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Maria Regina di Scozia è Cinema pieno di momenti forti, la recensione

Maria Regina di Scozia è Cinema pieno di momenti forti, la recensione

Di Adriano Ercolani

L’esordio alla regia cinematografica dell’acclamata regista teatrale Josie Rourke è probabilmente il film più irruento dell’anno, un’opera difficile da contenere dentro i canoni del solo film in costume. L’adattamento della sanguinosa contesa per il trono d’Inghilterra tra Mary Stuart ed Elizabeth I diventa per la cineasta uno specchio perfetto per riflettere le e sulle contraddizioni del nostro tempo, in particolar modo sulla disparità tra uomo e donna.

Raccontando della protagonista e del suo diritto alla discendenza del regno britannico Maria Regina di Scozia mette in scena in maniera esplicita (forse anche troppo) il movimento del #MeToo, i soprusi della società maschile e maschilista sulla donna, l’omofobia e il radicalismo religioso dei nostri tempi. La Rourke in alcuni momenti non sembra neppure tentare di filtrare il discorso dietro la metafora, ed ecco che il suo lavoro in alcune scene diventa un ibrido stridente tra rigore della messa in scena (fatta di costumi magnifici e ambientazioni perfette) e una strizzata d’occhio furiosa alla nostra contemporaneità. Tale mescolanza di toni, idee e messaggi spesso sbanda, in alcuni casi straborda, ma alla fine viene efficacemente contenuto dentro una messa in scena comunque molto ispirata. La Rourke possiede un occhio non comune, pennella atmosfere lugubri e colori autunnali con enorme competenza visiva, tanto che il suo lungometraggio si sviluppa attraverso scene esteticamente potenti. La volontà di raccontante, quasi di urlare anche più del necessario porta a un disequilibrio che però a suo modo si fa ammirare, poiché mostra comunque un coraggio nell’esposizione che molti esordi alla regia non avrebbero avuto. Maria Regina di Scozia di certo non è un film in costume calligrafico, tanto “pulito” quanto inerme. Tutt’altro.
Dal punto di vista delle interpretazioni, Saoirse Ronan e Margot Robbie dipingono due modi quasi opposti dell’essere donna, e lo fanno in maniera sinceramente magistrale: fiera e orgogliosa la prima, insicura e fragile l’altra. Mary ed Elizabeth sono due psicologie che si compenetrano, sembrano svilupparsi una in funzione dell’altra, definiscono insieme una figura femminile lontanissima dagli stereotipi e umanissima nelle sue mancanze. La scena dell’incontro tra le due regine è un momento di cinema emozionante, vibrante. Volendo scegliere a tutti i costi una delle due interpretazioni, forse il ritratto femminile dilaniato e perfettibile di Margot Robbie alla fine rimane maggiormente nel cuore dello spettatore. Ma parliamo davvero di due prove d’attrice maiuscole, incredibilmente ignorate dalle candidature ai Golden Globe e speriamo presto risarcite da quelle per gli Oscar.

Maria Regina di Scozia è un dramma in costume problematico, ipnotico, addirittura eccessivo. È cinema pieno di momenti forti, che osa invece di trattenersi, e quando sbaglia lo fa per eccesso di idee e di vigore nel metterle in scena. Volendo trovare un referente, vicino alla Rourke, alla maniera di Julie Taymor, altra regista di origine teatrale i cui lungometraggi molto spesso straripano. Ma ben vengano prodotti coraggiosi e sfrontati cime questo, soprattutto se a supportali è l’arte recitativa di due attrici come Saoirse Ronan e Margot Robbie. Loro non possono davvero essere messe in discussione…

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