre dell’85. Ma come si era arrivati ad affidare il ruolo di Jareth a Ziggy Stardust?

GROUND CONTROL TO MAJOR JARETH

Il Re dei Goblin avrebbe dovuto essere in origine un pupazzo come gli altri, ma quando si decise di farlo interpretare da un attore, Henson pensò immediatamente a David Bowie. Non sapeva però se avrebbe accettato di recitare e cantare nel suo film, perché fino a quel momento il cantante inglese non l’aveva mai fatto (Absolute Beginners di Julien Temple è stato girato dopo Labyrinth). Henson incontrò Bowie a New York, gli mostrò le illustrazioni di Freud e ottenne un suo sì su tutta la linea, a patto che la sceneggiatura fosse stata davvero di suo gradimento. Il che spiega quella faccenda del “metteteci più ironia, grazie” di cui sopra. Bowie firmò il contratto solo poche settimane prima dell’inizio delle riprese e si presentò sul set con una visione personale e praticamente perfetta di Jareth. Aveva interiorizzato a tal punto il personaggio che Henson non dovette dargli quasi mai indicazioni di sorta. Era un mostro anche come attore, l’uomo che era caduto sulla Terra. Quanto diavolo ci manca.

Le riprese comportarono tutta una serie di problemi aggiuntivi, oltre a quelli tipici di un set popolato da pupazzi e dai loro animatori (come il far abituare gli attori a interagire con dei pupazzi, anche se le voci di questi ultimi provenivano da un’altra parte). Nella scena in cui Sarah precipita in quel pozzo pieno di mani furono impegnate quasi cento persone, pigiate come sardine una accanto all’altra, oltre a un centinaio di mani finte aggiunte per riempire.

PUT THAT BABY’S FLOP ON ME

Completate le riprese agli Elstree Studios, vicino Londra, e impacchettato il film con un pizzico di CGI (il barbagianni all’inizio), le musiche di Trevor Jones e cinque brani inediti di Bowie registrati appositamente per far ballare meglio la sua Magic Dance alla pellicola nelle sale, Labyrinth debuttò al cinema il 27 giugno dell’86. Al montaggio finale aveva partecipato lo stesso Lucas, in mesi di tira e molla con Henson durante i quali Mr. Star Wars aveva cercato di tagliare tutte le pause e le scene che secondo lui rallentavano troppo il ritmo. In Italia, Labyrinth esce il 23 dicembre di quell’anno, con il titolo Labyrinth – Dove tutto è possibile.

A differenza però di Dark Crystal, che aveva portato a casa un discreto profitto, Labyrinth floppa al botteghino. Non se ne conoscono gli incassi globali, ma negli USA raccoglie appena 13 milioni di dollari, quasi la metà dei 25 spesi per realizzarlo. È un altro dei classici di questa rubrica che solo negli anni successivi viene rivalutato sia dal pubblico che dalla critica. Critica che in seguito acclamerà questa versione dark fantasy dei Muppets, l’interpretazione di Bowie, il significato della pellicola. Nell’86, invece, il Chicago Tribune è uno dei tanti quotidiani USA che lo definisce “terribile, visivamente orribile, patetico”. Labyrinth chiude quell’anno al 66° posto nella classifica degli incassi USA, dominata da Top Gun e Crocodile Dundee. Sessantaseiesimo, subito sotto Pesce d’aprile. Avete mai sentito parlare dell’horror Pesce d’aprile, di Fred Walton? Il tempo è davvero galantuomo.

 

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