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7 cose che forse non sapevate su Bravestarr

Pubblicato il 07 maggio 2019 di DocManhattan

In Italia ha avuto un moderato successo, grazie soprattutto ai giocattoli di Mattel, ma l’avventura dello space western BraveStarr negli USA è stata più difficile. Un percorso reso accidentato da errori di marketing e di tempismo, oltre che da una concorrenza spietata. Questa è la storia del nativo americano BraveStarr, che combatte il crimine grazie alla Forza dell’Orso, alla Velocità del Puma, all’Udito del Lupo, alla Vista del Falco e al codino di Lorenzo Lamas.

1. IN DIFFERITA DAL NEW TEXAS

BraveStarr viene prodotto dalla Filmation (He-Man e i dominatori dell’universo, Ghostbusters) e va in onda negli States in syndication, a partire dal settembre dell’87, per 65 puntate da venti minuti chiuse dai consueti pistolotti educativi scritti insieme al Dr. Gordon Berry. Berry è un professore di psicologia all’UCLA e fa il consulente per questi segmenti finali dei cartoon Filmation sin dai tempi di Albertone (Fat Albert and the Cosby Kids con Bill Cosby). Nell’episodio 26, “The Price”, un ragazzino di nome Jay è dipendente da un allucinogeno e muore: nell’epilogo con la morale della puntata, BraveStarr spiega che la droga uccide, reggendo una corona accanto alla lapide del povero Jay. BraveStarr debutta da noi il 2 marzo dell’88, su Italia 1, per poi venire replicato su Italia 7 dal 1990.

2. L’EX DIPENDENTE DI MALEFIX

Nel suo libro Creating the Filmation Generation, il co-fondatore, cuore e mente di Filmation, Lou Scheimer, racconta che Bravestarr era nata diversi anni prima… partendo dal cattivo. Durante la lavorazione del loro Ghostbusters, infatti, l’artista Art Nadel aveva creato questo nuovo villain da aggiungere agli sgherri di Malefix, Tex Hex. A Scheimer piacque però così tanto che decise di farlo mettere da parte e di costruirgli attorno un’altra serie.

Uno show che, cavalcando le nuove tendenze, unisse ai vecchi cowboy gli alieni e la fantascienza. Un trend seguito a quei tempi anche dal nippoamericano I rangers delle galassie (The Adventures of the Galaxy Rangers, 1986) e da Sceriffi delle stelle (Saber Rider and the Star Sheriffs, 1987), riadattamento USA di un anime giapponese precedente. 15 dipendenti Filmation iniziarono a sviluppare il progetto, creando la storia di Marshall BraveStarr, sceriffo del pianeta minerario New Cheyenne.

Il fatto che BraveStarr potesse contare su quei superpoteri derivava dall’esperienza maturata da Filmation con Shazam, l’eroe DC Comics di cui avevano sviluppato una serie TV live action nel ’74, e dallo show collegato Isis (aka The Secrets of Isis): al posto della collection di poteri mitologici o elementali, qui c’erano quelli totemici di vari animali a tema western. Filmation iniziò a sviluppare parallelamente una serie TV e un film su BraveStarr – stanziando 300mila dollari a puntata per la prima e circa 4 milioni per il secondo – e propose il tutto a Mattel.

La multinazionale del giocattolo, alla disperata ricerca di qualcosa che rimpiazzasse le vendite in calo dei Masters of the Universe, accolse il progetto a braccia spalancate, chiedendo però alcune modifiche: New Cheyenne fu ribattezzato New Texas (era più semplice, pare), venne richiesta l’aggiunta di un po’ di blu al costume del protagonista e, soprattutto, di accorciargli la coda di cavallo, perché realizzare i giocattoli con il codino lungo del design originale sarebbe stato complicato.

Ma c’era un’altra cosa che alla Mattel non andava a genio: aspettare l’uscita del cartone.

3. I GIOCATTOLI IN ANTICIPO

La linea di giocattoli di BraveStarr venne lanciata nell’86, un anno prima della serie TV, perché la casa di Barbie non se la passava bene, era alle prese con una raffica di licenziamenti e sperava che il cartoon, anche se arrivato dopo, avrebbe spinto comunque le vendite dei pupazzi di BraveStarr, del suo cavallo cyborg Trenta-Trenta, di Tex Hex e degli altri personaggi. Lou Scheimer provò a convincerli che far uscire action figure e playset senza che il pubblico ne conoscesse collegamenti e background era azzardato, ma la Mattel cercava una scialuppa comoda dal naufragio della sua gallina dalle uova d’oro di Eternia.

In Italia avvenne, sia pure con tempi più compressi, la stessa cosa: i giocattoli arrivarono nell’87, alcuni mesi prima del cartoon, promossi con giochi e fumetti sulla rivista ufficiale Mattel, Magic Boy, nata dalle ceneri della precedente I Masters e il Team dell’Avventura.

4. SCHIAFFI DAI PAPERI

La serie western, sci-fi e un pizzico pure steampunk di Filmation, che nel suo calderone butta di tutto – compreso uno Sherlock Holmes in viaggio nel 23° secolo, protagonista di un doppio episodio pensato all’inizio come backdoor pilot – debutta negli States in syndication su 88 stazioni, coprendo l’85% del territorio nazionale. Sono buoni numeri, non fosse che il mercato delle serie in syndication si sta riempiendo di una quantità impressionante di nuove serie. BraveStarr finisce così parcheggiata nei temibili slot infrasettimanali del mattino presto. Nonostante questo, in quell’autunno riesce a piazzarsi al settimo posto di una classifica degli ascolti dominata da Duck Tales, seguito dall’altro cartone degli Acchiappafantasmi, il The Real Ghostbusters della Columbia. DuckTales – Avventure di paperi, la prima serie Disney in syndication, come ricorda Scheimer nel suo libro, “sta massacrando tutto il resto”.

Filmation è costretta a una serie di tagli, finisce in rosso profondo, e poco dopo, all’inizio del febbraio 1989, verrà acquistata da L’Oreal – quella dei cosmetici – che chiuderà gli studi per tenersi le proprietà intellettuali (oggi il catalogo Filmation è in mano a Universal). Con la chiusura di Filmation, finirà in soffitta anche lo spin-off di BraveStarr, Bravo!, che sarebbe stato incentrato sul popolo della Prateria (cani antropomorfi nativi di New Texas) e del quale erano stati già realizzati due episodi e ne erano stati scritti altri 63.

5. BRAVESTARR, IL FILM

In tutto questo, il film di BraveStarr (BraveStarr: The Legend o BraveStarr: The Movie) avrebbe dovuto uscire prima della serie TV e farle da traino, ma con le tempistiche sballate anche dalla fretta di Mattel, la pellicola finì per arrivare in sala solo dopo. Dopo una prima a Los Angeles il 18 marzo dell’88, fu proiettato a livello nazionale solo in poche sale, a metà agosto. Corredata da diversi effetti in computer grafica, è una pellicola di 91 minuti inedita in Italia, che narra le origini della caccia al minerale Kerium su New Texas e dello scontro tra BraveStarr e il malvagio Tex Hex. È relativamente un bel film, nel complesso, ma al botteghino va male. Sale sulle ferite aperte dei conti Filmation.

Una curiosità: è proprio nel film che l’affascinante giudice J.B. e BraveStarr si scambiano un lungo bacio. Mesi a shippare la coppia, ed è tutto già successo in un film di cui da noi si scoprirà l’esistenza solo anni dopo. Bene, ma non benissimo.

6. VIDEOGIOCHI E FUMETTI

Oltre a quelli pubblicati in Italia su Magic Boy, di cui si diceva sopra, sono stati realizzati altri fumetti su licenza di BraveStarr. Come i due albi in 3D editi negli USA da Blackthorne Comics (BraveStarr in 3-D) o alcune storie pubblicate in Germania e nel Regno Unito. Esiste anche un (pessimo) gioco per Commodore 64, Amstrad CPC e ZX Spectrum. Uno sparatutto a scorrimento sviluppato nell’87 e dalla difficoltà disumana, di cui si salvavano le musiche, composte dal grande David Whittaker (Lazy Jones).

7. TRENTA-TRENTA NEI MASTERS APOCRIFI DISNEY

E di Trenta-Trenta (in originale Thirty/Thirty), amico e cavallo, a due e quattro zampe, di BraveStarr, con un sincero amore per le armi da fuoco, non vogliamo dire nulla? Beh, ad esempio che anni dopo ha fatto un’apparizione non ufficiale in una serie animata Disney. In un episodio della seconda stagione di Wander (Wander Over Yonder), intitolato “Il cartone animato” (“The Cartoon”), Sylvia, il drago/cavallo della protagonista Wander, si tramuta in una sua versione muscolosa che ricorda proprio Trenta-Trenta.

In una puntata che cita una mezza dozzina di altri cartoon celebri ed è un’enorme e affettuosa parodia di un episodio di He-Man e i dominatori dell’universo e si apre citando il logo Filmation, del resto, ci sta tutto.

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