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27 gennaio 2019 • 17:38 • Scritto da Marlen Vazzoler

Honey Boy – Shia LaBeouf ‘Stavo cadendo a pezzi’ quando ho scritto il film

Shia LaBeouf parla della sua esperienza, nello scrivere la sceneggiatura di Honey Boy, accolto con una standing ovation al Sundance Film Festival
Shia LaBeouf
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La premiere mondiale di Honey Boy è stata accolta venerdì pomeriggio con una standing ovation al Sundance Film Festival. La sala dell’Eccles di Park City era esaurita.

Durante il Q&A che si è tenuto dopo la proiezione, sono saliti sul palco la regista Alma Har’el (Bombay Beach) e Noah Jupe che hanno introdotto il resto del cast: FKA Twigs, Byron Burton, Martin Starr e Shia LaBeouf che ha parlato di questo dramma auto-biografico:

“Prima di questo io e mio padre non ci siamo parlati per sei, sette anni. Stiamo parlando ora. Ho parlato con lui prima di venire qui”.

L’attore ha scritto Honey Boy come parte del suo programma di riabilitazione.

“Era in forma di script perché è così che riesco a leggere, che è una cosa strana”.

honey boy sundance

Dopo averlo concluso l’ha inviato ad Har’el con cui aveva lavorato insieme al suo secondo film da regista, il documentario LoveTrue, che LaBeouf ha finanziato ed è stato il produttore esecutivo.

“L’ho mandato ad Alma quasi per scherzo e lei mi ha risposto ‘È questo’. Stavamo cercando qualcosa da un po’. Sembrava perfetto. Non avrebbe richiesto molta recitazione o regia. Questo è quello che avevamo pensato, in teoria”.

Nel film LaBeouf interpreta sua padre mentre Jupe interpreta la star da bambino e Lucas Hedges la sua versione ventenne. Il film segue l’educazione disfunzionale dell’attore per mano del padre violento, con la quale ha dovuto fare i conti quando era giovane.

LaBeouf spiega:

“È stato un film molto difficile da realizzare perché non c’è un posto dove andare, ci sei solo dentro. C’era un sacco di cose in ballo perché è il suo primo film ad essere così vicino alla fiamma”.

Un membro del pubblico ha chiesto come la pellicola ha influenzato la sua riabilitazione:

“È strano feticizzare il tuo dolore e trarne un prodotto e sentirsi in colpa per questo. Mi sentivo molto egoista. Tutta questa faccenda si ha fatto sentire molto egoista. Non l’ho mai affrontato pensando ‘Oh, ho intenzione di aiutare le persone, cazzo’. Non era il mio obiettivo. Stavo cadendo a pezzi”.

Fonte THR

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