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7 COSE CHE FORSE NON SAPEVATE SUI THUNDERCATS

7 COSE CHE FORSE NON SAPEVATE SUI THUNDERCATS

Di DocManhattan

Fermatemi se la conoscete già. Un gruppo di eroi affronta un malvagio mummione, e il muscoloso protagonista attinge a un grande potere sollevando una spada magica. Sette cose che forse non sapevate sui ThunderCats. Come sì, il fatto che Lion-O fosse in realtà un dannato ragazzino invecchiato per sbaglio.

1. NEI RUGGENTI ANNI 80

Il primo episodio di ThunderCats va in onda negli USA il 23 gennaio del 1985. La Rankin/Bass Productions, casa di produzione che avrebbe tirato le cuoia di lì a pochissimo, ha già alle spalle anni di esperienza nel mondo dei cartoni animati, ma costellati da pochi veri successi. Il cartoon dei Jackson Five a inizio anni 70, o ancora prima quello di King Kong, nel ’66: la prima serie animata prodotta in Giappone per conto di un’azienda americana. Tanti continuano a ricordarla più che altro per i suoi special animati, come il film televisivo The Hobbit (1977).

Ma sono ormai gli anni 80 e l’azienda fondata da Arthur Rankin, Jr. e Jules Bass vuole lanciarsi nel solco tracciato dalla Filmation con He-Man e i dominatori dell’universo. Per farlo, si rivolge a un’altra azienda giapponese, la Pacific Animation Corporation (che in seguito diventerà lo studio Walt Disney Animation Japan). Le avventure di Lion-O, Panthro, Cheetara e gli altri vanno avanti per quattro stagioni e 130 episodi, fino al settembre dell’88. In Italia i ThunderCats arrivano nella seconda metà degli anni 80, all’interno del contenitore mattutino di Rai 2 Patatrac.

2. LA PARTE DEL LEONE

A differenza dei Masters of the Universe e di tante altre serie coeve, i ThunderCats non sono basati su una linea di giocattoli. Anche se i giocattoli sono usciti prima del cartone. La produzione della serie TV è iniziata infatti nell’83, le action figure (vedi sotto) sono arrivate nell’84, ma i felini del tuono sono sbarcati in TV, come detto, solo all’inizio dell’anno successivo. A creare i personaggi è stato Tobin Wolf, noto anche come Ted Wolf: all’epoca sessantenne, Wolf aveva combattuto nella Seconda Guerra Mondiale, lasciando un pezzo di gamba nelle Ardenne. Tornato a casa, si era messo a inventare cose (giocattoli, ma non solo), registrando a suo nome tutta una serie di brevetti.

Lo showrunner e uno dei principali sceneggiatori dei ThunderCats era invece Leonard Starr, fumettista attivo dagli anni 40, che aveva disegnato in passato alcune delle prime storie della futura Marvel Comics, con la Torcia Umana originale e Namor, oltre a vari albi per la DC Comics e diversi altri editori.

3. QUEL RAGAZZINO DI LION-O

Pochi lo ricordano, ma Lion-O era un ragazzino di dodici anni intrappolato nel corpo di un adulto. Quando, all’inizio della serie, lui e gli altri ThunderCats fuggono dal loro pianeta, Thundera, Lion-O è un principe dodicenne. Più piccolo quindi della coppia di adolescenti combinaguai del cartone, Wiley Kit e Wiley Kat. È stato un malfunzionamento della sua capsula a farlo risvegliare nel corpo di un adulto. Il che rende la chiara tensione sessuale con Cheetarah, col senno di poi, decisamente imbarazzante.

La Terza Terra su cui si svolgono le loro avventure altro non è che il nostro pianeta. Trasformato da varie calamità e popolato da creature fantastiche. Per questo nel primo episodio lo stregone Mumm-Ra è chiaramente domiciliato nella piramide di Giza.

Altra particolarità da ricordare, a proposito di Mumm-Ra, è che aveva un cane, chiamato Ma-Mutt. Ricorda niente? E proprio come per Dick Dastardly e Muttley, anche in questo caso il cane era più intelligente e meno sfigato del padrone.

4. GLI ALTRI THUNDERCATS

Di ThunderCats venne realizzato un film nell’86, ThunderCats – HO! In realtà si tratta di un collage dei primi episodi della seconda stagione, prodotto per il mercato inglese, dove quelle puntate non vennero mandate in onda. Nel 2011 ha visto la luce una nuova serie dei ThunderCats, un reboot per Cartoon Network animato dalla giapponese Studio 4°C. Serie tutt’altro che malvagia, dal tono più tetro rispetto all’originale e con una discreta caratterizzazione dei protagonisti, ma non baciata dalla fortuna. È stata cancellata dopo una sola stagione di 26 episodi.

L’annuncio del nuovo remake di Cartoon Network, ThunderCats Roar, ha invece generato qualche mese fa un pandemonio. I fan della serie – tanti, soprattutto in America, dove i ThunderCats sono un simbolo degli anni 80 quanto i Masters e i Transformers – hanno eretto delle barricate e iniziato a dar fuoco alle loro magliette con il logo del felino nero su campo rosso.

5. I FALCHI E GLI SQUALI

A serie ancora in corso, la Rankin/Bass cercò di sfruttare il successo dei ThunderCats creando delle serie con le stesse premesse e fondamentalmente gli stessi personaggi, ma trasposti in un’altra ambientazione. Nel settembre dell’85 arrivarono i SilverHawks, controparte spaziale dei ThunderCats: 65 episodi, animati sempre dalla giapponese Pacific Animation Corporation. Nell’87 i TigerSharks, gli uomini pesce del pianeta Water-O. Che cesso di posto. Anche SilverHawks e TigerSharks sono stati trasmessi da noi su Rai 2.

6. ACTION (FIGURE)!

Come quelle dei Masters prodotte da Mattel, le action figure dei ThunderCats, sfornate da LJN per quattro anni, tra l’84 e l’87, si basavano su vari gimmick, ed erano affiancate da playset, mostri dai nomi imbrobabili (Tongue-a-Saurus) e accessori vari. Dei ThunderCats esistono anche un videogioco per home computer del 1987 – ThunderCats: The Lost Eye of Thundera della Elite, per Commodore 64, Amiga, Atari ST, ZX Spectrum e Amstrad CPC – e diverse serie di fumetti.

Da quella Marvel dell’85 al cross-over He-Man/ThunderCats della DC Comics, del 2016.

7. IGNUDI TRA I NUDISTI

Quando si risvegliano sulla Terza Terra, nella prima puntata, i ThunderCats non indossano corazze e vestiti che li accompagneranno per il resto della serie. Ma solo, uh, un paio di cinture. E siccome in seguito si assiste alla loro vestizione, sì, erano nudi. Magari è solo che per via della pelliccia non si notava. O funziona come per Paperino, che va in giro sempre con la giacchetta e il cappello, ma senza mutande. Vallo a sapere.

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