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The Beach Bum, la recensione del nuovo eccessivo film di Harmony Korine

The Beach Bum, la recensione del nuovo eccessivo film di Harmony Korine

Di Adriano Ercolani

Se tante volte ce ne fosse ancora bisogno, il nuovo lungometraggio di Harmony Korine arriva a conferma che con il suo cinema proprio non si può scendere a compromessi: può essere soltanto odio o amore.

La (non)storia di Moondog, poeta i cui unici due scopi nella vita sono la sua arte e soprattutto l’edonismo senza freni, diventa fin dalla prima scena il contenitore perfetto per la visione parossistica dell’autore. Ogni singolo momento del film – e non crediamo di esagerare scrivendolo – è volutamente sopra la righe, ostentato, programmato per sfidare la pazienza dello spettatore. Adoperando spessissimo la macchina a spalla per seguire il vagabondare esistenziale dei suoi personaggi, Korine costruisce un’esperienza sensoriale come al solito molto specifica: lo spettatore viene costretto a vivere insieme alle figure messe in scena, a condividerne le atmosfere, le scelte, le piccole e grandi follie. Che piaccia o meno quello che racconta, The Beach Bum è un film che richiede al pubblico un livello di partecipazione che il cinema contemporaneo sembra quasi aver dimenticato.

The Beach Bum contiene tutto lo spirito di Korine

Personalmente non amiamo lo stile e la poetica di Harmony Korine, quindi il susseguirsi di scene in cui Moondog passa da uno sballo all’altro, compiendo errori sempre più grandi fino al roboante climax finale, si è rivelato un sforzo emotivo piuttosto estenuante. Per coloro che invece amano gli eccessi del cineasta originario della California The Beach Bum rappresenterà una gustosissima escursione dell’iperbole, anche perché il film contiene tutto lo spirito di Korine: la sferzante critica alla società dell’immagine e del guadagno, a cui la stessa arte di è sottomessa anche quando si rifiuta di ammetterlo, è l’asse portante del progetto. L’ambientazione falsa e straripante di Miami, così come la prova incontenibile di un Matthew McConaughey mai così strabordante (e dire che in carriera ci ha provato spesso…) contribuiscono poi a rendere The Beach Bum un film eccessivo come pochi se ne sono visti negli ultimi anni. Prendere o lasciare, come già scritto. Non ci sono alternative.

Anche senza le armi e la carneficina finale del precedente Spring Braker, The Beach Bum si rivela sotto la superficie un film ugualmente violento, almeno a livello ideologico. L’attacco portato ai sensi e alla mente dello spettatore è paradossalmente radicale nella sua vacuità: Korine sfida il pubblico a seguire lui e i suoi personaggi in questo tour di droghe, sesso, egoismo, superficialità, opulenza sfrontata. Il tutto senza un vero e proprio nesso drammaturgico, soltanto un fluire di coscienze stonate e di metafore esplose. Personalmente lo abbiamo gioiosamente detestato, ma è impossibile non riconoscere la film la sua stridente coerenza, sia interna che nel quadro più ampio della filmografia di Korine.

Unica menzione al merito, a prescindere da ogni altra considerazione, va a un Jonah Hill sempre più efficace: e lui l’unico bagliore di logica e umanità in un lungometraggio popolato da mostri in abiti sgargianti…

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