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04 gennaio 2019 • 16:15 • Scritto da Adriano Ercolani

Holmes & Watson, la recensione della commedia con Will Ferrell e John C. Reilly

Non si può certo dire che il film di Etan Cohen rimarrà nella storia del cinema comico-nonsense. Ma se si vuol passare una serata staccando la spina, potrebbe valer la pena gustarsi i duetti goliardici tra Ferrell e Reilly.
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Istruzioni per l’uso: per apprezzare questa parodia delle avventure del detective più famoso della storia bisogna prestarsi al gioco. Interamente, senza compromessi. Holmes & Watson non è costruito per stuzzicare l’intelligenza dello spettatore o solleticarne il gusto cinefilo. Il film diretto da Etan Cohen – che insieme a Will Ferrell ha già realizzato il successo Get Hard (Duri si diventa) – vuole semplicemente intrattenere, sbeffeggiando con goliardica leggerezza sia il mito del protagonista che il genere cinematografico stesso.

Il risultato complessivo è un prodotto di beata superficialità, scombussolato nella trama e nel dosaggio del ritmo eppure in fondo capace di intrattenere grazie ad alcune scene che alla fine divertono. Più di una sceneggiatura che è appena meglio organizzata di un canovaccio o di una regia visibilmente scarna a rendere lo spettacolo almeno decente sono i due protagonisti Will Ferrell e John C. Reilly, affiatati come sempre quando si tratta di abbracciare i toni della commedia ridanciana. Se il primo si rivela uno Sherlock Holmes assurdo e civettuolo, la vera anima del film è però il John Watson dell’altro, incredibilmente capace di risultare umano e al tempo stesso esplicitamente caricaturale. A completare un cast di attori che si è prestato giovialmente al gioco frivolo troviamo anche Rebecca Hall, Ralph Fiennes, Hugh Laurie, Steve Coogan, Kelly McDonald.

Holmes & Watson appare come un lungometraggio realizzato in fretta, forse anche troppa, al fine di arrivare nelle sale americane in tempo per racimolare qualcosa di redditizio nella battaglia degli incassi natalizi. L’operazione è riuscita a metà, mancando ad essa un impianto narrativo in grado di sostenerla o un’idea di messa in scena capace di renderla visivamente accattivante. Eppure da qualche parte, sparse lungo il film, escono fuori idee comiche efficaci, trovate vivaci, battute pungenti soprattutto quando sbeffeggiano la nostra contemporaneità. Non si può certo dire che il prodotto sfornato da Etan Cohen rimarrà nella storia del cinema comico-nonsense, tutt’altro. Ma se si vuol passare una serata staccando la spina, all’insegna dell’assurdità e del divertimento più leggero, potrebbe valer la pena gustarsi i duetti goliardici tra Ferrell e Reilly. Quelli sono sempre garanzia di risate.

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