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Spider-Man: Un nuovo universo – Ho visto il futuro e mi piace da matti

Spider-Man: Un nuovo universo – Ho visto il futuro e mi piace da matti

Di Roberto Recchioni

Sole sul tetto dei grattacieli in costruzione
sole che batte su Kingpin e lo Scorpione
e terra e polvere che tira vento e poi magari Prowler
Miles cammina che sembra un uomo
con le Nike di gomma dura
quindici anni e il cuore pieno di paura
Morale non devi aver paura mai di sbagliare un colpo da campione
non è mica da questi particolari che si giudica un supereroe
un eroe lo vedi dal coraggio
dall’altruismo e dalla fantasia
e chissà quanti ne hai visti e quanti ne vedrai
di Uomini Ragno tristi che non hanno vinto mai
ed hanno appeso le ragnatele a qualche tipo di muro
e adesso ridono dentro a un bar
e sono innamorati da dieci anni
con una donna che non vedon mai
chissà quanti ne hai veduti, chissà quanti ne vedrai
Miles capì fin dal primo momento
Peter Parker sembrava contento
e allora mise il cuore dentro alle scarpe
e saltò più veloce del vento
prese un camion che sembrava stregato
accanto al piede rimaneva incollato
entrò nel vortice, tirò senza guardare
e Octopus lo lasciò passare
ma Spider-Man non aver paura di tirare un colpo da campione
non è mica da questi particolari che si giudica un supereroe
un eroe lo vedi dal coraggio
dall’altruismo e dalla fantasia
il ragazzo si farà, anche se ha le spalle strette
questo altro anno giocherà con il costume di Spider-Man ’67

Spero che Francesco De Gregori possa perdonarmi, ma il fatto è che lo spirito della sua Leva Calcistica del ’68 è talmente aderente all’ultimo lungometraggio del nostro amabile Spider-Man di quartiere che proprio non ce l’ho fatta a trattenermi.
Comunque sia, ora che mi sono reso ridicolo, parliamo del film.

È bellissimo.

Il miglior film d’animazione del decennio (visto che Rapunzel è del 2010) e uno dei migliori film dell’anno in senso assoluto.
Fine. Basta. Tutti in sala a vederlo o rivederlo. E poi a raccontare a chiunque incontriamo quanto questa pellicola sia straordinaria, coraggiosa, innovativa, folle, deliziosa, semplice, complicatissima, perfetta per i ragazzini, indimenticabile per gli adulti, assolutamente spettacolare. E moderna. E classica. E…

Vabbè, ho capito, parliamone con ordine, ok?
Prima di tutto, che cos’è questo film?
Il primo lungometraggio d’animazione della Sony dedicato all’arrampicamuri creato da Stan Lee e Steve Ditko.
Quindi il protagonista è il buon vecchio Peter Parker, giusto?
Sì. Anzi, no.
Il protagonista è Miles Morales, un afro-americano/ispanico, che quando indossa il costume diventa lo Spider-Man dell’Universo Ultimate, introdotto sulla testata Ultimate Spider-Man e creato da Brian Michael Bendis e Sara Pichelli.
E che diavolo è questo “Universo Ultimate”?
Facciamola rapida: esiste un universo Marvel “canonico”, che è quello tradizionale che conosciamo più o meno tutti, e tanti universi Marvel alternativi che vivono nei fumetti (in collane separate dalla continuity ufficiale), nel cinema, nei serial televisivi, nei cartoni animati e nei videogiochi.
L’Universo Ultimate è uno di questi mondi alternativi.
In pochissime parole: allo scoccare dell’anno 2000, la Marvel ha voluto rilanciare le sue icone con un approccio più “fresco, moderno e cool”. È così nato l’Universo Ultimate, popolato dai personaggi classici ma reinventati: Ultimate Spider-Man, Ultimate X-Men, gli Ultimates (gli Avengers con un nome diverso) e vari altri. Per qualche anno questi personaggi hanno avuto un buon successo ma poi, come spesso capita agli universi “freschi, moderni e cool”, sono passati di moda come l’hula hoop e si sono estinti (letteralmente: hanno distrutto il loro mondo).
Tutti morti, tranne Miles Morales, forse la creazione più felice e coraggiosa dell’Universo Ultimates, che si è trasferito con armi, bagagli e ragnatele nel mondo classico della Casa delle Idee, la cosiddetta “Marvel 616”.
Siete confusi? Allora tenetevi forte perché la parte complicata deve ancora venire visto che Miles Morales non è il primo Ultimate Spider-Man ma il secondo. Prima di lui ce n’era un altro, che sotto la maschera era Peter Parker. Ultimate Peter Parker, ovviamente. Che però è morto.
Ed è da qui che prende avvio il film: con la morte di Peter Parker e il passaggio di testimone a Miles Morales, che non ha la più pallida idea di come essere Spider-Man. Chi gli insegnerà come si volteggia? Ma Spider-Man, ovviamente, quello di una dimensione parallela, ancora vivo (anche se decisamente fuori forma) e piombato nel mondo di Morales a causa di una macchina costruita da Kingpin. E, assieme a lui, arriveranno anche Spider-Man Noir (uno Spider-Man Hard Boiled, in bianco e nero), Spider-Gwen (la Spider-Woman di una dimensione parallela in cui è Gwen Stacy a ricevere i poteri del ragno radioattivo al posto di Peter), SP//dr (uno Spider-Mecha guidato da una ragazzina giapponese) e Spider-Ham (un maiale antropomorfo e parlante, dotato di tutti i poteri di Spider-Man più quelli dei Looney Tunes). Tutte queste… Spider-Persone se la dovranno vedere con un cast di cattivacci mica da ridere (tutti in versione alternativa rispetto a quelli che conosciamo dall’universo classico) e con una potenziale fine del mondo. Fine dei mondi, a dire il vero.

Vi assicuro: sembra più complicata di quello che è davvero, specie perché il film ha uno script cristallino che riesce a prendere tutto questo multiversico caos e a trasformarlo in una narrazione perfetta e compiuta, riuscita sotto tutti i punti di vista, che emoziona, che commuove, che fa ridere, che sorprende, che non confonde e non spaventa. Al massimo, spiazza, ma lo fa nella maniera giusta. E, fin qui, stiamo parlando solamente della storia.
Perché come poi questa storia ottima è raccontata è tutta un’altra faccenda.

Mettiamola così: prendete il linguaggio cinematografico tradizionale e quello in CG. Poi prendete il fumetto e l’animazione tradizionale. Poi prendete i videogiochi. E mescolate tutto quanto. Otterrete, Speed Racer. Ora innestateci dentro la storia perfetta di cui parlavamo sopra, velocizzate tutto quanto al punto da sfiorare le immagini subliminali, aggiungeteci una robustissima dose di musica elettronica e rap duro e puro, più le suggestione della pop art, Bill Sienkiewicz, Steve Ditko, John Romita, Glen Keane, Mike Allred, Akira, le Super Chicche, Samurai Jack, il meglio della street art, le bombolette spray, le cromature, i colori fluo e luci stroboscopiche. E sarete appena vicini a capire il tipo di approccio e grammatica visiva di questo Spider-Man: Un nuovo universo.


Sul serio, questo è il primo film del nuovo secolo. Il perfetto ibrido di tutti gli altri linguaggi. Un mash-up totale che sembra quasi troppo, ma che poi ti prende e ti rapisce, insegnandoti un linguaggio nuovo, una forma nuova, che fa apparire vecchie tutte le altre. Qualsiasi cosa vedrete dopo questo film vi sembrerà spenta, lenta e piatta.
Un capolavoro. Niente meno che un capolavoro che sarà una pietra di volta per tutto quello che verrà.
Questo film è il futuro. E forse, qualcuno, lo odierà per questo.
Perché la musica non è mai troppo alta, siamo noi che diventiamo troppo vecchi.

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