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02 gennaio 2019 • 18:45 • Scritto da Adriano Ercolani

They Shall Not Grow Old, la recensione del documentario di Peter Jackson

They Shall Not Grow Old non è solo un documentario sulla guerra, è un racconto su coloro che l’hanno combattuta. Ecco la nostra recensione.
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Non un documentario sulla guerra ma un racconto su coloro che l’hanno combattuta. A cento anni dalla fine del Primo Conflitto Mondiale Peter Jackson ha restaurato a colori una mole incredibile di filmati d’epoca, montandoli insieme alle registrazioni sonore degli uomini che hanno combattuto e sono sopravvissuti all’orrore.

Come sempre nel cinema di Jackson il prodigio tecnologico è il mezzo, non il fine. Al centro della sua opera rimangono sempre e comunque il racconto, il ritratto umano. Da Creature del cielo e Il Signore degli anelli, da Amabili Resti a King Kong, il cineasta neozelandese ha adoperato la potenza espressiva della sua visione per dipingere ritratti umani di grande profondità emotiva. They Shall Not Grow Old continua tale discorso estetico e contenutistico con sorprendente coerenza: il passaggio ad esempio dal bianco e nero della pellicola ormai vecchissima al colore delle immagini restaurate non viene percepito come un qualcosa da ammirare quanto piuttosto come la volontà di rendere contemporanei, tangibili il pensiero e le emozioni dei soldati.

Il documentario ben presto si trasforma in una sorta di flusso di coscienza di incredibile impatto emotivo: le speranze di giovani cittadini desiderosi di servire il proprio Paese si trasformano pian piano nella disperazione di chi è costretto ad esperire l’orrore del conflitto. Jackson evita di riportare in vita le immagini più disturbanti della Prima Guerra Mondiale perché il suo intento esplicito non è quello di scioccare lo spettatore, quanto invece quello di farlo partecipare emotivamente insieme ai giovani protagonisti.

They Shall Not Grow Old non ha bisogno di una voce narrante oppure di didascalie che ricostruiscano un quadro storico accurato. Sono le voci stesse dei soldati a scandire l’evolversi del conflitto, facendolo diventare un percorso umano prima che meramente storico. La forza principale dell’operazione consiste proprio in questo, nel portare il fatto storico a un livello di umanità tale da renderlo palpabile: nelle parole dolorose dei ragazzi, nei loro volti sorridenti nonostante la spossatezza e le barbarie di cui sono stati testimoni, Jackson riesce a trovare il calore di persone comuni, il loro spirito di sopravvivenza in un mondo che ha perso ogni parvenza di civiltà.

Eppure They Shall Not Grow Old riesce incredibilmente a rivelarsi un documentario che non drammatizza gli eventi, che rende partecipe ma non vittima. Questa è la grandezza di Peter Jackson: la sua visione per quanto buia e disperata non diventa mai fine a sé stessa, non perde di vista l’obiettivo primario che è quello di abbracciare la mente e il cuore del pubblico. Con la sua semplicità e l’umanità toccante dei suoi protagonisti, They Shall Not Grow Old ci riesce in pieno.

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