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StreamWeek: Polar e il pauroso Black Kaiser

StreamWeek: Polar e il pauroso Black Kaiser

Di Michele Monteleone

Quella appena passata non è stata una settimana di quelle in cui faccio ogni giorno le ore piccole per stare appresso alle nuove uscite, ma ci ha comunque regalato qualche sorpresa, come la divertentissima doppia puntata documentario di Grand Tour o il sanguinosissimo Polar, e ancora Molly’s Game su Prime Video e una delle puntate più canoniche per il nuovo Star Trek: Discovery.

Direi di far aprire le danze alla programmazione di Netflix che ci regala, nostro malgrado, la visione dell’adattamento cinematografico del capolavoro animato di Mamuro OshiiGhost in the Shell. Purtroppo, se ancora siete all’oscuro del risultato filmico devo dirvi che non è niente di che, anzi. E vorrei dire in anticipo che non c’azzecca niente il fatto che abbiano usato la bella e bianca Johansson per ricoprire il ruolo di Motoko Kusanagi, non sono indignato e, anzi, la trovo una scelta abbastanza azzeccata. Il problema piuttosto risiede nell’incapacità di gestire i ritmi dilatati che aveva l’originale, voler semplificare la trama quando non si doveva e mancare completamente la grandezza visiva del lavoro di Oshii.

Come dicevo in testa all’articolo, Star Trek: Discovery ci regala una puntata dal gusto estremamente classico che pesca anche in un tema poco approfondito dalle precedenti serie e cioè quello religioso. Penso che se questa linea narrativa farà da ossatura alla stagione, potremmo trovarci davanti a un gran prodotto che finalmente riuscirà a far contenta sia la vecchia guardia dei fan più oltranzisti che i nuovi spettatori. Ah, naturalmente Pike è ogni puntata più perfetto, spero non abbandoni mai più la Discovery, anche se l’idea di un nuovo capitano per ogni stagione potrebbe essere molto carina.

Sempre sulla grande N rossa vi segnalo la nuova stagione di Ubreakable Kimmy Schmidt che non stento a credere che mi farebbe innervosire in poche battute, se solo la vedessi. Non vi giudico se vi piace la serie, è un problema mio, non vostro, ma dobbiamo lasciarci. Già ve lo avevo segnalato in precedenza, ma lo rifaccio ora che è approdato su Amazon Prime Video, Molly’s Game con Jessica Chastain Idris Elba. Scritto da uno dei migliori sceneggiatori viventi, Aaron Sorkin, è un film tratto dalla storia vera di una donna che ha, per anni, organizzato partite private di poker a cui partecipavano dalle star del cinema fino a mafiosi russi. Come tutti i film di Sorkin è costellato di meravigliosi botta e risposta che fanno muovere la trama a mille all’ora verso un imprevedibile finale.

Vi metto in una specie di cesto delle offerte immaginario, tre consigli che apprezzerete sicuramente: il primo, se avete Infinity, è di guardare Monsier Hulot e il caos del traffico i film di Jacques Tati fanno bene all’animo (sembro Marie Kondo quando lo dico, ma ve lo assicuro, è una roba zen). Sempre su Infinity potete passeggiare con Ethan Hawk Julie Delpy e innamorarvi di Prima del Tramonto grazie alla sceneggiatura/fiume di Richard Linklater (mi raccomando di recuperare Prima dell’alba, altrimenti non ci capirete molto). Ultimo consiglio del cestone, provate a spiegarmi perché mi piace Ballers, serie americana con protagonista Dwayne Johnson nei panni di un procuratore sportivo. Sono serio, non capisco perché, ma finisco per vederlo ogni anno dalla prima all’ultima puntata per poi scordarmelo un minuto dopo. Per me il mio fascino per la serie rimane un mistero.

Ogni settimana seleziono per voi tre visioni imprescindibili, non sono sempre i migliori usciti (anche perché se una settimana caricano Quarto Potere, non potrei mai dirvi che l’ennesima serie di supereroi con gli effetti visivi realizzati con paint, è meglio), ma sono sempre le serie o i film più attesi, chiacchierati, snobbati o anche solo criticati degli ultimi sette giorni. O semplicemente quelli che piacciono più a me.

The Grand Tour (Prime Video)

La serie è ricominciata la scorsa settimana, ma ho aspettato solo oggi per parlarvene perché sapevo che sarebbe arrivata la doppia puntata del viaggio. Tutti gli appassionati prima di Top Gear e poi di The grand Tour sanno di cosa sto parlando, per gli altri, una breve intro al lavoro di Jeremy, Hammond e May, i tre inglesi più fortunati della storia. Infatti i tre presentatori britannici hanno creato lo show di macchine più seguito al mondo e poi, una volta che Jeremy è stato cacciato dalla BBC per aver preso a pugni un produttore (true story), hanno replicato il loro successo con The Grand Tour. Le loro trasmissioni sul mondo automobilistico sono contraddistinte da un tagliente e caustico umorismo inglese e la spettacolarità della messa in scena che, solitamente rivaleggia con i migliori film action di sempre. Come faccio ogni volta che consiglio di vedere Grand Tour, avviso la gentile clientela che NON serve assolutamente essere appassionati di macchine per amare gli show di questi tre pazzi, anche perché, per capirci, nella doppia puntata di cui vi parlavo assisterete al viaggio di tre vecchietti inglesi per la Colombia, su tre improbabili 4×4, alla ricerca di quattro specie di animali tipici del sud america, per ritrovarvi poi a vedere nell’ordine: una macchina trasformata in un ponte, una jeep trasformata in un carrello elevatore, un ippopotamo in Colombia e del sesso uomo/asino. Se non vi è venuta voglia di provare a vedere puntata 2 e 3 di questa nuova stagione di The Grand Tour, siete morti dentro!

Polar (Netflix)

Ho appena scoperto che Polar è stato distrutto dalla critica di tutto il mondo, quindi vi avverto che, o sono l’ultimo uomo sano rimasto sulla Terra, o non dovreste proprio fidarvi di me. Anche perché a me Polar, l’action/comedy con protagonista il bellissimo e carismatico Mads Mikkelsen (penso che se lo incontrassi e mi ordinasse di uccidere tutta la mia famiglia io chiederei solamente “in che modo”), è piaciuto davvero tantissimo. Polar è un film volgare e rozzo e stupido e infinitamente appagante nella sua disarmante semplicità. Mikkelsen interpreta un assassino di professione che collabora con una grande agenzia che tiene sotto contratto svariati suoi colleghi, ma che sta cercando di falsificare il suo bilancio eliminando quelli che si stanno per pensionare al fine di rubargli i soldi del fondo pensione che tornerebbero alla società in caso di morte dell’assistito. Naturalmente cercare di uccidere il Black Kaiser, si rivelerà la scelta più stupida che potessero fare e il tutto finirà in un meraviglioso bagno di sangue. Prima di mettervi a guardare il film volevo avvertirvi di due cose importanti: è tratto da un fumetto edito in America per Dark Horse e, nel film, si vede il culo di Mads Mikkelsen che, a 53 anni ha ancora un fisico perfetto. La seconda avvertenza era necessaria ai deboli di cuore.

La corrispondenza (Netflix)

Direi che i re incontrastati nella categoria “rotture difficili”, sono Jeremy Irons Olga Kurylenko, protagonisti de La Corrispondenza di Giuseppe Tornatore. I due interpretano due amanti, lui un luminare di astrofisica e lei è una sua ex studentessa, che intrattengono una corrispondenza a senso unico. Il personaggio di Irons è morto, ma essendo cosciente di essere malato e di non avere ancora molto da vivere l’ha tenuto nascosto alla sua dolce metà e continua invece a far trovare tracce di lui al suo grande amore. Video e messaggi che dovrebbero far sì che il distacco da lui le sia più lieve. Il film parte con delle splendide premesse, ma si arena rapidamente. Sembra addirittura remarsi contro quando inizia a gettare i semi di un interessantissima sotto trama sul multiverso, e le plurime versioni di noi stessi che potrebbero convivere con noi, per poi confutarla in un attimo e senza nessun riguardo per chi, come me, sperava in un geniale colpo di coda nella trama. Una grande occasione persa per Tornatore, l’ingaggio più semplice della sua carriera per Irons che recita da seduto praticamente tutto il film.

E, come tutte le settimane, siamo arrivati all’ultima parte della rubrica dedicata a una chicca, a un contenuto che probabilmente vi siete persi nell’uragano di novità con cui veniamo bombardati.

Fyre (Netflix)

Fyre è un documentario su un festival/truffa organizzato su un’isola deserta delle Bahamas, un grande evento musicale di lusso in una location stupenda. Senza musica, senza lusso, senza location stupenda. Il Fyre Festival è una grandissima truffa e il documentario Netflix che la racconta è una delle robe più angoscianti e liberatorie di sempre. Infatti durante tutta la visione, proverete imbarazzo empatico per ogni singola mossa fatta da Billy, il promotore dell’iniziativa ora indagato per frode, ma alla fine riuscirete magicamente a ridimensionare tutti i vostri problemi, infatti non esiste al mondo che siate invischiati in qualcosa di peggio che aver venduto mille biglietti per un concerto per cui non avete la band, la location e i trasporti… a una settimana dall’inizio del tutto.

Alla prossima settimana, miei fedeli bingewatchers: se vi è piaciuto qualcuno dei consigli che vi ho dato, se volete segnalarmi qualcosa che mi sono perso o se volete suggerirmi qualcosa di cui discutere la prossima settimana, vi invito a commentare l’articolo. La vostra guida allo streaming compulsivo è sempre disponibile!

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