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7 cose che forse non sapevate su Le nuove avventure di Pinocchio

7 cose che forse non sapevate su Le nuove avventure di Pinocchio

Di DocManhattan

Naso di legno, cuore di stagno, burattino: il resto degli ingredienti erano sofferenza, angoscia e sadismo. Difficile dimenticare, per chiunque l’abbia visto, Le nuove avventure di Pinocchio, l’anime degli anni 70 versione super-drammone della favola di Collodi. Eppure quel Pinocchio non era solo. Anche se sì, non si chiamava davvero Pinocchio.

1. BURATTINI, DRAGHI E GIOCHI DI RUOLO

Kashi no Ki Mokku (“Mokku della quercia”) è un anime della Tatsunoko andato in onda in Giappone, su Fuji TV, tra il 4 gennaio e il 26 dicembre del ’72, per 52 episodi. Una rilettura dei personaggi del Pinocchio di Collodi decisamente inquietante, in cui il burattino di legno è sottoposto a tutta una serie di abusi e angherie come un utente che vuole lasciare una compagnia telefonica. In Italia arriva nei primissimi anni 80, con il titolo Le nuove avventure di Pinocchio. Negli anni 90 sbarca pure negli USA, in una versione adattata dalla Saban (quella dei Power Rangers) e in onda sulla HBO dal ’92. Il sadico Joffrey Baratheon aveva insomma chi gli aveva preparato il terreno anni prima, vessando o cercando di bruciare, smontare, far mangiare dalle termiti un povero burattino dallo sguardo triste.

Il character design de Le nuove avventure di Pinocchio è di Yoshitaka Amano, che in Tatsunoko ha lavorato a serie come Gatchaman, Tekkaman e molte altre, e che nell’87 sarebbe passato alla Square (oggi Square Enix), lavorando per anni al design di mostri, personaggi e loghi di una certa serie chiamata Final Fantasy. Magari ne avete sentito parlare.

2. CAMBI DI SESSO NEL FILONE DELLA SFIGA

Le nuove avventure di Pinocchio rientra in una serie di anime altrettanto tetri e sadici nei confronti dei loro protagonisti sviluppato in quegli anni dalla Tatsunoko. La casa dell’ippocampo, artefice di anime esilaranti come Yattaman e le Time Bokan, Ippotommaso o Il mago pancione Etcì, aveva creato nel ’70 un sottofilone della sofferenza con Le avventure dell’Ape Magà. Che in Italia ha quel titolo in quanto proposto come generico dell’Ape Maia, pur essendo una serie completamente diversa per storie e atmosfere, nata in Giappone anni prima. E che aveva per protagonista un maschio. Il titolo giapponese (Konchū monogatari – Minashigo Hacchi) è infatti traducibile come “Storia di insetti – L’orfano Hutch”: Magà si chiama Hutch ed è un maschio. Nel remoto caso in cui non fosse un’informazione già presente nel vostro cervello, benvenuti nella consapevolezza che siete stati ingannati sin da bambini, è tutto finto, il mondo finirà presto.

La trilogia Tatsunoko di morte e disperazione affrontate da questi personaggi con gli occhietti tristi e le palpebre a mezz’asta, dopo Magà e Pinocchio, è completata dal ranocchio povero ed emarginato Demetan, ne La banda dei ranocchi (’73). Con bullismo da stagno e pesci gatto al posto di mantidi religiose e ragni, ma la musica non cambia.

3. LA DONNOLA E I VAMPIRI

Le nuove avventure di Pinocchio è un adattamento molto libero del libro di Collodi, dicevamo, anche per i personaggi. Innanzitutto nei nomi: Pinocchio si chiama in originale Mokku (da moku, legno), Geppetto Ojisan (nonno), e il Gatto e la Volpe sono in realtà una Donnola e una Volpe. Nella versione italiana Mokku è diventato Pinocchio, ma Geppetto è rimasto “Nonnetto”. Ma per maltrattare, picchiare, deridere e umiliare meglio Mokku/Pinocchio, ai personaggi malvagi della storia, come Mangiafuoco, la Tatsunoko ha aggiunto naufragi sulla costa africana, risse scolastiche in cui qualcuno ci lascia le penne (non sarai dimenticato, Alessandro), vampire che schiavizzano i bambini per divorarli, serpenti a tre teste, sirene.

Esemplare l’episodio 29, in cui Pinocchio e l’amico Franco sono costretti a unirsi a una banda di briganti, cattivi da spaghetti western che ammazzano la gente e sono guidati dal mefistofelico Diavolo. Pinocchio viene salvato dalla rivolta popolare mentre Diavolo sta per staccargli la testa, visto che Nonnetto/Geppetto non se la sente di far fuoco con un fucile per difenderlo.

Non aveva imparato nulla da quel pistolero del Geppetto Disney, non aveva.

4. L’ALTRO NIPPOPINOCCHIO

Le nuove avventure di Pinocchio non è l’unico anime degli anni 70 dedicato al burattino di Collodi. Nel ’76 fu infatti la volta di Bambino Pinocchio (Piccolino no Boken) della Nippon Animation, trasmesso in Italia nell’82 su Canale 5 e dal tono decisamente più leggero. La sigla di Bambino Pinocchio (testi di Luciano Beretta e musiche di Augusto Martelli) era cantata da Cristina D’Avena: si tratta della prima sigla incisa dalla Cristinona nazionale, che all’epoca aveva diciassette anni.

5. NATALE E PASQUA, BEFANA E FERRAGOSTO (E SOFFRO LO STESSO)

Alcuni episodi sono stati riproposti con alcune modifiche in Giappone al cinema, nel marzo e nel luglio del ’72, per la rassegna per ragazzi al Toho Champion Festival. Pinocchio è finito così a dividere il biglietto con Ultraman, Godzilla e Ape Magà. Da noi è invece disponibile in DVD Buon Natale Pinocchio – Il film, collage degli ultimi due episodi dell’anime. Naturalmente, in quanto favola natalizia, Pinocchio viene inseguito per metà del tempo dalle autorità e rischia il rogo. Allegria!

6. LA FANTASIA È SOLO UNA BUGIA

La sigla italiana, Pinocchio perché no?, è stata scritta dalla paroliera e autrice Carla Vistarini, su musica di Fabio Massimo Cantini (che, restando alle sigle degli anime, ha scritto le musiche anche per Il Grande Mazinga e Daltanious) e Luigi Lopez, e cantata da quest’ultimo. Anche qui, limitandoci ai cartoni in una carriera ricca di collaborazioni e lavori importanti, Lopez ha scritto La fantastica Mimì (con Vistarini e Cantini), Cybernella e… Goal. Pubblicato con lo pseudonimo Eurokids, Goal era il brano ufficiale degli Europei di calcio dell’80 e venne utilizzato in seguito come sigla dello storico anime sul calcio Arrivano i Superboys. Ne parliamo la prossima volta.

7. JOHNNY DEPP, ASTERIX E GOLDRAKE

La voce italiana di Pinocchio era di Fabio Boccanera, in seguito tra i più famosi doppiatori italiani e voce storica di Johnny Depp e Ben Affleck (condivisi con Riccardo Rossi, che è suo cugino). Geppetto era il grande Aldo Barberito, scomparso di lì a poco e, tra le altre cose, Fred Flintstone, Hydargos in Goldrake e Ikima in Jeeg. Il Grillo era invece Willy Moser, Kermit dei Muppet, Shaggy di Scooby-Doo, Luca Tortuga e Barney nei Flintstones, ma anche Asterix (Asterix e la sorpresa di Cesare e Asterix e la pozione magica). La Volpe ha avuto sei diversi doppiatori, ma in tre episodi ha la voce di Massimo Dapporto.

Anche il futuro Tenente Fili ha avuto modo di bullizzare quel povero burattino giapponese.

 

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