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THE DOC(MANHATTAN) IS IN – Power Rangers

THE DOC(MANHATTAN) IS IN – Power Rangers

Di DocManhattan

Haim Saban non sapeva cosa cavolo guardare in televisione: c’erano solo quei tizi strani vestiti di rosso, verde, rosa… Si trovava a Tokyo per lavoro e in TV al mattino davano solo serie tokusatsu, i telefilm con gli eroi giapponesi in tutina che picchiano mostri di gomma, gesticolando in modo eccessivo. Nato in Egitto e trasferitosi a dodici anni in Israele con la sua famiglia, Saban ha fatto il bassista per una rock band prima di firmare con l’amico Shuki Levy decine di sigle per serie TV e cartoni animati. Trasferitosi negli Stati Uniti, si è messo a fare il produttore e ha un enorme fiuto per gli affari. Quei telefilm per bambini con le squadre di eroi giapponesi lo affascinano, tanto che prova a portarsene dietro uno negli USA. È il 1985, e i Power Rangers sono ancora lontani.

Il primo tentativo di importare il colorato mondo dei Super Sentai, le serie tokusatsu con squadre di eroi distinguibili per codice colore (ma il rosso è quasi sempre il capo), porta infatti il nome di Bio-Man. Sembra un detersivo, e invece è il pilota di un progetto molto ambizioso: non una semplice traduzione libera, con tagli e aggiunte, come già avvenuto anni prima per serie anime come Gatchaman, ma una localizzazione totale, con una storia diversa e attori statunitensi in tutte le sequenze in cui i protagonisti non sono impegnati a sudare sotto quei caschi di plastica.

C’è però un problema: nessuno dei network a cui Saban mostra il pilota di Bio-Man sembra interessato alla faccenda. L’ibrido nato dalle scene aggiunte negli USA a quelle prese dal Super Sentai intitolato Choudenshi Bioman non piace a nessuno. Levy ricorda in un’intervista che Saban si è portato dietro la cassetta per alcuni anni, e in genere la risposta era sempre “Questa è la peggior roba che abbia mai visto”. Saban, però, non demorde.

Scivoliamo così fino all’inizio del nuovo decennio, quando il destino si presenta alla porta degli uffici della Saban Entertainment, la società di produzione fondata da Saban nell’88, nelle vesti di Margaret Loesch. Dal ’90 Margaret Loesch è a capo del nuovo canale Fox per ragazzi, Fox Kids, e sta cercando qualcosa di nuovo. Qualcosa, sono parole sue, che sia “avventuroso, divertente e un po’ scemo”. Quel vecchio pilota di Bio-Man, mai trasmesso in TV, era esattamente quello che cercava.

La manager a cui si deve tra le altre cose la serie animata degli X-Men, progetto da lei fortemente voluto, ingaggia battaglia con i vertici del network, che considerano quel tipo di esperimento troppo scadente e pure troppo violento per un canale per bambini. Ma neanche Loesch demorde.

I primi Power Ranger, con le tutine abbinate pure all’etnia.
Ma il Ranger Nero dice che è stato tutto un caso.

Il 28 agosto del ’93 va in onda negli USA la prima puntata di Mighty Morphin Power Rangers, frutto del metodo Bio-Man applicato a Kyōryū Sentai Zyuranger, la sedicesima serie giapponese del filone Super Sentai. Tutti e 50 gli episodi dell’originale nipponico vengono utilizzati per questa prima stagione di MMPR, così l’anno dopo, per metterne in cantiere una seconda, tocca attingere a una serie diversa, Gosei Sentai Dairanger. E tocca farlo in fretta, perché il fenomeno Power Rangers ha travolto come un’onda il pianeta, facendo impazzire i ragazzini e generando una macchina del merchandising spaventosa.

Il brand cambierà più volte mano nel corso degli anni, finendo in quelle di Disney, tornando a Saban, per poi approdare infine nel parco licenze del gigante del giocattolo Hasbro. Con Power Rangers Beast Morphers, in arrivo a febbraio, sono 26 le serie dei Power Rangers realizzate dal ’93 a oggi. Una all’anno, come la notte degli Oscar o il festival di Sanremo. In Giappone, invece, le serie Super Sentai hanno abbondantemente superato quota 40. Ma come sono nate? E che c’entra Spider-Man?

Tutto ha origine nel 1975. Shotaro Ishinomori, mangaka autore di Cyborg 009 e, per la TV, dei motociclisti mascherati dal look ispirato almeno in origine a quello delle locuste, i Kamen Rider, dà vita a Himitsu Sentai Gorenger. Cinque ranger (Go in giapponese vuol dire cinque, appunto), ciascuno con una tuta di colore diverso e con un suo veicolo, mandati da un’organizzazione creata dall’ONU e chiamata EAGLE a fermare un esercito di terroristi destrorsi guidati da un dittatore. Il tutto è chiaramente ispirato alla serie Gatchaman, ma manca ancora qualcosa che caratterizzerà anni dopo le serie dei Rangers, su entrambe le sponde del Pacifico. Manca il robottone gigante, il Megazord.

È solo con Battle Fever Robo, il robot samurai di Battle Fever J (la terza serie Super Sentai) che nasce e diventa presenza fissa nel filone il colosso – in seguito trasformabile e componibile – da tradurre in tonnellate di giocattoli su licenza. Battle Fever J nasce da una collaborazione tra la Marvel e la Toei che permette a ciascuna delle due di utilizzare alcuni personaggi dell’altra. Battle Fever J, con i suoi eroi chiamati Battle Japan, Battle France, Battle Cossack, Battle Kenya e Miss America, è quanto resta dell’idea iniziale di adattare alle dinamiche tokusatsu i fumetti degli Avengers.

Ma è solo il secondo progetto della partnership con Marvel; il primo era stato infatti, pochi mesi prima (1978), il telefilm giapponese di Spider-Man. Supaidaman – com’è noto su Internet in qualità di signore di meme e GIF animate meravigliosi – con il suo robot gigante trasformabile Leopardon. È stato proprio il successo di Leopardon a far travasare l’idea del robottone nelle serie Super Sentai, il che ci porta fino al primo Megazord ammirato dai bambini occidentali nel 1993.

Niente Supaidaman, niente Megazord con cui voi o i vostri fratelli minori avete scassato casa negli anni 90, immaginando che il gatto fosse Lord Zedd e la babysitter Rita Repulsa.

Dite sempre grazie all’Uomo-Ragno (giapponese e non), per tutto. Pure per il vaso della nonna scassato con un calcio volante da Ranger Verde.

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