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StreamWeek: di Transformers, grandi battaglie e uomini dal futuro

StreamWeek: di Transformers, grandi battaglie e uomini dal futuro

Di Michele Monteleone

Anche io, come tutti voi, mi sono fermato la scorsa settimana per mangiare fino a scoppiare e trovare orribili sorprese nell’uovo di pasqua. Ma recuperiamo subito con una settimana densissima di novità come l’arrivo su Prime di Future Man, la possibilità di rivedere quella follia malata di gigantismo di Transformers – L’ultimo Cavaliere e naturalmente la nuova puntata di Game of Thrones.

Ci sono un sacco di cose da vedere questa settimana quindi cercherò di condensare il tutto in delle vere e proprie pillole. Inizierei con Netflix su cui arriva Il Nome della Rosa, la serie nata dalla coproduzione HBO e Rai che esplora ancora una volta il capolavoro di Umberto Eco. Come sapete se seguite questa rubrica, non sono un fan della serie, trovo che si dilunghi e abbia aggiunte posticce deleterie, ma non si può omettere il fatto che John Turturro sia un meraviglioso Guglielmo da Baskerville. Sempre sulla grande N rossa, trovate la seconda stagione della serie animata dedicata a She-Ra, che continua a essere un interessantissimo reboot della versione anni ottanta. Noelle Stevenson, la showrunner, ha fatto un meraviglioso lavoro nel riadattare l’eroina nata come spin off di He-Man.

Per la serie “classiconi intramontabili”, vi consiglio di farvi un bel rewatch di American History X, la storia della redenzione di un nazista americano e di come a volte quando si innesca la violenza è difficile fermarne la corsa. Edward Norton realizza una delle sue migliori performance e, anche a undici anni di distanza, la scena dei denti contro il marciapiede, aleggia nei miei incubi più neri. Sempre su Netflix, questa settimana trovate il capolavoro di rigore e realismo che è Zodiac il film di Fincher sul serial killer che, nell’estate del ’69 terrorizzò l’America. Il film è tanto pulito e rigoroso che molti al tempo non lo capirono, rimasero male quando scoprirono che alla fine nulla si concludeva o risolveva, ma spesso è così che finiscono i fatti di cronaca, senza dare soddisfazione al nostro voyeurismo.

Per concludere la carrellata su Netflix vi consiglio due commedie piacevoli: Una Notte in Giallo porta alle estreme conseguenze quella che in America viene definita “walk of shame” e cioè quel momento della mattina in cui, dopo una notte di sesso, si finisce per tornare a casa con evidenti indizi di quello che si è fatto il giorno prima. Personalmente sono un fan di Elizabeth Banks, quindi ho finito di vedere il film proprio grazie a lei. L’altra commedia invece è Certamente, Forse, la storia di come Ryan Reynolds racconta alla figlia come ha conosciuto la madre intrecciando tre diverse storie legate alle sue ex, senza che la figlia sappia chi di loro sia sua madre.

Invece sempre per la serie “superclassiconi”, ma questa volta su Prime Video, vi consiglio di recuperare o rivedere La promessa dell’Assassino, storia di mafia russa diretta da David Cronenberg in cui Viggo Mortensen mette in scena una delle performance più fisiche della sua carriera in un bagno di sangue in una sauna e Cronenberg si diverte a metterci a disagio con la nudità e vulnerabilità del suo protagonista. Secondo classicone consigliato è The Interpreter un thriller diretto da quel genio di Sidney Pollack, in cui un raffinato intreccio si lega a una profonda riflessione sulla lingua e sulle insidie dell’incomprensione.

Infine segnalo l’arrivo su Prime delle nuove stagioni di Bosh Fear the Walking Dead.

Ogni settimana seleziono per voi tre visioni imprescindibili, non sono sempre i migliori usciti (anche perché se una settimana caricano Quarto Potere, non potrei mai dirvi che l’ennesima serie di supereroi con gli effetti visivi realizzati con paint, è meglio), ma sono sempre le serie o i film più attesi, chiacchierati, snobbati o anche solo criticati degli ultimi sette giorni. O semplicemente quelli che piacciono più a me.

Il Trono di Spade (Now Tv)

Le prossime righe NON contengono Spoiler. Lo dico, se conoscete me e la rubrica sapete che non ne farei mai, ma lo ripeto: NO SPOILER.

Questa stagione è cominciata in sordina, una puntatona di riassunto, una seconda puntata dedicata alla “calma prima della tempesta” scritta molto bene, con un paio di scene commoventi, uno spiraglio sul futuro dei personaggi, ma una regia piatta e noiosa. So che quando parlo ai fanatici del Trono questa cosa è impossibile da comunicare, ma è possibile fare critiche su qualcosa, pur considerandola meritevole di attenzione e addirittura bella. La seconda puntata del Trono di Spade è diretta come Cento Vetrine, sono solo mezzi busti senza il minimo di respiro, senza un movimento di camera che sia meritevole di essere menzionato. Ma questo non significa che non ce la si possa godere ugualmente. Mi sento un po’ scemo a fare i sottotitoli al significato di critica, ma mi pare viviamo in tempi in cui è necessario. Ora che però ci siamo levati sto sassolino dalla scarpa, posso dire serenamente che la terza puntata invece ha tutto un altro tono, siamo arrivati allo scontro finale e alla scrittura tornano Benioff Weiss, i due showrunner e alla regia Miguel Vicente Rosenberg-Sapochnik che si era meritato un Emmy per La Battaglia dei Bastardi. Qui ha più soldi, decisamente più soldi e realizza il suo capolavoro. Basta. Finito. Niente spoiler, visto?

Tranformers – L’ultimo Cavaliere (Netflix)

Cercare una seppur minima coerenza narrativa nel lavoro di Michael Bay su Transformers è un’impresa destinata a finire in una spettacolare disastro, grande quanto un’esplosione alla Bay. La motivazione è semplice: il regista non è assolutamente interessato a quell’aspetto. Quindi la storia è semplice: se siete fortemente interessati a quell’aspetto, se non potete fare a meno di una trama, non guardate questo film. Vi innervosirete inutilmente. Però vi assicuro che vi state perdendo un’esperienza sensoriale fuori della norma. L’ultimo film di Bay per la saga è un’ode al gigantismo produttivo e all’occhio di un regista che è rimasto forse l’unico a saper lavorare su grande scala, creando, in questo caso, un’opera tecnicamente così impressionante da far sembrare tutto il resto di Hollywood una produzione intimista francese. Transformers – L’ultimo Cavaliere è l’esatto contrario di un certo tipo di arte concettuale che rinuncia alla forma per esaltare unicamente il contenuto, il film è un puro concentrato di estetica e sacrifica fino all’idiozia il contenuto. Bellissimo. P.S. ma nessuno che voglia un film di supereroi di Bay in cui finalmente le botte sono dirette come cristo comanda?

Future Man (Prime Video)

Josh Futturman e un semplice e noioso inserviente, ma ha una vera e propria passione per Biotic Wars, il suo videogioco preferito. Nel momento in cui riesce finalmente a completarlo, improvvisamente i due personaggi principali del videogioco, Tiger e Wolf, appaiono e reclutano Josh per salvare il mondo. Una premessa lineare e anche un po’ scontata per una serie che però si fa apprezzare per un umorismo scemo, ma divertente e una carrellata di nostalgia portata con la betoniera. Future Man non vi promette grandezza e magnificenza, ma vi farà passare qualche piacevole pomeriggio se apprezzate la fantascienza e siete disposti a sopportare qualche calo nel ritmo della narrazione nella parte centrale della prima stagione.

 

Come tutte le settimane, siamo arrivati all’ultima parte della rubrica dedicata a una chicca, a un contenuto che probabilmente vi siete persi nell’uragano di novità con cui veniamo bombardati.

Soldado (Prime Video)

Soldado è il seguito di un bellissimo film diretto da Denis Villeneuve e scritto da Taylor Sheridan. L’originale era un film algido, tiratissimo e crudo, con un ribaltamento nella prospettiva narrativa sul finale che faceva uscire da cinema a occhi sgranati. Un film praticamente perfetto. Per il suo seguito Sheridan è rimasto alla scrittura e Villeneuve è stato sostituito dall’italianissimo Stefano Sollima (creatore di Gomorra – La Serie, tra le altre cose). Il risultato non è lo stesso del primo, ma il motivo non è assolutamente da ricercare nella regia che invece dimostra come Sollima sia un fuoriclasse del genere e sappia gestire con maestria le scene d’azione, ma in una sceneggiatura che, questa volta, Sheridan svuota eccessivamente quando dovrebbe andare in profondità e ingarbuglia dove invece ci sarebbe stato bisogno di rigore. Comunque il film merita decisamente una visione.

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