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Game of Thrones – Recensione dell’Episodio 8×03

Game of Thrones – Recensione dell’Episodio 8×03

Di Andrea Suatoni

Game of Thrones è stata fin dalle primissime battute una serie ad ampio respiro, talmente grandiosa, popolata di personaggi diversi ed intrecciata da risultare quasi difficile da seguire, almeno all’inizio. Difficile districarsi fra i nomi delle varie casate, fra i vari rancori fra di esse, ancor più fra i vari intrighi, le bugie, i tradimenti che i protagonisti ci hanno fatto vivere: il tutto, nato dalla penna de geniale George R. R. Martin, fenomenale nel piantare all’interno della storia semi capaci di germogliare solo dopo moltissimo tempo.

I fan della serie hanno traumaticamente avvertito la differenza qualitativa delle trame de Il Trono di Spade, all’indomani del superamento del racconto dello show rispetto a quello dei romanzi di Martin; ad acuire il senso di smarrimento, cullato fortunatamente da un innalzamento invece del livello di fattura tecnica delle ultime stagioni, l’abbandono di Martin stesso del suo ruolo di co-sceneggiatore della serie.
Dopo veementi lamentele, il cui culmine è stato raggiunto proprio nella scorsa stagione, la serie pare essere corsa ai ripari: nella stagione 8 molti dei vari fili narrativi sono stati ripresi e legati insieme, forse a volte forzatamente ma comunque in maniera estremamente efficace. Ma andiamo con ordine, riassumendo innanzi tutto brevemente l’episodio 8×03, The Long Night.

THE LONG NIGHT

L’esercito è schierato a Grande Inverno, dove è atteso l’arrivo dei morti; a precederli, di pochissimo, una inaspettata Melisandre.
I Dothraki sono i primi a cadere sotto i colpi dell’esercito del Re della Notte, seguiti dagli Immacolati; mentre a terra la battaglia volge presto in una continua serie di situazioni disperate, in aria Jon e Daenerys, in sella rispettivamente a Rhaegal e a Drogon, hanno un confronto con il Re della Notte a cavallo di Viserion.

Eddison Tollett è il primo fra i personaggi a cui ci siamo ormai affezionati a morire, seguito da Lyanna Mormont, che nel suo ultimo anelito di vita riesce in una stupenda scena a stendere un gigante non-morto. E’ poi il turno di Beric Dondarrion, determinato fino alla fine a salvare Arya (forse Melisandre gli aveva svelato il suo compito?).

I morti avanzano inesorabilmente; neanche le cripte – dove un curioso (ri)avvicinamento avviene fra Sansa e Tyrion – sono al sicuro, in quanto i morti che lì riposano da anni vengono risvegliati dal Re della Notte, assieme agli innumerevoli caduti durante la battaglia. I White Walkers al gran completo arrivano quindi minacciosamente al Parco degli Dei, dove anche Theon trova la morte nel tentativo di difendere Bran, obiettivo primario dei nemici.
Con Jon bloccato da Viserion, Drogon temporaneamente fuggito dopo un assalto di un drappello di non-morti, Daenerys in lotta per la sua vita insieme a Jorah, che si sacrifica per lei, arriva assolutamente inaspettato, nonostante il vistoso “spoiler” di Melisandre riguardo gli “occhi blu” che Arya avrebbe chiuso per sempre (eco di una profezia ascoltata nell’episodio 3×06), l’assalto della più piccola degli Stark al Re della Notte. In un momento, tutto ha fine: il lungo addestramento di Arya, del quale abbiamo avuto riprova anche durante il corso dell’episodio, ha portato i suoi frutti ed ha condotto alla vittoria.

Il compito di Melisandre si è quindi compiuto: la Lunga Notte è stata scongiurata, e la donna può finalmente agognare la morte, dopo essere vissuta chissà quanto a lungo.

LA CONTA DEI MORTI

L’ecatombe che ci si aspettava da questo terzo episodio della stagione finale di Game of Thrones non si è in realtà verificata (almeno, non fra i personaggi principali). Fra i caduti in battaglia contiamo “solamente” Edd, Lyanna Mormont, Beric Dondarrion, Theon, Jorah, Melisandre ed infine il Re della Notte (e conseguentemente il suo intero esercito). E’ quindi evidente che nei prossimi episodi personaggi come Verme Grigio, Brienne, Missandei, Podrick, Varys, Davos, Sam, Gilly, per citare quelli le cui probabilità di non sopravvivere all’episodio sembravano in effetti esigue, avranno ancora qualcosa da dire.

Il Trailer dell’episodio 8×04 ci mostra anche il destino di Rhaegal e di Spettro, che qui non intendiamo però spoilerare.

LA PRESCELTA DEL SIGNORE DELLA LUCE?

Non è stato Jon, nè tantomeno Daenerys a dare il colpo di grazia al Re della Notte, e a terminare inaspettatamente quello che sembrava il conflitto più importante della serie. Tutto era iniziato con l’avvistamento di un estraneo, e tutti credevamo la serie sarebbe finita con un’epico scontro fra Jon Snow, il “principe che fu promesso”, unione di Fuoco e Ghiaccio, Targaryen e Stark, ed il Re della Notte, del quale aspettavamo di conoscere i retroscena; coerentemente invece con quanto abbiamo visto fin dalla prima stagione, il Trono di Spade ci ha lasciato completamente spiazzati, togliendo dalla scacchiera personaggi che credevamo cruciali all’interno di una trama a lungo termine (per quanto in effetti manchino ormai solamente 3 episodi alla chiusura della serie).

Così come lo spettatore fu lasciato interdetto dalla morte di Ned Stark, che credevamo il protagonista assoluto della vicenda, nella puntata 1×09, in un parallelismo che riporta in auge il vero spirito di Game of Thrones dopo la criticatissima (a ragione) linearità delle 2 stagioni precedenti, quello che all’unanimità era considerato il villain principale da sconfiggere abbandona le scene senza risoluzione, senza spiegazioni, senza formalismi, all’improvviso e quasi troppo velocemente. Il realismo, pur portando in scena dinamiche prettamente fantasy, è sempre stato alla base di Game of Thrones, che qui ribadisce il concetto. Riuscendo però a creare una delle scene più epiche di sempre all’interno della serie.

Arya Stark. A posteriori, è praticamente ovvio che sia stata lei ad uccidere il Re della Notte. In un percorso che l’ha formata proprio per quell’esatto momento, l’assassina rinnegata “silenziosa come un’ombra, leggera come una piuma, rapida come un serpente, calma come l’acqua stagnante, liscia come la seta dell’estate, svelta come un cervo, sfuggente come un’anguilla, forte come un orso, feroce come una volverina” ha compiuto il suo destino, all’interno di un discorso ad amplissimo respiro che, sebbene molto probabilmente non fosse stato scritto in tal modo fin dall’inizio, in realtà torna perfettamente, riallacciando, come dicevamo in apertura, varie storyline e risolvendole alla luce di una incredibile – quasi fortunosa – coerenza narrativa interna.
E’ quindi in teoria fin dall’inizio Arya la prescelta del signore della Luce, e Stannis, Jon, Beric Donarrion ed anche Bran (proprio colui che le ha consegnato nella scorsa stagione l’arma finale con la quale uccidere la sua nemesi, quel pugnale in acciaio di Valyria al centro della scena fin dalla prima stagione) sono stati solamente degli strumenti che l’hanno aiutata ad arrivare lì dove doveva. In questo modo guadagna un senso anche l’errore (alla luce dei fatti, doppio) di Melisandre, la cui interpretazione dei piani del Signore della Luce l’ha posta prima al fianco di Stannis, destinato a salvare Jon alla Barriera, poi a quello di Jon, da lei resuscitato per poter così unificare il Nord riconquistando Grande Inverno.

UN ALTRO TARGARYEN?

Potremmo considerare il Re della Notte una sorte di Dio della Morte (ed è proprio Arya a rivolgergli la frase “non oggi”, fin dalla prima stagione), mentre per altri potrebbe costituire un Dio dai Mille Volti (le migliaia di morti suoi sottoposti, cui di nuovo, Arya decise di ribellarsi a Braavos); al di là di fantasiose metafore, ciò che abbiamo osservato nell’episodio è l’incapacità del fuoco di Drogon di recargli danno.
Fin dalla sua comparsa, abbiamo creduto che dietro questo personaggio ci fosse più di quel che appariva, ed in varie interviste gli showrunner hanno lasciato intuire che la scelta dei Figli della Foresta nel crearlo non fosse affatto casuale: possibile che si tratti di un ancestrale membro della famiglia Targaryen, immune per natura al fuoco dei draghi?

IL VERO NEMICO

La battaglia contro il Re della Notte sembra ormai davvero terminata: il vero nemico è ora Cersei, forte della sua enorme armata (pur senza elefanti…), rimasta a sud in attesa della disfatta di Grande Inverno. L’esercito del Nord è in effetti stato completamente decimato, e la minaccia proveniente da Approdo del Re si fa ora più reale. Sarà incentrato su questo conflitto ciò che vedremo nelle prossime 3 puntate di Game of Thrones?

Alcuni hanno notato che per quasi l’intera durata della battaglia, Bran è rimasto “altrove”. Lo abbiamo visto usare le sue abilità metamorfiche per entrare nella mente di alcuni corvi, ma poi abbiamo completamente perso il filo delle sue azioni; il ragazzo è tornato in sé solamente quando, molto tempo dopo, davanti a lui si è parato il Re della Notte, pronto ad ucciderlo. Questa parte della storyline presenta sicuramente ancora qualche punto da chiarire: possibile che il nemico provenuto da oltre la barriera sia in qualche modo sopravvissuto?

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