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7 cose che forse non sapevate su Fantaman

7 cose che forse non sapevate su Fantaman

Di DocManhattan

“Ma c’è un uomo, forte, con un nome fantastico…” Ti credo, si chiama Fantaman. E giù una terrificante risata con cui annunciare il suo arrivo, prima di percuotere i nemici con il suo elegante bastone da passaggio, appropriatissimo per un giustiziere con la testa da teschio e il corpo d’oro che deve sventare i piani di quel quattrocchi (ma non perché porta gli occhiali) del Dottor Zero… Serie storica, Fantaman, a cui in tanti, tra quelli già accampati davanti a una TV nei primi anni 80, sono ancora oggi affezionati. E che ha alle spalle una storia talmente lunga da poter guardare dall’alto in basso pure i super-eroi USA. Tutti i super-eroi USA.

1. GIAPPONE CHIAMA COREA

Ogon Batto, cioè “pipistrello dorato”, è una serie di 52 episodi andata in onda in Giappone per la prima volta tra l’aprile del 1967 e il marzo del 1968. Trasmesso il sabato pomeriggio alle sette, l’anime è realizzato dalla Television Corporation of Japan (TCJ) di Tetsujin 28-go. Si tratta di uno dei primi casi di serie anime subappaltate a uno studio coreano: un esperimento ripetuto l’anno dopo con un’altra serie decisamente più horror, Bem il mostro umano. Ogon Batto arriva in Italia nell’81, sulle TV locali, con il nome di Fantaman. Anche in altri paesi latini l’eroe assume un nome simile: in Spagna diventa Fantasmagórico, nel mercato portoghese Fantomas.

2. E SUPERMAN MUTO

L’anime è tratto da un manga scritto da Koji Kata e disegnato da Daiji Kazumine, pubblicato in Giappone tra il ’64 e il ’65 (e proposto da noi da Star Comics, in due volumoni, nel 2006), ma il personaggio di Fantaman / Ogon Batto era nato molti anni prima. Le sue origini risalgono infatti agli anni Trenta… e a un pacchetto di sigarette. Nel 1930, il diciottenne Takeo Nagamatsu e il ventenne Ichiro Suzuki creano questo personaggio, ispirati pare da alcune figure mitologiche giapponesi viste in un museo. Il nome lo prendono da un brand di sigarette nipponiche, le Golden Bat. Il loro pipistrello dorato debutta nel kamishibai, che era una forma di spettacolo itinerante in cui un narratore accompagnava il suo racconto con delle illustrazioni.

Quei 19 cartelli dipinti con Ogon Bat per i cantastorie da strada rendono il personaggio estremamente popolare e danno vita a vari manga, uno dei quali disegnato dallo stesso Nagamatsu e uno nel ’47 (Kaito Ogon Bat) da Osamu Tezuka, il “dio dei manga”. E sì, l’esser nato nel 1930 permette a Fantaman di guardare effettivamente dall’alto in basso TUTTI i super-eroi USA. Superman sarebbe arrivato solo nel ’38, Batman nel ’39. Perfino l’Uomo Mascherato (The Phantom) è del ’36.

3. I FILM E KILL BILL

Il successo di Ogon Bat dà vita a un primo film live action già nel 1950: Ogon Batto: Matenro no Kaijin. Nel ’66 è la volta dell’Ogon Batto diretto da Hajime Sato (Captain Ultra, I mostri della città sommersa) e interpretato da Shin’ichi Chiba, alias Sonny Chiba. Sì, l’Hattori Hanzo dei due Kill Bill di Quentin Tarantino. Nel ’72 esce invece Ogon Batto ga yattekuru, che però è un biopic e racconta le origini del personaggio nel kamishibai.

4. LA COREA E L’ITALIA

E siccome, come detto, l’anime di Fantaman è stato prodotto anche in Corea del Sud e il giustiziere con la risata contagiosa è molto famoso pure a Seul e dintorni, c’è anche una pellicola coreana del ’92 sulla sfida tra Golden Bat e il Dr. Zero, Young-guwa hwanggeum bakjwi, interpretata dal popolare comico coreano Shim Hyung-rae.

Il film del ’66 è arrivato anche in Italia, con il titolo de Il ritorno di Diavolik. Perché un nome così simile a Diabolik? Perché l’eroe con la faccia da teschio ricordava appunto, nell’immaginario nostrano dell’epoca, personaggi dei fumetti neri come Kriminal di Max Bunker e Magnus (1964). Prego ammirare i nomi americanizzati di regista e protagonisti sulla locandina a sinistra dell’epoca. Thomas Lee, Peter Conway e Deborah Scott, in un film di Terence Marvin. Certo.

5. IL MILLENNIO NUMERO TRE, CHE NON C’È

Alla fine degli anni Novanta si prova a riportare in pista Fantaman con una nuova versione, un remake intitolato The Golden Bat: Millennium Version. Ne vengono realizzate alcune sequenze – secondo alcune fonti un intero episodio pilota – accompagnate dal remix del tema originale per cercare un acquirente. A dirigere il tutto è quella gran testa riccia di Shin’ichi Watanabe, il regista di Excel Saga, del demenziale Puni Puni Poemi e dello special televisivo Lupin III – L’amore da capo: Fujiko’s Unlucky Days. Ma il progetto non decolla: povero Dottor Zero, ora che finalmente aveva trovato un paio di gambe (ma non la mano sinistra, lì aveva ancora la tenaglia).

6. DOPPIATORI CHE FANNO GLI STRAORDINARI (E BATMAN)

La versione italiana dell’anime ha la particolarità di utilizzare una manciata di doppiatori in tanti ruoli diversi. Rino Bolognesi (voce italiana, tra le altre cose, di Adam West nel Batman televisivo) è infatti la voce narrante, Fantaman, il Dottor Steel e tanti altri personaggi minori. Annarosa Garatti (che nel Batman TV era la voce di Batgirl) è Maria, Happy, Natale e altri personaggi femminili o bambini. Ettore Conti è il Dottor Zero, Gaby e una dozzina di altri dottori, professori e ministri. E sì, se ve lo state chiedendo, anche Conti, scomparso la scorsa estate, era nel cast di doppiatori del Batman anni Sessanta, come voce di Cesar Romero / Joker.

7. LA SIGLA DA CANTARE A SQUARCIAGOLA, CURANDO IN PARTICOLARE LA RISATA

La sigla italiana di Fantaman è stata scritta da Cleffer (Vincenzo Petti), Bruno Tibaldi e Ronnieross (Vincenzo Petti). A cantarla erano i Superobots, la band di Douglas Meakin interprete di innumerevoli sigle dei cartoni in quegli anni, qui con il nome di Superband. Douglas Meakin è nato Liverpool. Si è trovato a girare l’Italia con la sua band, i Motowns, negli anni Settanta, e ha deciso di restarci. A Liverpool, da ragazzo, era molto amico di un tipo che frequentava la sua scuola e abitava poco distante da casa sua. Quando un giorno venne a sapere che quel ragazzo stava per cambiare band, Meakin gli disse di lasciar perdere, di restare dov’era. Per la cronaca, quel ragazzo si chiamava Ringo Starr e stava per entrare nei Beatles.

Col senno di poi, qui la risata diabolica alla Fantaman se la sono fatta sia il buon Douglas che Ringo.

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