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StreamWeek: di Morte, Amore e Robot

StreamWeek: di Morte, Amore e Robot

Di Michele Monteleone

Una settimana densa di novità, in cui ritorna American Gods, una delle serie visivamente più interessanti della scorsa stagione, viene rilasciato Triple Frontier, un film con una produzione che sembra un’odissea, sbarcano su Netflix i corti animati dell’antologia Love, Death & Robots e su RaiPlay viene caricato il commovente Captain Fantastic e finalmente viene proposta in Italia Halt and Catch Fire.

Inizio con il segnalarvi, su Netflix, un bell’horror, di quelli più piccoli e che hanno fatto poco rumore. Regali da uno sconosciuto -The Gift potrebbe esservi sfuggito quando è uscito nel 2015, ma vi assicuro che è un recupero da fare immediatamente. è uno di quegli horror che giocano più con l’inquietudine che con il vero terrore, ma che fa leva su sensazioni tanto intime e comuni che finisce per inquietare più di un serial killer con una maschera. L’antefatto è semplicissimo e mondano, una coppia si trasferisce in una nuova casa e, mentre fa compere in un negozio, si imbatte per caso in un ex compagno di scuola di lui (Jason Bateman). L’uomo sembra molto affabile e infatti il giorno dopo si presenta a casa della coppia con un regalo che viene accolto piacevolmente da lei, ma che infastidisce Simon, il personaggio di Bateman. Il regalo è solo il primo tassello di quella che diventa una graduale infiltrazione nella vita della coppia da parte dell’uomo. Tutto rientrerebbe nel canone di un certo filone di horror, se non fosse che piano, piano iniziano a delinearsi anche le colpe passate di Simon. Forse l’amico ritrovato, ha qualcosa da far scontare all’ex compagno di classe.
Se volete fare una doppietta con Jason Bateman, non posso che consigliarvi anche la quinta stagione di  Arrested Development una delle comedy più geniali degli ultimi anni. Insieme a Jason BatemanMichael CeraWill ArnettPortia de RossiTony HaleDavid Cross Jeffrey Tambor portano sul piccolo schermo una delle famiglie più disfunzionali e vendicative di sempre. La versione squattrinata dei Royal Tenenbaum di Wes Anderson.

Sempre su Netflix potete assistere a una strana trasformazione. Infatti questa stessa settimana sono state aggiunte due serie che vedono come protagonista quel gran figo di Idris Elba. Le due serie sono Luther, in cui interpreta il detective duro e fin troppo investito nel suo lavoro che l’ha reso famoso, e Turn Up Charliein cui prova, con scarso successo, a sembrare un DJ sfigato che ha avuto i suoi quindici minuti di gloria e poi è caduto nel dimenticatoio. Il personaggio di Elba finisce per fare il baby sitter per la figlia di una coppia di amici che invece sono diventati davvero famosi. Sinceramente pensavo l’avessero incastrato a forza in questo strano ruolo, ma poi nei titoli di testa ho notato che risultava come creatore della serie. Quindi mi chiedo, qual è la sua strategia? Cosa vuoi fare Idris? Vuoi mostrarci il tuo lato tenero? La tua verve comica? In entrambi i casi, devo confessarvi che non mi pare che l’esperimento sia molto riuscito. Infatti la serie non fa ridere e non riesce neanche a commuovere, complice il fatto che gioca su cliché davvero logori e fondamentalmente nessuno prova empatia per la figlia viziata di due milionari. Per dimenticarmi di questo tuo scivolone mi vedo Luther (che comunque è un gran casino come lo sono state le ultime stagioni. Non sempre la continuity è un pregio).

Tra i pochi che possono tenere testa all’ispettore Luther e Idris Elba, posso serenamente elencare quell’altro gran figo di Keanu Reeves nei panni di John Wick che ritorna nel secondo capitolo della saga John Wick – Capitolo 2. Più grande e affollato del precedente, con una piacevole gita a Roma da parte dell’assassino più efficace al mondo, il secondo capitolo della saga risulta meno a fuoco del primo, ma continua a intrattenere con un sacco di botte girate come è giusto che sia quando hai per le mani uno come Reeves che sa menare le mani come un professionista. Il suo stile di combattimento, in cui usa le pistole come fossero armi bianche, è un segno distintivo della serie che ne ha in parte determinato il meritato successo.

Mi allontano da Netflix, che questa settimana si è scatenata, per segnalarvi, come già promesso in precedenza, qualcosa da RaiPlay, la app per lo streiming della Rai che tutti noi finiamo per pagare in bolletta e che quindi sarebbe carino sfruttare il più possibile. Questa settimana tra l’altro, arriva finalmente in Italia una serie la cui mancanza gridava vendetta. E la notiziona è che non arriva su Netflix o Prime Video, ma in casa Rai. Sto parlando di Halt and Catch Fire una serie AMC che ambientata all’inizio degli anni ’80 che segue il team di sviluppo di una serie di innovazioni tecnologiche (dai personal computer all’avvento di internet) che non sono altro che lo specchio dei reali successi che hanno segnato quella decade. Lee PaceScoot MacNairyMackenzie Davis Kerry Bishé danno vita a tre personaggi incredibilmente complessi e complicati che reggono sulle loro spalle una serie tanto grandiosamente sceneggiata, quanto sfortunata. L’ultima stagione poi è un toccante inno al femminismo e alle difficoltà che hanno le donne di trovare il loro spazio nel mondo del lavoro.

Chiudo con un ultimo consiglio, su RaiPlay hanno caricato quel gioiellino (mi fustigo ogni volta che uso questa parola, ma stavolta è davvero azzeccata) di Captain Fantastic. In cui uno straordinario Viggo Mortensen interpreta il padre di una numerosa famiglia che, insieme alla moglie, ha deciso di crescere i figli lontani dalla società, nel cuore di una foresta del Nord America. I ragazzi vengono educati e allenati, sono survivalisti e filosofi, ma la morte della madre li costringe a lasciare il loro ritiro e tornare nel mondo reale. Lo scontro con la società civile che gli è sempre stata negata, creerà dissapori nella famiglia e farà mettere in discussione al padre la scelta presa con la moglie per l’educazione dei figli.

Ogni settimana seleziono per voi tre visioni imprescindibili, non sono sempre i migliori usciti (anche perché se una settimana caricano Quarto Potere, non potrei mai dirvi che l’ennesima serie di supereroi con gli effetti visivi realizzati con paint, è meglio), ma sono sempre le serie o i film più attesi, chiacchierati, snobbati o anche solo criticati degli ultimi sette giorni. O semplicemente quelli che piacciono più a me.

American Gods (Prime Video)

La serie, tratta dal romanzo che ha consacrato Neil Gaiman come scrittore di narrativa (consacrazione che già possedeva da tempo come autore di fumetti), torna con la seconda stagione. La storia segue Shadow Moon, ex galeotto che, uscito di prigione, incontra sulla sua strada Odino che lo coinvolge in una guerra tra Dei antichi e nuovi Dei. Da una parte tutti quegli Dei portati in America dai molti popoli che sono emigrati nel nuovo continente, divinità quasi dimenticate, dall’altra le sfavillanti divinità del mondo moderno, il denaro, i media, la tecnologia. Ma come si combatte una guerra fra divinità? Sta qui il concetto geniale del lavoro di Gaiman: un dio è tanto forte, quanti sono gli uomini a credergli. Più il suo culto viene dimenticato, più i suoi poteri si affievoliscono. Ma Odino non è tipo da accettare l’oblio. La serie è caratterizzata da uno straordinario impianto visivo barocco, pacchiano a volte, che però gli dona un appeal irresistibile. I colori incredibilmente saturi, le trovate visive che caratterizzano, sogni, incubi e ricordi dei personaggi, sono la firma autoriale di David Slade (Hard Candy, Hannibal, 30 giorni di Notte). Ho letto alcune critiche sul fatto che Shadow sia un personaggio bidimensionale e poco interessante. Il mio commento spassionato è: grazie al cazzo. Shadow è preda degli eventi, uno spettatore che serve a Gaiman semplicemente per mostrare al lettore il caravan serraglio formato da quella multiforme folla di dei che sono, alla fine, i veri protagonisti della storia.

Una serie antologica di corti animati per adulti, prodotta da David Fincher Tim Miller è sicuramente una buona cosa. Quindi mi tolgo subito il dente e vi confesso le mie perplessità, ma lo faccio conscio del fatto che, un’antologia di corti animati su una piattaforma come Netflix è un bene per tutti (soprattutto per gli animatori). Comunque la mia perplessità è legata al fatto che dei 18 corti che compongono l’antologia ce ne siano appena tre che hanno in sceneggiatura uno spunto interessante, Il Dominio dello Yogurt, Alternative Storiche e Mutaforma, in cui però non si va molto oltre lo spunto. Un solo corto davvero interessante dal punto di vista visivo, Il Testimone. E un unico corto che riesce a unire l’aspetto formale con quello narrativo in qualcosa che effettivamente lascia un segno nello spettatore che è Zima Blue. Ci sono anche punti davvero bassi nella produzione con due tre corti al limite del ridicolo, pacchiani e scontati dal punto di vista visivo e con una narrazione che, nel migliore dei casi, è scontata e in altri fastidiosamente vuota di contenuto. Quindi se devo dire la verità, l’antologia funziona solo se non avete mai visto la cinematica di un videogioco e vi hanno spento internet non sapete che la rete è piena di corti che vengono caricati, in maniera totalmente gratuita, visivamente e narrativamente più interessanti di quelli di Love, Death & Robots. Ah, il primo che mi dice che non si può fare di meglio in quei pochi minuti, lo meno con un cofanetto de Ai confini della Realtà.

Triple Frontier ha il dream cast che tutti noi ci meritavamo. Ben Affleck, Oscar Isaac, Charlie Hunnam, Garrett Hedlund e Pedro Pascal, sono ex militari che organizzano un furto ai danni di un signore della droga. Il gruppetto è tornato a casa dopo il servizio, senza uno scopo e con il vuoto che lasciano le esperienze al fronte, la sensazione di essere diventati di colpo inutili, sfruttati e gettati in un angolo. Il loro riscatto però passa per un’azione criminale, per un’avidità che li corrompe e li finisce per distruggere. Questo il sottile filo narrativo che tende attraverso la storia Mark Boal, autore legato a Kathryn Bigelow (produttrice della serie), ma la verità è che la parte del leone nel film la fa, oltre al cast, la mano di J.C. Chandor, regista del bellissimo A Most Violent Year, che tiene lo spettatore in tensione dal primo minuto fino all’ultimo, attorcigliandogli le viscere e facendogli rizzare i capelli in testa. Ogni rovescio di fortuna che il gruppetto deve affrontare è il meccanismo perfetto con cui la narrazione non si interrompe un attimo e accompagna il gruppo di soldati nella loro triste anabasi. Probabilmente il miglior film prodotto da Netflix.

E, come tutte le settimane, siamo arrivati all’ultima parte della rubrica dedicata a una chicca, a un contenuto che probabilmente vi siete persi nell’uragano di novità con cui veniamo bombardati.

The Visit (Prime Video)

M. Night Shyamalan ha avuto una montagna russa al posto della carriera. Ha iniziato in altissimo con il geniale Il sesto senso e ha continuato con l’acclamato Unbreakable, ha continuato con Signs e The Village che secondo me sono molto sottovalutati e Lady in the Water che capisco divida tra “fa schifo” e “piccola perla imperdibile”. Poi il buio. Grosse e brutte produzioni in cui ha messo le mani su storie e budget che è evidente non sapesse gestire. In un mondo come quello dei social che non perdona nulla e ha la memoria di un pesce rosso, Shyamalan è passato in breve tempo dall’essere interessante all’essere considerato un incapace. Per fortuna il valore del pensiero comune è pari a zero e, ritrovata una via in produzioni più contenute in casa Blum House, Shyamalan è tornato a brillare. Ho apprezzato Split, ho amato Glass e mi ha davvero stupito il piccolo horror che vi propongo ora come recupero. Vi dico il meno possibile su The Visit perché, in pieno stile Shyamalan ogni accenno alla trama potrebbe essere uno spoiler devastante. Se vi fidate di me e volete un po’ bene a Shyamalan, guardatelo a scatola chiusa. Aggiungo solo che i vecchi mi hanno sempre fatto paura.

Alla prossima settimana, miei fedeli bingewatchers: se vi è piaciuto qualcuno dei consigli che vi ho dato, se volete segnalarmi qualcosa che mi sono perso o se volete suggerirmi qualcosa di cui discutere la prossima settimana, vi invito a commentare l’articolo. La vostra guida allo streaming compulsivo è sempre disponibile!

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