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Doom Patrol: Il livello successivo del DC Universe – La Recensione

Doom Patrol: Il livello successivo del DC Universe – La Recensione

Di Andrea Suatoni

Da una costola di Titans, è arrivata sugli schermi del nuovo canale di streaming online DC Universe (purtroppo non disponibile in Italia) la serie Doom Patrol , basata sui personaggi nati nella serie a fumetti omonima e già conosciuti in tv nella puntata 1×04 di Titans, intitolata appunto Doom Patrol.

Protagonisti sono quindi Robotman (Breandan Fraser), un ex pilota NASCAR che in seguito ad un incidente riesce a sopravvivere solamente tramite l’ausilio di un corpo robotico nel quale è stato impiantato il suo cervello; Elasti-Woman (April Bowlby), un’ex attrice che a seguito del contatto con una sostanza sconosciuta in Congo è afflitta da un solo saltuariamente controllabile collasso della propria massa corporea; Negative Man (Matt Bomer), un ex pilota sopravvissuto ad uno schianto mortale grazie ad una “energia negativa”, ma il cui corpo è rimasto orrendamente ricoperto di ustioni; infine Crazy Jane (Diane Guerrero, la Maritza Ramos di Orange is The New Black), una donna con 64 diverse personalità, ad ognuna delle quali sembra corrispondere un diverso superpotere.

Doom Patrol

 

ORIGIN STORY

Il pilot racconta, tramite la voce – che più volte rompe la quarta parete – di Alan Tudyk alias Mr. Nobody, il villain in arrivo, le origini di Cliff “Robotman” Steele, di Rita “Elasti-Woman” Farr e di Larry “Negative Man” Trainor (rimandando probabilmente la narrazione di quelle di Jane al prossimo futuro), ponendo molta enfasi sul primo: il taglio della serie, pur mantenendo le ovvie accezioni supereroistiche di fondo, si ripromette di superare i propri limiti per raccontare, con ironia ed alcuni momenti grotteschi, il lato più “strano” e doloroso del possedere superpoteri.
Mai come altrove, i protagonisti di Doom Patrol subiscono i lati negativi delle loro capacità, che li ridefiniscono per contrappasso o analogia: la bellissima Rita Farr è diventata un essere mostruoso, mentre Larry, che viveva segretamente la propria omosessualità negli anni ’60, vive la propria attuale condizione come una sorta di punizione. Cliff dal canto suo vede invece il proprio conflitto interiore (mostratoci fin dall’inizio, fra il dubbio di essere un buon padre e la certezza di non essere un buon marito) allargarsi a dismisura, arrivando a mettere in dubbio la sua vera e propria umanità.

Le origini dei 3 personaggi sono raccontate con una sorta di ingenua linearità, che si adagia sulla più classica delle narrazioni; lo sforzo produttivo nel ricreare le varie linee temporali (praticamente, tutti i personaggi hanno acquisito una sorta di virtuale immortalità a seguito dei rispettivi incidenti) è evidente ed apprezzabile, così come è assolutamente godibile il tono disturbante del racconto, in quanto, è bene ribadirlo, i “poteri” acquisiti dai personaggi sono solamente l’altra faccia di una orribile medaglia.
Nel tentativo però di rendere al meglio l’inquietudine e la negatività delle varie origin story, Doom Patrol compie un passo falso: si rende a tratti troppo noioso. Lo spettatore fatica almeno fino a metà dell’episodio ad empatizzare con i protagonisti (Rita in primis), che solo nel caso di un twist successivo riescono ad acquisire una sorta di spessore; l’unico personaggio davvero approfondito, sul quale il lavoro svolto risulta lodevole è Robotman, del quale riusciamo a cogliere ogni stato del dolore pur non potendo la maschera prostetica dell’attore che lo interpreta lasciar penetrare alcunché. Forse, il primo episodio avrebbe dovuto concentrarsi maggiormente sul protagonista principale (Robotman appunto) e rimandare la trattazione (per altro, sostanzialmente superficiale) degli altri ad un momento successivo, privilegiando una trama che inizia a svilupparsi solamente negli ultimissimi minuti.

Doom Patrol

DA TITANS A DOOM PATROL

La linea temporale all’interno del quale il pilot si svolge non è chiarissima: la narrazione parte dagli anni ’40 per poi assestarsi in un 2019 dove è difficile scorgere traccia degli avvenimenti visti in Titans. Beast Boy (Gar, interpretato in Titans da Ryan Potter) non è presente in alcuna scena e non viene mai nominato dai protagonisti, mentre in Titans non avevamo mai visto Crazy Jane; per ora, ciò che possiamo assumere è che Jane sia arrivata al “Doom Manor” dopo la partenza di Gar, e che gli eventi (relativi al presente) della serie siano quindi successivi alla serie madre (mentre tutti i flashback dovrebbero svolgersi prima del 2016, anno in cui teoricamente Gar si sarebbe unito al gruppo).

E’ innegabile che rispetto a Titans, Doom Patrol si ponga su un livello più alto. Con la strada spianata dalla serie ammiraglia, lo show sulla disfunzionale squadra di supereroi più simili ad una famiglia che ad un team può prendersi qualche libertà in più, pur non riuscendo sempre a convincere in ogni sua sfumatura. Il primo episodio inizia scimmiottando (o meglio, omaggiando) quella linea di narrazione supereroistica figlia di Guardiani della Galassia o meglio ancora di Deadpool, per poi virare bruscamente verso il dramma esistenziale, verso l’umorismo grottesco o addirittura il family drama; l’incipit fatica quindi a trovare una sua vera e propria definizione, ricalcando la “weirdness” dei personaggi anche in riguardo al genere e non facendo (volutamente) nulla per autoclassificarsi.
Ciò potrebbe essere sia un bene che un male per il futuro dello show, slegato da qualsivoglia cappio stilistico e capace di evolversi e ridefinirsi continuamente. I prossimi episodi di Doom Patrol riusciranno a reggere tale pressione?

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Il primo spot di Doom Patrol

Il poster di Doom Patrol

Un teaser di Doom Patrol dedicato all’Uomo Negativo

I teaser di Doom Patrol presentano i personaggi

Diane Guerrero è Crazy Jane nelle foto dal set di Doom Patrol

Il primo teaser e i character poster di Doom Patrol

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