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06 dicembre 2018 • 12:15 • Scritto da Redazione SW

Jason Reitman parla di The Front Runner: sarà corsa agli Oscar?

Abbiamo incontrato Jason Reitman, l’acclamato regista di Juno e Tra le nuvole, e abbiamo parlato con lui della sua ultima fatica, The Front Runner: Il Vizio del Potere.
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Di Sonia Serafini

Jason Reitman, l’acclamato regista di Juno e Tra le nuvole potrebbe essere fra i candidati della notte degli Oscar con The Front Runner: Il Vizio del Potere, il suo nuovo film che vede protagonista Hugh Jackman nei panni di Gary Hart, il politico protagonista di un maxi scandalo negli anni ’80 che pregiudicò la sua carriera.
Il regista ha presentato la pellicola in apertura al recente Festival di Torino ricevendo numerosi consensi. Potrebbe essere un papabile candidato all’ambita statuetta?
Durante l’incontro con la stampa Reitman sempre affabile, gentile e disponibile, si è lanciato anche in una forte critica al Presidente Trump.

Perché questo film proprio in questo delicato periodo storico?

In realtà il film è stato scritto, in collaborazione con Matt Bai (corrispondente del New York Times), e Jay Carson (addetto stampa di Hilary Clinton), quando c’era ancora Obama Presidente.
Mano a mano che la lavorazione del film è andata avanti ci sono state le elezioni, è nato il movimento del #MeToo, il mondo in qualche modo è cambiato sotto i piedi di Gary Hart ma anche sotto quello di tutti noi perché è la realtà di cui facciamo parte, ci siamo resi conto di come le cose stiano cambiando, vi basti pensare che quando abbiamo scritto il film pensavamo potesse risultare ironico.

Secondo Lei si può imparare da questi errori? Com’è il clima negli Stati Uniti?

È un momento molto difficile, nel mio paese sia la sinistra che la destra tendono ad essere sempre più estremiste, e la casa bianca reputa i giornalisti come nemici, quello che posso dire è che ogni mattina quando apro la app delle notizie quelle dedicata alla politica sono proprio accanto a quelle di gossip con la stessa rilevanza e la stessa firma, è come se le due cose fossero la stessa cosa. Il giornalismo non si differenzia più, di certo tutto ciò è dovuto dalla domanda da parte del pubblico di soddisfare queste curiosità, io stesso ne sono affascinato, però il valore è diverso e bisognerebbe saperlo distinguere. L’epoca del film è quando il giornalismo politico e quello da tabloid hanno iniziato a coincidere, come l’inizio delle tv satellitari con il giornalismo televisivo.

Sa che abbiamo avuto, se vogliamo un caso analogo con Silvio Berlusconi, ne è a conoscenza?

Questo è un momento delicato per parlare di queste cose ora che abbiamo il presidente più indecente che la storia abbia mai conosciuto, Trump varca il confine ogni ora non c’è bisogno neanche di chiedersi come ne quando.
Mentre Gary Hart è stato un senatore che aveva tutte qualità per diventare presidente, era carismatico, dotato di un’intelligenza fine e brillante, era un essere umano e come tale ha commesso degli errori, ma in che modo questi errori sono diventati elemento per renderlo inaccettabile? Dove finisce il confine fra la vita pubblica e quella privata?
Non conosco nel dettaglio le vicende legate a Berlusconi ma tutti abbiamo letto delle sue feste con giovani donne, in quel caso aggravato dalla sua posizione, come proprietario di aziende di informazione, si fa fatica a districare la matassa fra interessi privati e esercizio pubblico.
Magari riuscendo a scindere questi due aspetti si potranno evitare certi errori come quello che è accaduto a Hart.

Ci parli del personaggio di Donna Rice.

Quando ho detto che avrei fatto un film su Gary Hart, la gente mi rispondeva subito “Chi quello dello scandalo” e mi chiedevano della “bionda”, ovvero di Donna. Nessuno parla di lei come un essere umano la sua immagine è rimasta legata a quella vicenda. Raccontando questa storia ho voluto renderla umana, c’è una differenza di genere importante da valutare, il peso di uno scandalo del genere pesa di più sulle spalle di una donna, come per la moglie di Hart, vale per lei come la moglie. È una questione che mi sta molto a cuore, ho una produttrice con la quale ho fatto tutti i miei film e lo scambio di idee e, il continuo confrontarci, mi ha aiutato a mettere a fuoco questa disuguaglianza. Il ruolo di una donna in una redazione di un giornale è diverso rispetto a quello di un uomo, Donna Rise era una giovane donna ha cui hanno strappato via la vita in un momento in cui non c’era ragione di farlo, si è trovata in questa tempesta che ha rischiato di farla annegare del tutto, ho un profondo rispetto per lei.

Ha pensato subito a Hugh Jackman per il ruolo?

Si, ho subito pensato a lui perché lo trovavo perfetto per il ruolo, al di là della somiglianza con Gary, Hugh è una grandissima star del cinema, ammiro moltissimo la sua carriera e trovo sia un’artista con un’etica professionale spiccata e onestà interiore che emerge in tutti i ruoli che interpreta. Ha una dote speciale, quella di riuscire ad uscire dallo schermo, afferrare lo spettatore e portarlo nel film, volevo che fosse lui a rappresentare Gary Hart, un personaggio così enigmatico, volevo che emergesse la sua dote senza tralasciare questo aspetto della personalità del protagonista e lo ha fatto, ci è riuscito.

Gary Hart ha visto il film?

Abbiamo parlato dell’idea del film a tutte le persone coinvolte e poi lo glielo abbiamo mostrato come prima cosa, per essere più onesti possibili, la prima reazione di Gary è stata: “parlo davvero così?” E la moglie ha risposto: “si tesoro, parli davvero così.

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