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08 aprile 2019 • 14:00 • Scritto da Michele Monteleone

StreamWeek: il ritorno delle Terrificanti avventure di Sabrina

Le terrificanti avventure di Sabrina, Steve Jobs e molto altro nel nuovo appuntamento con StreamWeek, la nostra guida alle novità proposte dalle varie piattaforme di streaming.
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Non è una settimana particolarmente piena di nuove uscite e sono contento di questa cosa visto che a Roma è arrivata la primavera e io sono uscito dal mio antro per prendere un po’ di sole e fare la fotosintesi. Comunque vi segnalo le uscite della seconda stagione di Le terrificanti avventure di Sabrina e dell’inserimento di Steve Jobs di Danny Boyle, entrambi su Netflix.

Non voglio iniziare con una menzogna, quindi vi dico che il mio primo consiglio potrebbe farvi storcere il naso. I motivi principali per cui Ironclad non è un gran film, sono che ha una fotografia scialba, costumi abbastanza ridicoli ed effetti digitali imbarazzanti. Però quando si parla di assedi, di un gruppetto di persone che resiste contro molti, quando nel mucchio ci butti spade, sangue a fiumi e un paio di catch phrase che ti fanno saltare in piedi sul divano, io sono dispostissimo a passare sopra a un sacco di roba bruttina. Se siete come me e vi basta un assedio per rendervi felice, Ironclad è su Rai Play.

Sempre su Rai Play vi segnalo un classico senza tempo, il padre di tutti gli spaghetti western: Per un pugno di dollari. Arriva in una cittadina di frontiera un pistolero senza nome. Nel villaggio ci sono due famiglie che si stanno scontrando e lui, facendosi assoldare prima da una e poi dall’altra, le annienta entrambe. Inizia così il mito di Sergio Leone e di Clint Eastwood. Il film all’inizio esce in una singola sala a Firenze, la casa di produzione Jolly compra metà dei biglietti il primo giorno per non farlo levare dal cartellone, solo che poi nei tre giorni successivi la sala si riempie da sola e il quarto c’è la fila che si snoda davanti al botteghino. Nessuno ha mai creduto in un film che era un remake punto per punto di Yojimbo di Akira Kurosawa (ci fu anche un processo per plagio, che non si concluse mai, ma che permise alla Toho Kurosawa di distribuire il film in Giappone guadagnandoci più di un milione e mezzo) eppure ora è un classico e tutti sanno cosa succede se un uomo con il fucile ne incontra uno con la pistola.

Ancora su Rai Play vi segnalo un bellissimo titolo che ricade nel grosso calderone dei film per ragazzi, ma in cui nessuno si innamora in un ospedale (per fortuna). Un cast davvero azzeccatissimo che vede tra gli altri un bravissimo (e giovanissimo) Ezra Miller, recita in un dramma adolescenziale tratto dal romanzo epistolare Stephen Chbosky che cura anche regia e sceneggiatura del film. Noi siamo infinito, in originale The perks of being a wallflower (una traduzione potrebbe essere I vantaggi del fare da carta da parati), è un film su un ragazzo invisibile che vive un dolore intimo e straziante, che viene preso sotto l’ala protettrice di due compagni di scuola più grandi e iniziato a una nuova vita. Consigliatissimo.

Arriva anche su Infinity (fino ad ora lo trovavate solo su Netflix) A Bigger Splash di Luca Guadagnino. La leggenda del rock Marianne Lane (Tilda Swinton) è in vacanza, quasi un ritiro visto che non ha più voce, a Pantelleria con il compagno più giovane Paul quando arriva inaspettatamente a interrompere la loro vacanza Harry (Ralph Fiennes), l’ex di Marianne, insieme alla figlia Penelope. Gli equilibri della coppia verranno compromessi dall’intromissione fino ad arrivare a inaspettate conseguenze. Il film di Guadagnino è una commedia raffinata, che si trasforma in un dramma e prova una mia personale teoria per la quale, se un film viene girato attorno a una piscina, di solito sarà un gran film. Gli ho trovato molti punti in comune con Swimming Pool di Ozon.

Sempre su Infinity vi segnalo l’arrivo di Kubo e la spada magica, un bellissimo lungometraggio animato con la tecnica dello stop motion.

Ogni settimana seleziono per voi tre visioni imprescindibili, non sono sempre i migliori usciti (anche perché se una settimana caricano Quarto Potere, non potrei mai dirvi che l’ennesima serie di supereroi con gli effetti visivi realizzati con paint, è meglio), ma sono sempre le serie o i film più attesi, chiacchierati, snobbati o anche solo criticati degli ultimi sette giorni. O semplicemente quelli che piacciono più a me.

Le terrificanti avventure di Sabrina (Netflix)

Penso di dover rinunciare ad amare una delle serie che ha fatto più breccia nell’immaginario pop degli ultimi anni. Con questa seconda parte mi pare sia ancora più evidente come Sabrina sia una versione scialba di Buffy L’ammazzavampiri. Un po’ più teen, ma decisamente meno ispirata nella scrittura, ha sicuramente il pregio di avere un’estetica altamente accattivante ed essere in grado di integrare i “pupazzoni” alla Buffy con una coolness diffusa. Continuano a non dirmi nulla i comprimari e invece continuo ad adorare Kiernan Shipka nella parte di Sabrina, ma chi aveva seguito Mad Men sapeva già che l’attrice bambina era destinata a grandi cose. In questa seconda parte della serie, l’anima teen di Sabrina supera decisamente quella horror e quindi partono i triangoli d’amore e le beghe scolastiche. Rivedo decisamente più forte la eco di Riverdale (la serie da cui è originata).

Sleight (Netflix)

Sleight è un film piccolissimo, la storia di un giovanissimo mago di strada, come se ne vedono a bizzeffe in tv, che è costretto a mischiarsi con gli ambienti criminali per sostenere lui e la sorellina piccola lasciati soli dopo la morte della madre. Sleight è un film da Sundance (è lì che è stato presentato), che però finisce per mutare forma davanti agli occhi dello spettatore fino a trasformarsi in un interessantissimo film supereroistico indie. Infatti Bo, il protagonista, finirà nei guai con uno spacciatore che rapirà la sorellina e sarà costretto a sfruttare il marchingegno che ha perfezionato per un trucco di levitazione con le monete, per andare a salvare la sorella. Sono sempre felice quando posso segnalarvi filmetti strani e un po’ misconosciuti e Sleight è decisamente uno di quelli e mi sembra anche abbia decisamente più cuore di molte produzioni Marvel patinate e un po’ vuote.

 Steve Jobs (Netflix)

Alla regia Danny Boyle, alla sceneggiatura Aaron Sorkin, interpretato da Michael Fassbender, Kate WinsletJeff Daniels e Seth Rogen, colonna sonora di Daniel Pemberton il tutto al servizio di una particolarissima biografia di Steve Jobs, una delle figure più discusse e più influenti dell’avanzamento tecnologico del secolo. Praticamente un gruppo di lavoro che sembra inventato da un fan delirante, mette in piedi un film particolarissimo che snoda la sua narrazione non attraverso gli anni e la vita del magnate della Apple, ma che concentra l’attenzione sugli attimi che precedono tre grandi conferenze tenute da Steve Jobs che ne segnarono per sempre la carriera. L’idea di mettersi letteralmente dietro le quinte per narrare la complessità della personalità di Jobs è geniale e gestita in maniera perfetta da Boyle che riesce a imprimere l’impronta del suo stile sul film, riuscendo però a continuare a far scorrere sereno il fiume di dialoghi brillanti scritto da Sorkin. Ogni volta che lo vedo mi stupisco della raffinatezza della scrittura, dei dialoghi alternati tra i due tempi narrativi nelle sequenze dedicate al personaggio di Jeff Daniels e a quanto sia bravo Fassbender che non concede nulla al trucco, ma invece utilizza il viso e il corpo per recitare e smettere di essere, quasi per magia, un divo del cinema e diventare Jobs.

E, come tutte le settimane, siamo arrivati all’ultima parte della rubrica dedicata a una chicca, a un contenuto che probabilmente vi siete persi nell’uragano di novità con cui veniamo bombardati.

Gone Girl – L’amore Bugiardo (Netflix)

Non mi sono mai davvero ripreso dal fatto che all’oscar del 2015 il film di Fincher non ricevette nessuna nomination importante (con la sola eccezione di Rosamund Pike per l’attrice protagonista). Non me lo spiego proprio considerato che è un thriller hitchcockiano perfetto, con un MacGuffin come non se ne vedevano da secoli. L’interpretazione della Pike è effettivamente clamorosa e la regia algida di Fincher non fa che aumentare la tensione e la sensazione di disagio che crea un film sulla trappola dell’amore e l’efferatezza dei rapporti di coppia. Secondo me uno dei migliori Thriller degli anni 2000.

Alla prossima settimana, miei fedeli bingewatchers: se vi è piaciuto qualcuno dei consigli che vi ho dato, se volete segnalarmi qualcosa che mi sono perso o se volete suggerirmi qualcosa di cui discutere la prossima settimana, vi invito a commentare l’articolo. La vostra guida allo streaming compulsivo è sempre disponibile!

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