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7 cose che forse non sapevate su Heidi

7 cose che forse non sapevate su Heidi

Di DocManhattan

Heidi, la terza serie anime ad arrivare sulla tv italiana (7 febbraio del 1978), dopo Barbapapà e Vicky il Vichingo. E prima di Goldrake. Le caprette, Peter, la neve, ok. Ma ci sono tante cose che di Heidi, nel sentire continuamente la sigla di Heidi, nel pensare a questa bambina che sulle montagne svizzere rompe le scatole al nonno e al povero cane Nebbia, magari non conoscete…

1) DAL ROMANZO AL… “TEATRO” (PASSANDO PER UN ASTEROIDE)

Heidi nasce, come noto, in un romanzo del 1880 della scrittrice svizzera Johanna Spyri. Un personaggio che ha riscosso da subito una grande popolarità, divenendo protagonista di decine di film e produzioni televisive, a partire dal film con Shirley Temple del ’37. Film ribattezzato in Italia Zoccoletti olandesi. Per qualche ragione.E ad Heidi è stato dedicato nel 1979 un asteroide, il 2521 Heidi, appunto. Magari correva a piedi scalzi per il cosmo pure lui. Fatto sta che nel gennaio del ’74 debutta su Fuji TV una trasposizione anime del romanzo della Spyri, Arupusu no Shojo Haiji, cioè “Heidi, la ragazza delle Alpi”.
È prodotto dalla Zuiyo Eizo, società giapponesi che un anno più tardi, in seguito a una serie di capriole societarie, darà vita alla Nippon Animation. Compagnia nota soprattutto per il suo World Masterpiece Theater, serie di anime ispirati a capolavori della letteratura per ragazzi, soprattutto europea. Un filone di cui Heidi e altre serie fungono da precursori, e che includerà serie classiche come Marco, Rascal il mio amico orsetto, Anna dai capelli rossi, Flo la piccola Robinson, Sui Monti con Annette e tante altre.

2) MIYAZAKI E PIPPI CALZELUNGHE

Come sa ogni fan dello Studio Ghibli degno di questo nome, Heidi è il frutto del lavoro dei due cuori del più celebre e amato studio di animazione di tutti i tempi. Il regista di Heidi è infatti Isao Takahata e a “bozzare” gli episodi, curandone il layout, è Hayao Miyazaki. I due fonderanno lo Studio Ghibli nell’85, dopo il successo di Nausicaä della Valle del vento, insieme a Toshio Suzuki e Yasuyoshi Tokuma.
Heidi non è però il primo approccio del sensei Miyazaki e del compianto Takahata alla letteratura per l’infanzia del Vecchio Continente. Nel 1971, all’epoca trentenni e due perfetti sconosciuti in Europa, vanno in Svezia per cercare di convincere Astrid Lindgren, l’autrice delle storie di Pippi Calzelunghe, a lasciargli trasformare la sua Pippi in un anime. La Lindgren, che ha visto Pippi sbarcare in TV due anni prima, non è interessata.
Fossero già usciti Heidi e Conan il ragazzo del futuro, le cose sarebbero andate probabilmente in modo diverso. Fatto sta che Pippi Calzelunghe diventerà una scialba serie animata solo nell’88, e che Miyazaki tradurrà la Svezia vista in quel viaggio nell’ambientazione del suo film Kiki consegne a domicilio… e riverserà alcuni spunti anche in Heidi. Quel bozzetto ad acquarello dell’altalena impossibile con vista sulla città, qui sopra: ricorda niente?

3) LA MOLTIPLICAZIONE DEI FILM

Nel 1979 uscì nelle sale giapponesi un film riassuntivo, con un cast di doppiatori quasi totalmente nuovo e senza il coinvolgimento di Miyazaki e Takahata. In Italia, però, di film riassuntivi ottenuti incollando gli episodi ne sono nati diversi: Heidi a scuola, Heidi va in città e Heidi torna tra i monti, con Clara che torna a camminare, nonostante quella frantumatesticoli di livello galattico della signora Rottenmeier le stia addosso. L’autore del presente articolo giura di aver visto almeno uno dei tre su filmino 16mm da proiettore, anche se non ricorda quale.
Come d’uso all’epoca, Heidi divenne anche un fumetto italiano sul Corriere dei Piccoli, disegnato da Giorgio Rebuffi. Il grande Rebuffi è stato, tra le altre cose, il creatore di Tiramolla, Trottolino e del luposki della steppaff Pugaciòff. Finisco di soffiarmi il naso e proseguiamo, scusate un attimo.

4) IL REMAKE IN 3D

Ok, tocca parlare pure di quello. Come per l’Ape Maia, gli Orsetti del Cuore e decine di altre serie a cartoni del passato, è arrivato un remake in 3D pure per Heidi. Trattasi della serie omonima del 2015, co-prodotta anche dalla Rai e animata dalla francese Studio 100, che aveva sottoposto allo stesso trattamento già l’Ape Maia (2012) e Vicky il Vichingo (2013). Da noi ha debuttato su Rai YoYo nel giugno del 2015. Cercare di superare Miyazaki e Takahata con una verniciata poligonale, la follia, il mondo è prossimo alla sua fine.

5) YATTAMAN VS HEIDI

Nel folle mondo di Yattaman, abbiamo detto, poteva succedere di tutto. Anche prendere per i fondelli Remi e altri anime. Nell’episodio 15, “La piccola Pessy”, tocca a Heidi. Il Trio Dronio arriva sulle Alpi Svizzere con un robot-mungitore e incontra la piccola Pessy, una parodia di Heidi. Il nonno di Pessy/Heidi finisce per essere menato, il povero Cristo, ed è Yatta Pellicano a risolvere la situazione, spontaneamente, perché c’aveva dell’altro da fare.

6) LA SIGLA E LE MUSICHE TEDESCHE (ZOZZE)

La sigla italiana che tutti conosciamo (che lo si voglia o meno), non è una sigla italiana. Il brano scritto dal celebre Franco Migliacci e cantato da Elisabetta Viviani, infatti, era una cover della sigla tedesca, composta da Christian Bruhn. “Heidi, Heidi, brauchst du zum Glücklichsein!”. Ed è subito post-sbornia da Oktoberfest. Sì, ora vi tocca ascoltarla:

Anche le musiche dell’anime vennero ereditate dalla versione tedesca, così la colonna sonora giapponese (di Takeo Watanabe, storico compositore di decine e decine di soundtrack per gli anime, soprattutto Toei) venne soppiantata da quella di Gert Wilden. Compositore che ne gli anni 70 si guadagnava da vivere scrivendo colonne sonore per film erotici e softpornazzi tedeschi. Già.

7) VIDEODELIRIO

Paura, eh? Dunque. Siccome Heidi è rimasta popolarissima in Giappone, la produzione di pubblicità e programmi TV folli non manca. Ce ne guardiamo qualcuno? Ma sì, dai:

Questo è uno dei tanti spot aventi per testimonial il Nonno. Perché nessuno ti vende meglio un fax o servizi telefonici del burbero vecchio dell’alpe dal cuore d’oro.

Quest’altro è invece uno degli spot realizzati una decina di anni fa da Nissan, da cui deriva l’immagine-di-paura poco sopra. Per pubblicizzare le sue automobili, la casa giapponese ha utilizzato una versione agghiacciante di Heidi, Clara e il Nonno (poi divenuta tutta una serie di gadget altrettanto inquietanti che ancora si trovano in giro per Tokyo e dintorni). Sembra giusto.

Questo, infine, è lo spezzone di un programma in cui vengono ricostruite live parti della sigla (altalena e tuffo sulla nuvola compresi) e del cartone.

Sì, ora vi servirà un buon terapista. E sì, vi passo il numero, tranquilli.

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