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StreamWeek: in fuga con Ben Stiller

StreamWeek: in fuga con Ben Stiller

Di Michele Monteleone

Una settimana all’insegna di grosse delusioni, da quel pasticciaccio brutto di Velvet Buzzsaw, alla poverissima serie tratta da un racconto di George R.R. Martin, per passare finalmente al buon Pose e allo straordinario Escape at Dannemora, la miniserie diretta da Ben Stiller.

Inizio a parlarvi di questa settimana di programmazione sulle piattaforme di streaming confessandovi di non aver capito due delle nuove uscite su Netflix. Quando dico che non le ho capite intendo che non ne comprendo i motivi che hanno portato alla loro creazione, produzione e realizzazione. Sto parlando di Nightflyers, serie tratta da un racconto di George Martin, autore dei romanzi da cui è tratto Game of Thrones, per capirci e Velvet Buzzsaw, nuovo film di Dan Gilroy che mi aveva incantato con il suo Nightcrawler (che vi consiglio caldamente di recuperare).
Comunque il primo è una serie fantascientifica ambientata in una grande astronave che sta andando a intercettare una razza aliena che per anni ha evitato ogni contatto con quella umana. A bordo della nave un potente telepate sembra essere l’unica speranza di comunicare con gli alieni. Le pedine in tavola sono ottime, lo spunto, per quanto non freschissimo è buono, ma la serie crolla miseramente su una messa in scena di una povertà imbarazzante, prove attoriali che sfiorano l’imbarazzo empatico e una regia confusa che non riesce a sfruttare neanche i set modulari degli interni di un’astronave che, come ci insegnano serie come Battle Star Galactica, possono essere utilizzati per comporre interessanti movimenti di camera a costi relativamente bassi. La serie è un disastro totale.
Stessa sorte tocca a Velvet Buzzsaw, un thriller ambientato nel mondo dell’arte contemporanea che però, dopo un inizio abbastanza noioso, sfocia in un’insensata mattanza horror che mi fa dubitare di quello di buono che avevo visto nel primo film di Gilroy. Anche questo, ve lo sconsiglio con la forza di mille soli.

Invece mi sento di consigliarvi, sempre su NetflixSnowden. Il film, diretto da Oliver Stone, racconta la storia di Edward Snowden, interpretato da Joseph Gordon-Levitt, impiegato alla National Security Agency che lascia il suo posto di lavoro e si nasconde ad Hong Kong dove si incontra con due giornalisti a cui rivela come gli Stati Uniti stiano ammassando, senza il consenso degli interessati e con metodi discutibili, dati sensibili su privati cittadini. La pellicola, come gran parte dei lavori di Stone, ha una forte spinta politica, non è un documentario super partes, ma una chiara critica dell’autore ai meccanismi che guidano i servizi segreti americani. Detto questo, il caso Snowden, che siate tra quelli che lo vedono come un eroe rivoluzionario, o quelli che lo additano come terrorista informatico, ha comunque scoperchiato il vaso di pandora dell’utilizzo dei dati personali e della privacy su internet e il film di Stone ce ne restituisce un’interessante ritratto.

Ultime due segnalazioni su Netflix, che potremmo chiamare la duologia di Geoffrey Rush. In un ruolo di supporto per Il discorso del Re, un film lieve e ben fatto, ma che non mi ha mai colpito con il fascino che sembra esercitare sul resto del mondo e invece come protagonista incontrastato ne La migliore offerta, di Giuseppe Tornatore di cui riesco ad apprezzare matematicamente un film su due. E questo effettivamente è uno di quelli che mi è piaciuto, un thriller con un bel colpo di coda finale che mi ha spiazzato.

Stavo per saltare a piè pari la notizia che su Amazon Prime Video hanno caricato i primi tre film della saga di Jurassic Parkstavo per non avvertirvi perché ero certo fossero già presenti su tutte le piattaforme. E invece no. Da questa settimana però potrete godervi, comodamente seduti sul vostro divano, la saga originale di Spielberg.
Su Now Tv invece prosegue la nuova stagione di True Detective e le piccole perplessità che avevo sulla serie vengono spazzate via da un giganteggiante Mahershala Ali e un intreccio e gestione di tre linee temporali davvero impressionante.

Ogni settimana seleziono per voi tre visioni imprescindibili, non sono sempre i migliori usciti (anche perché se una settimana caricano Quarto Potere, non potrei mai dirvi che l’ennesima serie di supereroi con gli effetti visivi realizzati con paint, è meglio), ma sono sempre le serie o i film più attesi, chiacchierati, snobbati o anche solo criticati degli ultimi sette giorni. O semplicemente quelli che piacciono più a me.

Escape at Dannemora (Now Tv)

Vorrei tanto chiudere qui la classifica della settimana, con Escape at Dannemora al primo, secondo e terzo posto. Perché la serie diretta da Ben Stiller è una perla nascosta che mi ha incantato. Vi chiedete mai che significa “perla nascosta”? Significa solamente che chi scrive non sapeva esistesse ed è rimasto colpito nello scoprire che una cosa tanto bella non sia passata alla sua attenzione. Così è stato per me e questa epopea carceraria amarissima. Escape at Dannemora è la storia della fuga di due detenuti interpretati da due straordinari Benicio del Toro Paul Dano, ma non aspettatevi nessuna epica nel racconto che fa la miniserie. Siamo lontani anni luce dalle fughe patinate e eccessive di Prison Break o dalla durezza macha di un Fuga da Alcatraz. Quella di Escape at Dannemora è una storia di miserie che non lancia i propri protagonisti in spericolati piani ben congegnati, ma li affida alla mediocrità della vita di una delle loro carceriere (stupenda Patricia Arquette nei panni della detestabile Joyce) e poi li infila in un claustrofobico tunnel d’acciaio, diretti verso l’incertezza di un mondo che loro stessi hanno contribuito a rendere più crudele.

Pose (Netflix)

Pose è uno strano oggetto. Non perché abbia e cito “il cast trasgender più grande mai visto in tv”, ma per la sua capacità di narrare la sua storia con accelerazioni e lunghe decompressioni, con momenti di grande intimismo e commozione e sgargianti sfilate accompagnate da montaggi serrati e riflessi di paillette che accecano lo spettatore. Non ricordo chi lo disse, ma a seguito della vittoria di Obama nel 2009, la battuta fatta da questo ignoto era: oggi festeggiamo il primo presidente americano nero, domani dimostriamo di essere davvero un mondo evoluto dimenticandoci del colore della sua pelle. E sarebbe bello se, invece di pompare l’etere con constatazioni su prodotti d’intrattenimento come Pose del tipo: “un grande passo avanti per la comunità LGBTQ”, si iniziasse a descriverli a prescindere dal numero di trans scritturati in ruoli di rilievo nella serie. Capisco che il nostro NON è un mondo evoluto quanto desidererei, ma visto che considero questa mia rubrica e i suoi lettori, un piccolo consorzio di illuminati, vi dico che Pose, dopo un inizio ostico e straniante, diventa una bella e strana serie, non un capolavoro, ma un buon prodotto in grado di regalare svariati momenti di commozione allo spettatore.

Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar (Netflix)

Sinceramente non so bene neanche io che ci faccia qui il film, forse l’ho messo solo perché so che ci sono ancora un gran numero di fan della saga tra voi, lì fuori. Sono molto affezionato alla prima pellicola della saga, ma gli altri film, oltre ai virtuosismi nella messa in scena di Gore Verbinsky, mi sono scivolati via senza lasciare particolari segni. Purtroppo è il caso anche di questo ultimo capitolo che doveva provare a riaccendere la fiamma sacra nei fan della serie, ma che invece si dimostra una nuova occasione sprecata per Kaya Scodelario di sfondare ad Hollywood. Non avete notato quanto sia sfortunata nella scelta dei ruoli? Detto questo, dopo il capitolo precedente Jack Sparrow torna al centro della narrazione, ci sono anche un paio di belle scene subacquee e un inseguimento abbastanza rocambolesco da ricordare i vecchi fasti, ma manca un cuore, un motivo per appassionarsi a i nuovi, piatti personaggi introdotti in questo nuovo capitolo. “Mediocre” come sentenzierebbero i corridori folli di Mad Max Fury Road.

E, come tutte le settimane, siamo arrivati all’ultima parte della rubrica dedicata a una chicca, a un contenuto che probabilmente vi siete persi nell’uragano di novità con cui veniamo bombardati.

Kingdom (Netflix)

Sapete che spesso dedico quest’angolo della rubrica a roba un po’ strana. Ecco oggi non fa eccezione e vi propongo un horror/drama/storico direttamente dalla Corea. Era uscito la scorsa settimana, ma io non avevo fatto in tempo a finirlo per presentarvelo (come è capitato questa settimana con Russian Doll, di cui parleremo a breve, penso). La storia parte come un classico dramma da intrigo a palazzo, un imperatore che nessuno vede da un po’ e quella che sembra essere una regina, una seconda moglie, che vuole impadronirsi del trono strappandolo al legittimo erede. E poi, sottotraccia, la direzione della serie cambia bruscamente e la deriva che prende è decisamente volta all’orrore. Ha degli ottimi momenti di tensione e un ottimo interprete principale. Vi prego però, non guardatelo con il doppiaggio inglese che è una roba anche al di sotto dell’amatoriale.

Alla prossima settimana, miei fedeli bingewatchers: se vi è piaciuto qualcuno dei consigli che vi ho dato, se volete segnalarmi qualcosa che mi sono perso o se volete suggerirmi qualcosa di cui discutere la prossima settimana, vi invito a commentare l’articolo. La vostra guida allo streaming compulsivo è sempre disponibile!

QUI TUTTI I POST DELLA RUBRICA STREAMWEEK

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