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Game of Thrones – Recensione dell’Episodio 8×04

Game of Thrones – Recensione dell’Episodio 8×04

Di Andrea Suatoni

Dopo un episodio della stagione 8 de Il Trono di Spade che ha fatto discutere moltissimo e del quale ancora si parlerà a lungo, arriva The Last of the Starks, puntata di passaggio che riporta alla mente gli spostamenti fulminei e la poco curata sceneggiatura della stagione scorsa, che in alcuni dialoghi prova a far riecheggiare i fasti dei primi tempi con dei risultati a tratti disastrosi.

THE LAST OF THE STARKS

A Grande Inverno, la battaglia è stata vinta, ma il costo è stato enorme (anche se in realtà, visivamente ci era sembrato che ben più della metà dell’esercito dei vivi fosse caduto sotto i colpi del nemico): dopo gli struggenti saluti ai caduti – con enfasi su Theon e Jorah – la scena si sposta verso i festeggiamenti, con un banchetto durante il quale i protagonisti tentano di risollevare gli animi. Fra battute, lacrime (come quelle di Tormund, che ha ormai compreso, non realizzerà mai i suoi sogni d’amore) e l’inaspettata legittimazione di Gendry Baratheon, c’è spazio anche per un quasi vergognoso (come dicevamo in apertura) dialogo fra Sansa e Sandor Clegane; spicca fra tutti Daenerys, l’unica nella sala a rimanere completamente sola con sé stessa.

A seguire, chiudono il cerchio la scena d’amore fra Brienne e Jaime, il rifiuto di Arya alla proposta di matrimonio di Gendry e soprattutto il dialogo fra Daenerys e Jon. La Madre dei draghi è sempre più disperata: per seguire Jon tutto ha perso moltissimo, prima uno dei suoi draghi, poi il suo esercito ed infine anche Jorah; solo il silenzio del suo amato, che appare sempre più restio a ricambiare il sentimento dopo la rivelazione sulle proprie origini, potrebbe salvare l’unica cosa che crede le sia rimasta, la pretesa al Trono. Ma Daenerys non sa che prima della fine dell’episodio molto altro le verrà strappato via…

Rivelandosi totalmente figlio di Ned Stark a dispetto dei suoi natali, Jon decide di rivelare alle sorelle (o meglio, alle cugine) la verità: proprio come Ned, non ritiene onorevole tenere per sé il segreto, e seguendo gli stessi errori che egli commise ritiene fin troppo onorevoli le persone accanto a lui. Ed è infatti Sansa, a sua volta erede di fatto di Ditocorto (ma in un certo qual modo anche di Cersei), a tradire il segreto, rivelando la verità a Tyrion.
Il Folletto nel frattempo riceve anche insieme a Jaime la “visita” di Bronn, ovviamente poco incline a seguire gli ordini di Cersei in vista di una ricompensa più grande.

Sulla strada del ritorno a Roccia del Drago, da dove Daenerys farà partire l’attacco finale, la flotta Targaryen trova inaspettatamente Euron Greyjoy in attesa, cadendo in una imboscata da principianti in una delle scene meno credibili dell’intera serie.
Rhaegal, ancora fiaccato dal combattimento nell’episodio precedente, cade trafitto dalle balestre create da Qyburn, mentre Missandei viene in qualche – oscuro – modo catturata; Varys e Tyrion convincono poi la regina ad un delirante confronto con Cersei: in totale inferiorità numerica, spossati da una recentissima battaglia ed a conoscenza dello sprezzo per la vita della loro nemica, l’idea di chiedere la resa alla regina reggente è quantomeno risibile.

Come risibile è anche poi l’incontro fra le due parti, durante il quale in un momento di sconcertante magnanimità Cersei decide di tener in vita Tyrion, lasciandolo andare in un monologo sul figlio che porta in grembo che probabilmente porterà a dei problemi fra lei ed Euron.
La scena è ad ogni modo carica di pathos e ben costruita; l’inevitabile morte di Missandei è emozionante e carica di oscuri presagi per il futuro. Quel Dracarys pronunciato dalla consigliera ed unica amica di Daenerys non solo fa presagire il peggio per Approdo del Re, ma riporta al momento della prima apparizione del personaggio, quando Daenerys, uccidendo il suo padrone, la rese una donna libera.

LA PAZZIA DEI TARGARYEN

In un episodio che come già detto non valorizza appieno i propri dialoghi, spiccano invece le conversazioni fra Tyrion e Varys, personaggi che finalmente ritrovano sé stessi e che potrebbero riservare delle grandi sorprese nelle due puntate a venire, le ultimissime della serie. Se il Folletto, probabilmente perché anche lui innamorato, è deciso a seguire Daenerys fino alla fine, Varys ha una visione più chiara (ricordiamo le parole di Cersei, innumerevoli episodi fa: c’è un motivo se Varys è uno dei più pericolosi uomini dei 7 Regni…): la Madre dei draghi sempre più si sta rivelando un tiranno della specie che lei stessa sembrerebbe voler spazzare via.

Il cammino di Daenerys ha in realtà fin dalle primissime battute portato all’inevitabile: abbiamo visto nella prima stagione come anche Viserys non fosse affatto l’emblema della stabilità, ma anche il fanatismo con il quale Dany ha risposto alla di lui morte; abbiamo poi assistito alla giustizia di Daenerys, imposta ai cittadini di Meeren anche a loro discapito; l’abbiamo infine vista arrivare a Westeros e bruciare col fuoco dei suoi draghi chi non decideva di non inchinarsi a lei (i Tarly in primis). Spinta dalle continue perdite e da una nuova possibilità di negazione del suo sogno di regnare, Daenerys sta portando a compimento l’arco narrativo che l’ha portata fin qui dalla prima stagione, in una lenta ma costante trasformazione che l’ha portata a diventare come suo padre, Aerys Targaryen: e sarà forse lei a realizzare ciò che lui non è riuscito a fare, ovvero dare alla fiamme l’intera popolazione della capitale.

IL BRANCO E’ SOPRAVVISSUTO

Come profetizzato da Ned Stark, solo uniti gli Stark sono sopravvissuti all’inverno… Ma la riunione non è durata a lungo. Arya ha deciso di partire probabilmente per riprendere la sua solitaria missione e depennare gli ultimi nomi sulla sua lista (insieme al Mastino, sicuramente in viaggio per mostrarci l’attesissimo Cleganebowl), mentre la rivelazione di Jon a Sansa (o meglio, il conseguente tradimento di lei) ha probabilmente distrutto il rapporto fra i due. E’ un grande peccato che lo spettatore non abbia potuto assistere alla reazione di Arya e Sansa, in quello che sarebbe potuto essere il miglior momento dell’episodio.

Il destino dei 4 “fratelli” è incerto per ognuno di loro: nelle prossime puntate potrebbe accadere davvero di tutto. Dalla morte di Arya alla presa di potere di Sansa, fino all’addio definitivo a Bran (cui verosimilmente non rimane ormai che ripercorrere le orme del precedente Corvo a 3 Occhi, isolandosi dal mondo), assolutamente nulla è dato per scontato.

LA PROFEZIA DEL VALONQAR

L’episodio ha visto anche il ritorno di Bronn, sempre più simile a sé stesso: non smentendosi, il mercenario appare più che determinato ad ottenere la maggior ricompensa possibile dalle situazioni in cui è coinvolto, anche se gli animi più romantici giurano che mai Sir Bronn delle Acque Nere darebbe davvero arrivato ad uccidere i suoi ex compagni. Neanche Cersei ha compreso fino in fondo l’animo di quest’uomo: potrebbe proprio Bronn, l’unica pedina fuori dal suo controllo, essere determinante per la sconfitta della regina?

La famigerata profezia del Valonqar (Cersei dovrebbe essere uccisa da un “fratello minore”) non è mai stata pronunciata nella versione televisiva delle vicende ideate da George R. R. Martin, ma questa potrebbe in realtà ancora compiersi: dopo aver deciso di rimanere a Grande Inverno con Brienne infatti, Jaime (nato poco dopo la sorella e quindi anche lui, come Tyrion, suo fratello minore) torna sui suoi passi quando comprende della nuova sconfitta ai danni di Daenerys. Lasciando la sua amata con delle parole fin troppo ambigue che, seppur stuzzicanti per lo spettatore, perdono di realtà nel contesto, parte quindi alla volta di Approdo del Re, probabilmente proprio per mettere fine alla follia di quella sorella di cui è sempre stato succube, ma anche complice.

VELOCITA’

A fronte dei due primi episodi, da molto giudicati troppo lenti (benché in realtà del tutto necessari), The Last of the Starks in un precipitare di eventi l’uno sull’altro inizia a correre vertiginosamente verso il finale. E’ evidente a questo punto della narrazione che la scelta di raccontare il finale di Game of Thrones in soli 6 episodi si sia rivelata errata: nelle scorse stagioni ad esempio un segreto simile a quello delle origini di Jon avrebbe viaggiato molto più lentamente, donando all’informazione una diversa sacralità (ma esempi di frettolosità sono rinvenibili anche nella scoperta della cattura di Missandei, nella morte di Rhaegal o nell’addio di Jaime a Brienne).

ADDIO

Infine, è probabile che d’ora in poi non rivedremo più alcuni personaggi, cui siamo quindi costretti a dare in questa sede l’ultimo addio: si tratta di Sam e Gilly, il cui lieto fine pare ormai scontato (ma mai dire mai…), di Tormund, che decide di tornare a Nord (il vero Nord) e di Spettro, dal quale Jon pare congedarsi con più freddezza di quanta ce ne aspettassimo.

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