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StreamWeek: purtroppo è confermato che Suburra non è Gomorra

StreamWeek: purtroppo è confermato che Suburra non è Gomorra

Di Michele Monteleone

La notte degli Oscar è sfumata e, anche se non sembra avere nulla a che fare con la nostra rubrica, invece la vittoria di ben te premi da parte di Netflix fa degli Oscar un terreno dello streaming. Detto questo, tornando al nostro piccolo schermo, è stata una settimana interessante, caratterizzata da cose molto strane, Mandy, alcune molto brutte, Suburra e altre inaspettate, come Paddleton.

Inizio con avvertimento: sto consigliando nella stessa rubrica, ben due film con Nicolas Cage. So che per molti questo può essere un problema, ma ve ne farete una ragione. A me Cage piace, piace anche un sacco se la volete sapere tutta. Comunque il primo film che vi consiglio lo trovate su Netflix, è The Trust e lo vede in coppia con Elijah Wood e con in faccia un paio di assurdi baffetti da Super Mario. Il film segue le vicende di due poliziotti assegnati alla sala prove, che scoprono dell’esistenza di una cassaforte appartenuta a un trafficante, di cui nessun altro pare essere a conoscenza, e decidono di rapinarla. Il film non è perfetto, ma ha il grande pregio di non essere neanche quello che potreste immaginare di esservi messi a guardare dopo aver letto una trama del genere su questa rubrica. Quindi premiate l’originalità e lo sprezzo del pericolo di Cage nell’indossare quei baffetti ridicoli.

Ne ho già parlato in passato quindi non mi dilungo molto, ma vi confermo che 17 Anni e come uscirne vivi è un bellissimo teen drama che ha il gran pregio di non spingere troppo sul drama, ma di restare invece focalizzato sull’essenza dell’adolescenza: sentirsi disadatti al mondo anche se non abbiamo nulla di davvero sbagliato. Infatti la protagonista della pellicola è una ragazzina normale alle prese con problemi normali, non è una malata terminale, né vuole vincere il premio di reginetta della scuola. Questa mancanza di eccezionalità, per come la vedo, è proprio quello che rende straordinario il film. Questo e Woody Harrelson. Woody avrebbe reso interessante anche Bohemian Rhapsody.

Visto che ho già denunciato il fatto che questo articolo per la rubrica contiene doppi, vi anticipo che riparleremo a breve dei Duplass Brothers, quindi vi segnalo al volo l’arrivo, su Infinity,della seconda stagione di Room 104, un bell’antologico tutto ambientato nella stanza 104 di un motel che fa da scenario alle storie più disparate, accomunate solo dalla loro imprevedibilità.
Mentre invece, sempre per chi segue i miei consigli, segnalo che è arrivata su Prime Video la terza stagione di Hap and Leonard. Tratta dal mio romanzo di Lansdale preferito, Il Mambo degli Orsi è un adattamento molto fedele in cui i due straordinari protagonisti, James Purefoy e Michael Kenneth Williams, si troveranno a doversela vedere con un’intera cittadina di sudisti razzisti, nel tentativo di scoprire che fine ha fatto Florida, l’amante di Hap. Sono quasi certo sia uno dei migliori buddy-buddy che ho visto in tv e la stagione è graziata da una grande quantità di battute perfette per cui deve ringraziare il materiale di partenza.

In chiusura vi segnalo con un po’ di amarezza Sacrament, che era una bella occasione per un talentuosissimo regista horror, come è Ti West, autore di The Innerkeepers House of the Devil, ma che spreca miseramente l’ottimo spunto di un inviato di Vice che va a cercare la sorella che si è unita a una setta religiosa che vive isolata dal resto del mondo. Vale comunque la pena se una sera proprio non trovate nulla da vedere.

Ogni settimana seleziono per voi tre visioni imprescindibili, non sono sempre i migliori usciti (anche perché se una settimana caricano Quarto Potere, non potrei mai dirvi che l’ennesima serie di supereroi con gli effetti visivi realizzati con paint, è meglio), ma sono sempre le serie o i film più attesi, chiacchierati, snobbati o anche solo criticati degli ultimi sette giorni. O semplicemente quelli che piacciono più a me.

Paddleton (Netflix)

Chi segue questa rubrica sa che appena esce un nuovo lavoro dei Duplass Brothers, io sono sempre in prima linea a consigliarvelo sperticandomi nelle loro lodi. Il motivo principale per cui lo faccio, e mi ripeto un’altra volta, è che i Duplass riescono a fare una cosa apparentemente semplice, eppure molto rara, e cioè conciliare l’anima indie delle loro produzioni, con quella di genere delle loro storie. Ne è un esempio lampante questo film prodotto da Netflix che  sembra ambientarsi nei giorni nostri, non fosse per un piccolo particolare: in questo mondo, un malato terminale, può decidere di acquistare in farmacia un kit per l’eutanasia. La storia segue due amici, interpretati dallo stesso Mark Duplass e Ray Romano, e di come il secondo accompagni il primo nel suo ultimo giorno sulla terra. L’addio tra i due è dolce e commovente, intimo e, in un certo senso, sereno. Spero tanto che Netflix capisca che questo è il genere di film che fa bene alla sua piattaforma; girato con un budget prossimo allo zero, ma scritto con garbo e intelligenza. Una vera perla nascosta nel catalogo Netflix che non può mancare ai veri appassionati.

Suburra (Netflix)

Suburra viene accostato a Gomorra per similarità di intenti e similitudini di genere, per la paternità di Sollima (che in questo caso ha girato solo il film da cui è tratta la serie), ma mi spiace dire che i risultati, in questa seconda stagione come nella prima, non sono paragonabili. Mi dispiace più che altro per un cast, dei protagonisti, ma anche di gran parte dei ruoli di contorno, che poteva essere decisamente messo a frutto da una produzione allo stesso livello. Non penso ci sia bisogno di dire quanto Alessandro Borghi sia bravo e perfetto per la sua parte, ma se continuano a sbatacchiare il suo personaggio da una parte all’altra, impegnandolo in compiti apparentemente inutili ai fini dell’evoluzione della trama e del personaggio stesso, gli sceneggiatori perpetrano l’unico vero delitto di Suburra. È un peccato quindi che anche in questa stagione la messa in scena, la regia (ai limiti della brutta fiction Rai) e la sceneggiatura non sembrino minimamente paragonabili a quelle di Gomorra di cui Suburra continua a sembrare il cuginetto scemo che ha le potenzialità, ma non si impegna. È un peccato perché ci giochiamo un’ottima occasione di far bella figura a livello internazionale grazie anche alla distribuzione di Netflix.

Mandy (Prime Video)

Ho tenuto Mandy per ultimo in questa lista perché è più che evidente che avevo bisogno di metabolizzarlo, di capirlo. E comunque non penso di esserci riuscito, anche se sono qui a dirvi: provateci, guardatelo anche voi e ditemi cosa ve ne è sembrato. Perché io, anche se non sono sicuro di come prenderlo, per tutta la durata del film sono rimasto affascinato e a bocca aperta per la portata della lucida follia della messa in scena e per quella che probabilmente è e una delle migliori performance di Nicholas Cage. Ora io vi lascio qui sotto un breve riassunto della trama del film così avete delle coordinate alle quali appigliarvi, ma in realtà è proprio lasciare ogni appiglio per tuffarsi nella follia che sembra volere dallo spettatore il regista e sceneggiatore Panos Cosmatos. Red e Mandy vivono soli in una casa nel bosco. La loro tranquilla vita familiare viene sconvolta quando, durante una passeggiata nella foresta, Mandy viene notata da Jeremiah, l’inquietante leader di una setta deviata di cultisti. Deciso a trattenere la ragazza nella setta, l’uomo ne organizza il rapimento. Dopo aver provato inutilmente a resistere al brutale assalto dei rapitori, Red e Mandy si risvegliano legati e imbavagliati in mezzo agli adepti del culto. Mandy è un film strano, ma incredibilmente affascinante, ha fatto su di me lo stesso effetto delle cose che mi piacciono di Lynch.

E, come tutte le settimane, siamo arrivati all’ultima parte della rubrica dedicata a una chicca, a un contenuto che probabilmente vi siete persi nell’uragano di novità con cui veniamo bombardati.

Russian Doll (Netflix)

È stata una mia mancanza non parlarvene già nelle settimane precedenti, quindi recupero questa serie Netflix che ha per me il pregio di creare un personaggio assolutamente detestabile e di cui non mi frega assolutamente nulla, e ucciderlo decine di volte in appena otto puntate. L’idea dietro alla serie è semplice: Nadia, la protagonista, muore in continuazione, per le cause più disparate e, ogni volta, si risveglia alla stessa sera, nello stesso posto. Potrebbe sembrare il solito “giorno della marmotta”, e in parte lo è, ma poi la serie riesce a crescere e a iniziare a suggerire interessanti ramificazioni alla solita formula collaudata. Non sarà, credo, la serie dell’anno per nessuno, ma nel catalogo Netflix è comunque un’ottima aggiunta.

Alla prossima settimana, miei fedeli bingewatchers: se vi è piaciuto qualcuno dei consigli che vi ho dato, se volete segnalarmi qualcosa che mi sono perso o se volete suggerirmi qualcosa di cui discutere la prossima settimana, vi invito a commentare l’articolo. La vostra guida allo streaming compulsivo è sempre disponibile!

QUI TUTTI I POST DELLA RUBRICA STREAMWEEK
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