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21 dicembre 2018 • 14:17 • Scritto da Adriano Ercolani

VICE: Dick Cheney secondo Adam McKay (e Christian Bale), la recensione

McKay mescola toni, idee, stili con una libertà creativa ammirevole, capace di creare un’energia cinematografica personale e allo stesso tempo intrattenere.
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La Sala Ovale della Casa Bianca è al buio, debolmente illuminata dalla luce che filtra attraverso una porta aperta. Sulla soglia la sagoma imponente di Christian Bale/Dick Cheney, anch’essa immersa nell’oscurità, scruta la stanza in silenzio. Pensa, architetta, oppure semplicemente sogna? Questo è il momento veramente rivelatorio di VICE – L’uomo nell’ombra, questa la sua anima più profonda, quella che si cela dietro la messa in scena scoppiettante che Adam McKay ha realizzato per il suo scatenato biopic.

In una filmografia spesso tesa a sbeffeggiare l’ipocrisia a il bigottismo dell’american way of life McKay ha probabilmente prodotto la sua “summa” con questa ricostruzione sfrontata e irruente della vicenda politica e personale del Vice Presidente di George W. Bush Jr. Come già accaduto in maniera encomiabile con La grande Scommessa, McKay mescola toni, idee, stili con una libertà creativa ammirevole, capace di creare un’energia cinematografica personale e allo stesso tempo intrattenere. In alcuni momenti VICE – L’uomo nell’ombra sembra un film realizzato dall’Oliver Stone dei tempi migliori ma con l’occhio venefico e sarcastico di Michael Moore, tanto per tentare di trovare paragoni. McKay picchia duro nella sua palese volontà di denuncia delle trame di Cheney ma non dimentica mai di essere anche un cineasta di ironia graffiante, spesso iconoclasta. Ecco allora che nel bel mezzo di una decisione fondamentale Dick e sua moglie Lynne si mettono a recitare Shakespeare (momento di genio assoluto) per render farsesca la forza emotiva del momento. VICE – L’uomo nell’ombra si rivela ben presto un fiume in piena, uno spettacolo variegato che colpisce lo spettatore quasi volesse stenderlo al tappeto. È senz’altro cinema di spada invece che fioretto, in alcuni momenti magari eccede anche e sbanda, ma ha sempre e comunque il coraggio di osare, mai si tira indietro nel racconto e nell’esposizione delle sue tesi. A rendere ancora più prezioso il lavoro di McKay contribuisce poi un cast di attori semplicemente formidabile, in cui tutti sono capaci di lavorare sul doppio binario del realismo e della satira macchiettistica con un’abilità impressionante. Più dell’imponente trasformazione fisica Christian Bale è infatti perfetto perché impersona un Dick Cheney pienamente credibile, anche se guardandolo si ha la costante e gioiosa sensazione che al tempo stesso l’attore stia anche sbeffeggiando il suo personaggio. Amy Adams è una Lynne Cheney perfetta, in molte scene anche più inquietante del marito. A supporto della coppia principale Sam Rockwell (George Bush Jr.), Steve Carell (Donald Rumsfeld) e Tyler Perry (Colin Powell) forniscono un contributo fondamentale. Nel film compaiono in parti più marginali o anche semplici cammeo anche Alison Pill, Eddie Marsan, Jesse Plemons, Shea Wingham, Bill Camp e una Naomi Watts (non accreditata) semplicemente da applausi.

Un consiglio sincero: provate a non divertirvi troppo guardando VICE – L’uomo nell’ombra. Provate a rimanere il più distanti possibile dalla messa in scena e i fatti da essa narrati. Meglio non lasciar fomentare l’indignazione o la rabbia. Perché alla fine arriverà la scena che ricorderà a tutti noi che Dick Cheney è stato (e probabilmente è ancora…) l’America. Il suo lato nell’ombra, quello che non vediamo e che pensa, architetta, magari sogna. E trasforma VICE – L’uomo nell’ombra in uno schiaffo doloroso per chiunque abbia permesso che tutto questo accadesse. Nessuno escluso.

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