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Speciale Cinema: La Top 10 dei film quasi impossibili da capire

Speciale Cinema: La Top 10 dei film quasi impossibili da capire

Di Andrea Suatoni

Non è raro trovarsi, una volta usciti dal cinema, completamente spiazzati da un film: più spesso di quanto si creda, lo spettatore nei giorni successivi alla visione si ritrova sul web alla ricerca del significato di trame oscure, caotiche o ambiguamente lasciate aperte. I cineasti si divertono moltissimo a tenere lo spettatore sul filo dell’incertezza, ed alcuni di loro, come Nolan o Lynch, hanno elevato tali dinamiche fin quasi a renderle un vero e proprio genere, o meglio ancora un personale marchio di fabbrica.
In questo speciale abbiamo redatto una classifica di quei film che, complici spesso piani temporali non lineari, dimensioni alternative o oniriche, a volte semplicemente caos indefinito, risultano per gli spettatori i film più difficili da comprendere, a volte addirittura impossibili!

10 – MEMENTO

Diretto (e scritto) da Christopher Nolan, il film racconta la storia di Leonard, un uomo affetto da amnesia retrograda con una missione: trovare ed uccidere l’uomo che ha stuprato e ucciso sua moglie e causato il suo disturbo. Il film è raccontato in maniera non lineare: inizia con l’omicidio dell’uomo in questione per poi spiegare pian piano come si sia arrivati a tale conclusione. Ma al disturbo della memoria di Leonard sono uniti anche diversi meccanismi psicologici: nulla è come sembra, e lo spettatore deve faticare a fondo per capire che le convinzioni di Leonard, persino quelle riportate sulla sua pelle tramite tatuaggi, sono errate. E’ stato lui ad uccidere per sbaglio sua moglie, e l’uomo che uccide all’inizio del film è solamente il poliziotto che lo ha aiutato a trovare (ed uccidere, ma Leonard ogni volta dimentica di averlo già fatto) il suo aggressore.
In definitiva, pur rendendosi necessaria più di una visione ed un cospicuo utilizzo di internet, Memento risulta un film comprensibile e perfettamente logico (ecco spiegata la posizione così “bassa” nella nostra classifica).

9 – MATRIX RELOADED e MATRIX REVOLUTION

Il primo Matrix fu un film epocale; l’idea alla base non era del tutto nuova, ma veniva declinata egregiamente: la razza umana, soggiogata dalle macchine in un futuro distopico, è tenuta prigioniera in un mondo virtuale, e solo pochi eletti sono in grado di combattere per la libertà. I due sequel della pellicola delle sorelle Wachowski, cercando di dare un significato più profondo al mondo da loro creato, confondono invece le acque con una serie di figure, di metafore e di loop temporali non solo difficili da capire, ma in alcuni casi talmente eterei o peculiari da non poter essere classificabili, arrivando a sconfinare nel ridicolo.

8 – EYES WIDE SHUT

Ciò che manca ad Eyes Wide Shut, pellicola postuma del maestro Stanley Kubrik (che non riuscì a terminare il suo lavoro prima della sua morte) non è un significato logico, quanto una reale motivazione. Cosa si vuole raccontare tramite la storia del dottor Harford, infiltratosi incautamente in una setta dedita ad inquietanti rituali orgiastici?
Il film rimane godibile, ma la sensazione che qualcosa di non compreso sia mancante rimane forte al termine della visione. E’ assai probabile che Kubrick volesse ricalcare l’idea di base del romanzo dal quale il film è tratto, Doppio Sogno di Arthur Schnizler, ovvero quella di un viaggio liberatorio negli abissi della coscienza di un individuo in crisi di fronte all’improvviso cambiamento della propria realtà; rifacendosi però solamente al film, lo spettatore rimane spiazzato da un insieme di scene semplicemente montate assieme in un lungometraggio senza apparente scopo.

7 – CLOUD ATLAS

I temi principali di Cloud Atlas sono la reincarnazione e il destino: in epoche diverse, dal passato remoto al futuro più lontano, alcune persone condividono un’anima comune, più forte del tempo e dello spazio. Tali individui sono contrassegnati da una voglia a forma di cometa, e in 7 piani temporali diversi lotteranno per cambiare il proprio mondo e la propria vita.
In realtà però il film non è affatto chiaro nello spiegare le sue motivazioni: più spesso di quanto le sue creatrici (di nuovo, le sorelle Wachowski) probabilmente prevedessero, lo spettatore si trova spiazzato, a volte impossibilitato a riconoscere essenziali e determinanti citazioni interne e richiami alla propria struttura narrativa. Anche ad una seconda visione, senza le opportune guide sul web, collegare i denominatori comuni delle 7 storie raccontate appare arduo, complice anche una scrittura che non predilige la chiarezza o tantomeno la logicità: a livello teorico, tutto dovrebbe funzionare, ma nella pratica, essenzialmente nelle modalità in cui la storia viene raccontata, qualcosa invece non funziona, rendendo il tutto poco comprensibile.

6 – DONNIE DARKO

Il film d’esordio di Richard Kelly, arrivato nelle sale nel 2001, racconta la peculiare storia della famiglia Darko, sconvolta da un incidente surreale: il motore di un aereo precipita nella stanza dell’adolescente Donnie. Il ragazzo, per un caso fortuito, si salva dalla tragedia, ma la sua vita assume delle pieghe inaspettate ed oniriche, fra apparizioni di mostruosi conigli giganti e wormhole spaziotemporali.
Ciò che lo spettatore dovrebbe riuscire a capire al termine del film è che nel multiverso, più linee temporali si sono in alcuni punti sovrapposte scatenando il caos ravvisato nel film; le due linee principali sarebbero quella che vede la morte di Donnie a causa della caduta del motore dell’aereo, e quella in cui il motore è caduto dal cielo, finendo in un wormhole che lo ha catapultato nell’altro universo.

5 – 2001: ODISSEA NELLO SPAZIO

Il monolite nero di 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick riveste ancora oggi un significato peculiare nella cinematografia: il mistero della vita, il limite irrisolto dell’uomo, l’ignoto, l’incomprensibile. E per molti versi incomprensibile, almeno ad una prima occhiata, rimane il film, che riesce comunque a veicolare importanti messaggi mostrando solo in apparenza degli atti non collegati fra loro, tramite una serie di metafore (pricipalmente riguardanti la violenza vista come prezzo di autocoscienza ed evoluzione) ambientate nel passato o nel futuro.

4 – HYPERCUBE

Dopo il successo (più a livello di cult che di boxoffice) del primo The Cube, claustrofobica pellicola che vedeva un gruppo di persone intrappolate in una mefistofelica trappola mortale, il sequel Hypercube mette in scena le stesse dinamiche, in un contesto però assolutamente fantascientifico: le stanze del cubo stavolta rispondono a leggi fisiche e temporali completamente proprie, mentre i malcapitati di turno cercano di trovare una soluzione praticamente impossibile al “mistero”, finendo per morire uno dopo l’altro.
Nel finale, scopriamo l’ipercubo essere un esperimento, le cui cavie erano personaggi scomodi da eliminare per i suoi creatori; ma rimane completamente oscuro il significato stesso dell’esperimento (qual’è l’utilità del cubo?), come altresì il comportamento della protagonista, da ultimo rivelatasi una spia all’interno di un gioco che sembrava non conoscere ed al quale non rispondeva logicamente.

3 – ERASERHEAD

Realizzato nell’arco di ben 5 anni, si tratta del primo film di David Lynch, e di quello che Stanley Kubrick definì il suo film preferito. La pellicola, che volutamente si apre ad infinite interpretazioni personali e descrive scene spesso surreali e decontestualizzate, percorre fra verità e deliri onirici la storia di un uomo prima costretto a sposarsi a causa di una gravidanza non desiderata (che porterà alla nascita di un bambino profondamente deforme) e poi abbandonato. Il film è incredibilmente pieno di metafore (alcune comprensibili, altre meno), e pur rimandendo quasi del tutto incomprensibile mantiene una direzione d’intenti lineare e armonica.

2 – PRIMER

Realizzato con soli 7000 dollari, l’autoprodotto Primer è diventato in breve tempo un cult. Il film racconta, ad un livello tecnico praticamente impossibile da capire per lo spettatore, la creazione di un complesso sistema di viaggio nel tempo, il cui funzionamento – in realtà ben spiegato all’interno del film, ma solamente per chi possiede ben più di conoscenze basiche di teorie relativistiche – è ben diverso da quello che la cultura pop ci ha “insegnato”. I viaggi dei protagonisti di Primer sono pericolosamente e profondamente soggetti al paradosso, legati a doppio filo a filosofie esistenziali e a delicatissime strutture matematiche.

1 – MULHOLLAND DRIVE

Un altro cult scritto e diretto da David Lynch, la cui incomprensibilità stavolta non è (del tutto) figlia della primaria volontà del regista. Mulholland Drive si incentra sulla storia di due donne, una delle quali affetta da amnesia, inserita in un contesto di storie parallele, illusioni e stati onirici.
Inizialmente l’opera doveva fungere da pilot per una serie televisiva; il girato non fu promosso, e Lynch decise di continuare il progetto rendendolo un film. Diede una sorta di finale alla storia girando ulteriori scene, ma lasciò volutamente gran parte della trama all’interpretazione dello spettatore, che nel finale può solamente comprendere di aver assistito al delirio di una donna che, in preda ad una serie di illusioni dopo aver provocato la morte della donna che ama (e che non la ricambia), compie un oscuro viaggio all’interno del suo subconscio.

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