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StreamWeek: l’inverno è arrivato, inizia la fine de Il Trono di Spade

StreamWeek: l’inverno è arrivato, inizia la fine de Il Trono di Spade

Di Michele Monteleone

L’evento della settimana passata è senza dubbio il ritorno di Game of Thrones per la sua stagione finale. Se avete l’accesso a Now Tv potete godervi le puntate sottotitolate e in contemporanea con l’uscita americana e proteggervi dagli spoiler. Comunque la settimana è stata densa di avvenimenti, quindi cominciamo subito a scoprire cosa vi siete persi.

I miei consigli cominciano con Jude Law. Non nel senso che vi consiglio lui, anche se, potendo scegliere chi essere nella vita, Law è uno dei primi che mi verrebbe in mente (ha anche la proprietà fantastica di essere fighissimo con pochissimi capelli in testa), ma piuttosto vi consiglio un film in cui il nostro Jude si carica, quasi solo, il peso della narrazione sulle sue spalle. Il film è Black Sea, lo trovate su Netflix ed è un film piccolo, sembra tanto uno di quelli in cui gli attori finiscono perché hanno un contratto per più film con una casa di produzione e quella non è riuscita a trovargli un progetto di rilievo in cui infilarli, ma oltre a essere piccolo, seppure senza particolari meriti, è un film piacevole. Girato con dieci euro e la faccia di Law, il film racconta la storia di un gruppo di ex marinai che, con un sommergibile più ruggine che sommergibile, danno la caccia a un tesoro affondato del terzo reich. Tutto è molto prevedibile, ma come da consuetudine, i film sui sommergibili sono solidissimi e “teatrali”, tutti giocati sulla scrittura e la definizione dei personaggi e Black Sea non fa eccezione.

Io tifo per Ben Affleck. Chi mi conosce sa che amo Ben che, come una fenice recidiva, continua a cadere e risorgere in quel girone dell’inferno che è Hollywood. Nasce come attore ma presto è evidente che ha un talento anche per la sceneggiatura. È più sua che di Matt Damon la firma su quel classico senza tempo che è Will Hunting grazie al quale, a vent’anni, si aggiudica il suo primo oscar per la sceneggiatura originale. Prosegue la carriera con una serie di film che lo vedono in ruoli sbagliati, gli anni novanta lo scelgono come idolo teen, ma a lui quei panni stanno stretti. Nel 2007 è proprio con il film che vi sto per consigliare e che si è meritato questa lunga introduzione, che Ben fa il suo esordio alla regia con Gone Baby Gone. Gioca in casa, usa la sua Boston come sfondo per la storia drammatica di un rapimento, prende il fratello Casey come attore protagonista (devo ammettere che il piccoletto sta due spanne sopra al fratello in quanto a doti attoriali) e confeziona un piccolo capolavoro. Il film è perfettamente bilanciato, un dramma che ti fa commuovere quando deve e ti prende a pugni quando non te lo aspetti. Se non l’avete mai visto, ora è disponibile su Netflix e si merita decisamente una visione.

Per concludere le segnalazioni relative alle nuove uscite di Netflix, vi sconsiglio fortemente The Silence che fondamentalmente è una bruttissima copia di A Quiet Place lo è in maniera smaccata e pacchiana. I due interpreti, uno svogliatissimo Stanley Tucci e la giovanissima Kiernan Shipka hanno a che fare con dei mostri, che non ci vedono ma sentono i suoni a miglia di distanza, che hanno appena invaso il pianeta. L’unica differenza da A Quiet Place è che in questo caso i mostri volano. “A Quiet Place con i mostri che volano” sarebbe stato il riassunto più onesto da caricare su Netflix.

Ci sono cose che andrebbero lasciate dove stanno. Una di queste sono le serie anni 80-90 e invece il cinema illude di poterci mettere mano e poi partorisce robe strane come il film di CHiPs che trovate su Infinity da questa settimana. La deriva presa da queste trasposizioni è trasformare telefilm serissimi come CHiPsBaywatch (che trovate su Netflix) in parodie di sé stessi. Sinceramente non mi pare proprio che funzioni, ma se il vostro fetish sono le brutte commedie goliardiche e un po’ volgari, sappiate che non vi giudico, il mio sono le commedie rosa in cui alla fine si sposano tutti.

Ogni settimana seleziono per voi tre visioni imprescindibili, non sono sempre i migliori usciti (anche perché se una settimana caricano Quarto Potere, non potrei mai dirvi che l’ennesima serie di supereroi con gli effetti visivi realizzati con paint, è meglio), ma sono sempre le serie o i film più attesi, chiacchierati, snobbati o anche solo criticati degli ultimi sette giorni. O semplicemente quelli che piacciono più a me.

Il Trono di Spade (Now Tv)

Sono nove anni che aspettiamo che arrivi l’inverno, nove anni che vogliamo vedere chi poggerà, alla fine della storia, le sue regali chiappe sul Trono di Spade, quindi penso fosse giustificato, dopo un anno di vuoto, avere le aspettative a livelli di DEFCON 1. Ora prima di dire la mia sulla prima puntata di questa ultima stagione, vorrei fare una brevissima premessa che purtroppo è doverosa quando i franchise come Il trono di Spade diventano oggetto di devozione fanatica da parte dei fan: leggo i libri di Martin da quando sono usciti con Urania, amo la serie e adoro Benioff e Weiss, i due showrunner, di cui ho letto e adorato anche i romanzi. Mi è piaciuta l’ultima stagione, me ne sono altamente fregato quando la credibilità è stata piegata in favore della figaggine (vedi gente che attraversa a piedi chilometri di tundra gelata in una manciata di minuti). Quindi credetemi che mi si stringe il cuore quando vi dico che questo primo episodio dell’ultima stagione di Game of Thrones è davvero tanto deludente. Non farò nessuno spoiler (non è possibile farne a dire la verità) vi dirò semplicemente che si tratta della calma prima della tempesta, di un gigantesco riassuntone che non sposta di nulla gli equilibri della serie. Troppo spesso la scrittura scambia una rivelazione per il personaggio per qualcosa di interessante per lo spettatore e magari lo sarebbe anche se le reazioni dei personaggi gli facessero fare qualcosa oltre a delle faccette di circostanza. Direi che dobbiamo aspettare il prossimo lunedì per vedere qualcosa di davvero interessante. Basta finito. Niente spoiler per voi. Però vi avverto che mi sa che metterò sul nostro podio tutti gli episodi della serie per parlarne insieme.

Mission: Impossible – Fallout (Prime Video)

Nessuno dica a Tom Cruise l’età che ha. Davvero, vi prego, ho paura che ormai le sue straordinarie doti fisiche e la sua follia nell’interpretare in prima persona stunt sempre più folli, sia merito semplicemente del suo autoconvincimento di essere un superuomo. E Tom, con Mission: Impossible – Fallout, ci hai convinto anche a noi. Nel film Tom guida contromano per le strade di Parigi, si lancia con il paracadute dalla stratosfera, si aggrappa a mani nude su un elicottero in volo per poi guidarne uno a pochi centimetri da un’altro in cui sta fuggendo il cattivo della storia e, in nessuno di questi momenti, utilizza uno straccio di controfigura. Sono quasi sicuro che il suo stuntman abbia il più alto punteggio a Candy Crash Saga mai registrato e che si annoi un sacco. Il film è meno a fuoco del suo precedente, ma consacra la coppia CruiseMcQuarrie come degli dei dell’action. In particolare ho adorato la scena di lotta nel bagno all’inizio del film, ma la verità è che il nuovo capitolo di Mission: Impossible sembra una galleria di impossibili omaggi al cinema d’azione in cui ogni scena aumenta la posta già folle della precedente. E anche se la trama si sfilaccia e perde mordente, il ritmo rimane sempre così alto che dal cinema si esce con le fibrillazioni e adesso l’idea di poterlo rivedere quante volte mi pare in streaming, magari tornando indietro e rivedendo le mie sequenze preferite, mi galvanizza non poco. Io sono di parte perché ho sempre amato la saga, ma voi fidatemi di me e lasciatevi trasportare da quel pazzo di Tom nella sfilata dell’action più improbabile.

Unicorn Store (Netflix)

Brie Larson è una ragazza di neanche trent’anni che ha vinto un oscar, interpreta quella che sarà probabilmente la supereroina più importante dell’universo cinematografico Marvel e ora ha anche esordito come regista per un film Netflix. Mi pare un curriculum di tutto rispetto e devo dire che il suo stranissimo primo film la rende ancora più interessante. Inizio con il dire che è una produzione molto piccola, uno di quei film Netflix che tendi a dimenticarti dopo poco che li hai visti, quindi non starò qui a gridare al miracolo, ma vi segnalo che Unicorn Store ha i suoi motivi per essere visto. La storia di Kit, artista fallita, camminatrice di lunghe passeggiate con la testa fra le nuvole, parte con il suo ritorno alla casa dei genitori, dove proverà a rimettere in carreggiata la sua vita accettando un lavoro d’ufficio, ma in cui riceverà anche uno stranissimo invito a un particolare negozio in cui gli viene promessa la realizzazione di un sogno d’infanzia: possedere un unicorno. Se non siete almeno un po’ curiosi, siete strani voi. Anche più di Kit.

 

E, come tutte le settimane, siamo arrivati all’ultima parte della rubrica dedicata a una chicca, a un contenuto che probabilmente vi siete persi nell’uragano di novità con cui veniamo bombardati.

Piramide di Paura (Now Tv)

Subito dopo i Goonies e prima di dirigere i primi capitoli di Harry Potter, Chris Columbus, prodotto da Steven Spielberg, realizzava questa piccola perla del cinema per ragazzi. Una storia di origini dell’investigatore più famoso al mondo e di come, anche da ragazzo, Sherlock Holmes fosse il geniaccio che tutti amiamo. Il suo rapporto con Watson, il metodo deduttivo, le sue abilità come schermitore e il suo complicato rapporto con le donne, tutti spiegato in un giallo che a una prima occhiata parrebbe avere una matrice soprannaturale. Era il mio feticcio da ragazzino e questa settimana l’ho rivisto e adorato come la prima volta. Quindi se volete tornare bambini con me, vi consiglio di recuperarlo.

Alla prossima settimana, miei fedeli bingewatchers: se vi è piaciuto qualcuno dei consigli che vi ho dato, se volete segnalarmi qualcosa che mi sono perso o se volete suggerirmi qualcosa di cui discutere la prossima settimana, vi invito a commentare l’articolo. La vostra guida allo streaming compulsivo è sempre disponibile!

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