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7 cose che forse non sapevate su Rossana

7 cose che forse non sapevate su Rossana

Di DocManhattan

Dopo Piccoli problemi di cuore, non potevamo che occuparci anche di Rossana, altro shojo che ha spopolato sulle reti Mediaset una ventina d’anni fa. La storia di Rossana detta Sana, ragazzina di Tokyo che risolve i problemi. Pur non essendo Juny peperina inventatutto.

1. IL GIOCATTOLO IN TV

La serie anime Kodomo no omocha (“Il giocattolo dei bambini”, nota anche come Kodocha) vede la luce in Giappone nel 1996 e va avanti per due anni e 102 episodi. Da noi arriva nel luglio del 2000, ovviamente su Italia 1. È una serie animata che alterna gag e pura follia – spesso i protagonisti sembrano un branco di iperattivi fuori di zucca – a momenti caratterizzati da veri e propri drammi esistenziali. Nonostante i protagonisti della storia siano solo dei bambini di 11 anni (la serie terminerà mentre frequentano le scuole medie), Rossana diventa popolare in quegli anni in Italia anche tra i post adolescenti, per la presenza di tematiche tutt’altro che infantili e la storia d’amore di sottofondo tra Sana e Heric.

Con abile escamotage di localizzazione, ehr, si riesce nell’impresa di dare un nome italiano a protagonista e cartone, e al contempo a preservare quello nipponico della ragazza. Fate tutti ciao a Rossana, detta Sana. Quante Rossana conosci a Tokyo? Mai tante quante le Luciana dette Licia.

2. LA SCUOLA IN MANO AI TEPPISTI

L’anime di Kodomo no omocha nasce come trasposizione del manga omonimo di Miho Obana, pubblicato tra il ’94 e il ’99 e vincitore nel 1998 del Kodansha Manga Award come miglior shojo manga dell’anno. Nel 2002 la Dynit lo pubblica anche in Italia. Nell’arco di 10 volumi, anche gli appassionati nostrani hanno così modo di comprendere cosa rendeva il Giocattolo per bambini tutt’altro che per bambini. Sana è una giovane idol, stella di punta del programma Kodomo no omocha (“Evviva l’allegria” nella versione italiana del cartone) che frequenta la sesta elementare (in Giappone la scuola primaria dura sei anni) e ha preso a cuore le sorti della sua classe, ostaggio di un gruppo di bulletti capeggiati dall’imperscrutabile Akito (Heric).

Neanche i maestri possono svolgere serenamente le lezioni perché sotto ricatto, in quanto Akito possiede foto che ritraggono due insegnanti in atteggiamenti “equivoci”. E allora Rossana dai pensaci un po’ tu, perché così non se ne può più: cercando elementi per ricattare a sua volta il capo bullo, Sana scopre della tristezza che accompagna da sempre la vita familiare del ragazzino. In seguito diverranno amici sempre più intimi, talmente intimi da finire, ad un certo punto, per scappare insieme ed essere anche sul punto di. Sì, sono sempre bambini.

3. CENSURE E MADREEEEHHH

Stupisce qualcuno scoprire che una serie del genere sia stata censurata all’arrivo in Mediaset? Nessuno? Bene. Come se non bastasse quanto visto nella versione italiana – come la madre adottiva di Sana, l’eccentrica scrittrice di successo Catherine Smith (Misato Kurata), che veste sempre in kimono e ama sfoggiare bizzarri copricapi scultorei ospitanti uno scoiattolo giapponese, Maru-chan – e la difficile situazione familiare di Heric, chiamato affettuosamente “figlio del diavolo” dalla sorella maggiore, nella versione originale c’era molto altro.

Sana era stata abbandonata nel parco dalla sua mamma biologica, ragazza madre all’epoca appena quattordicenne , che si fa viva anni dopo, solo quando Catherine fa uscire l’autobiografia “Io e mia figlia”, che narra la vera storia del ritrovamento della piccola. Dopo aver conosciuto la sua vera madre, Sana decide di continuare a vivere accanto a chi si è presa cura di lei per tutti quegli anni. Nonostante il personaggio e i suoi copricapo. Oppure c’è il fatto che Heric, in originale, controlla di continuo se Sana indossi un reggiseno, toccandole la schiena (quando va bene). La protagonista, chiaramente indispettita, si affretta a contattarlo quando per la prima volta ne acquista uno. Cos…?

Durante le scuole medie, arriva Funny (Fuka nella versione originale), è una ragazzina coetanea di Sana che diventerà sua grande amica, ma le ciulerà Heric ad un certo punto. L’amicizia. Nella versione nipponica, la ragazza precedentemente viveva ad Osaka e perciò parla con uno spiccato accento del Kansai. Per questo motivo, nella versione nostrana l’hanno doppiata con accento inglese per sottolineare che utilizzava un’inflessione differente dal resto della comitiva. La tipica giapponese di Londra.

Ah, Sana è anche convinta che il suo manager sia in realtà il suo fidanzato… mantenuto, perché quando lo ha incontrato era ridotto come un barbone e gli ha dato lei un lavoro.

4. SÌ, MA COME CONTINUA?

Prima della messa in onda dell’anime, nel 1995, venne pubblicato un OAV (film per il mercato home video), inedito in Italia, che narrava le vicissitudini presenti nel primo volume, con la protagonista in versione bionda. Per il ventesimo anniversario della carriera della mangaka, invece, è uscito Deep Clear!, un manga crossover, anch’esso inedito in Italia, che fa incontrare le protagoniste dei suoi due manga più famosi, Kodocha e Honey Bitter. Sana, ormai adulta, contatta la detective Shuri Otokawa dell’agenzia Office S: deve interpretare la parte di un’investigatrice nel suo prossimo film e ha bisogno di una consulenza per entrare meglio nella parte.

Contemporaneamente, Shuri viene ingaggiata da Rei, il manager di Sana, perché sospetta che Akito (che con Sana si è nel frattempo sposato), la stia tradendo. Dopo mille vicissitudini, si scopre che il ragazzo si comportava in modo strano solo perché eccessivamente preoccupato per lo stato interessante di Sana. In seguito Sana darà alla luce la piccola Sari e vissero tutti blabla.

Sempre Dynit ha pubblicato invece La villa dell’acqua (Mizu no yakata), un volume speciale che narra la trama del film di cui Sana e Naozumi (Charles) sono i protagonisti e di cui si parla all’interno di Kodocha.

5. “OGNI GIORNO È SEMPRE PEGGIO CON QUEI RAGAZZACCI”

Chiunque si chiami Rossana e sia stata giovane a inizio anni 2000 sarà stata tormentata per colpa del ritornello ossessivo della sigla italiana del cartone. Testo di Alessandra Valeri Manera (e come ti sbagli), musiche di Franco Fasano (compositore della sigla di Piccoli problemi di cuore), arrangiamento di Max Longhi, famoso per essere co-autore di innumerevoli sigle assieme a Giorgio Vanni, che, per l’appunto, duetta con Cristina D’Avena sulle note di questa sigla.

E questa è la varechina per gli occhi per quello che avete appena visto.
Prego. 

In Giappone, le due opening sono lo specchio di ciò che è l’anime: fuori di testa. Lasciamo giudicare anche a voi. La prima opening è 19-ji no News cantata dai TOKIO, la seconda (quella qui sopra) è Ultra Relax, cantata da Tomoe Shinohara. Artisti, in entrambi i casi, tutt’ora famosissimi nel Sol Levante.

6. A TEATRO, A TURNI

Nel 2015, per il sessantesimo anniversario della rivista Ribon, che ospitava il manga originale, è stato prodotto un adattamento teatrale di Kodocha. A interpretare Sana, ben due attrici giovanissime, l’allora undicenne Kokoro Okuda e la tredicenne Rio Ogura, che hanno recitato a giorni alterni. Sceneggiatura e regia di Akitaro Daichi, già regista di molti episodi della serie animata.

7. PRODUCT PLACEMENT

Chiudiamo con la consueta carrellata di spot nipponici a tema, sempre in bilico tra lo scemo e il meraviglioso scemo. La simil polaroid, lo zainetto, la macchinetta per fare gli scherzi e tutto il resto, ovviamente, erano presenti nell’anime per spingerne le vendite in cartoleria.

Nella carrellata qui sopra dovrebbero esserci tutti. E se pure ne mancasse all’appello qualcuno… sì, esatto: Rossana dai pensaci un po’ tu. Veloce.

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